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(ASI) Perugia – Non si placa l’allarme lavoro per coloro che vengono ormai definiti come gli “esodati delle rinnovabili”. Duecentomila addetti in tutta Italia, di cui alcune centinaia anche nella provincia di Perugia, operanti nel settore (fotovoltaico, biomasse, solare termico, pompe di calore e geotermia). La causa è da ricercarsi nel decreto legislativo numero 28 del 2011, in vigore dal primo agosto 2013, rischiano di cessare la propria attività.La norma, infatti, che recepisce una direttiva europea e ha lo scopo di incentivare l’uso delle energie rinnovabili, non riconosce ai responsabili tecnici delle imprese impiantistiche l’abilitazione oggi, invece, riconosciuta dalla legge 37 del 2008. A denunciare il problema è, ancora una volta, Confartigianato Impianti Perugia con il suo responsabile provinciale Giuseppe Mariucci. "Se questa situazione non verrà superata – spiega Mariucci -, 80mila aziende verranno escluse dal mercato, impedendo così loro di svolgere il proprio lavoro. In questo modo si va a ledere il principio stesso di libera concorrenza. Occorre che venga predisposto con urgenza un provvedimento ad hoc. In mancanza di ciò, si determinerebbe una gravissima disparità di trattamento a danno di attività economiche perfettame. Il decreto in questione stabilisce, quale requisito per poter effettuare interventi di installazione nel settore delle rinnovabili, percorsi di qualificazione professionale per i responsabili tecnici delle aziende, siano essi titolari o dipendenti. Ma, mentre per i laureati e i diplomati agli istituti tecnici la legge non prevede obblighi di formazione e per i diplomati di scuola professionale impone un corso di 80 ore, per i numerosi titolari e dipendenti in possesso del solo titolo di studio della scuola dell’obbligo, anche se con un’esperienza di anni di lavoro, il decreto non prevede nessun riconoscimento delle competenze acquisite e nega anche la possibilità di svolgere corsi di aggiornamento professionale.

“Chiediamo - afferma ancora Mariucci – che il decreto legislativo 28/11, una disposizione assurda che nega agli impiantisti il diritto di lavorare e che finisce, così, per creare una nuova categoria di esodati, venga definitivamente cambiato. Soprattutto nell’attuale momento di crisi, una norma come questa si abbatte come una mannaia sulle imprese e sui lavoratori. Tutto il contrario di quanto servirebbe sia per favorire l’occupazione sia per contribuire a sviluppare il settore delle energie rinnovabili”.

Redazione Agenzia Stampa Italia

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