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(ASI) A volte rimango basito quando apprendo determinate notizie. Sono talmente assurde che non dovrebbero nemmeno costituire un trafiletto di giornale. Ed invece, esse imperversano con titoloni giganti. Addirittura, come locandina per edicole. Il tutto fa riflettere veramente, sul rapporto distorto che la gente ha con la realtà, con la scala di valori e di problemi reali ed immaginari. Andiamo con ordine.

Loreggia, provincia di Padova. Don Leone Cecchetto, parroco del paesino padovano, esprimerà una preghiera all’interno della funzione religiosa di domenica 28 aprile, per Benito Mussolini, nell’anniversario della sua morte. Non sarà una messa in onore del Duce, ma il suo nome apparirà tra quelli dei defunti da ricordare il 28 aprile. Ciò sarebbe stato chiesto al parroco da un operaio, un parrocchiano che vorrebbe solamente una preghiera per il Duce nel giorno della sua morte. Apriti cielo.

Secondo alcune persone, ciò sarebbe una cosa orribile, da inorridire. Impensabile, dedicare anche solo una preghiera al feroce dittatore. E il parroco? Sarebbe matto solo a pensare di ordire una preghiera per Benito Mussolini. Difatti, sono corsi subito ad intervistarlo. Provate solamente a digitare su google, e troverete un’infinità di giornali che riportano le dichiarazioni, normalissime, del parroco di Loreggia.

Lo stupore quindi non sarebbe l’idiozia di fondo di questo polverone mediatico, ma è relativo a Don Cecchetto, che avrebbe accettato, rifiutando ogni polemica!

Ogni tanto, qualche parroco ci insegna ancora che in Italia, il cristianesimo è presente da 2000 anni, ma non è penetrato a fondo nelle coscienze. E questo ne è l’esempio lampante. Una messa, o semplicemente una preghiera, di fronte a Dio, non si può rifiutare a nessuno. Si chiami Stalin, Hitler, Pol Pot, mostro di Firenze, Bocassa, Pinochet e chi più ne ha, più ne metta. Don Cecchetto ha fatto il suo dovere di parroco, affermando che di fronte a Dio, siamo tutti uguali. E queste vicende insegnano non soltanto che la gente affermi ogni qualvolta la sua pochezza, ma anche lo squallore mediatico montato circa una vicenda talmente banale che non meriterebbe un rigo.

Per la cronaca, sin da quando ero piccolissimo, arrivando alla "svolta di Fiuggi" ho visto tutti gli anni, ad aprile, i muri del centro della mia città tappezzati da manifesti (leggasi bene) della Federazione del MSI, in occasione dell'anniversario della morte di S.E. Benito Mussolini. Essi invitavano la popolazione a partecipare alla Messa di suffragio che si teneva (la domenica più vicina al 28 aprile, di solito alle ore 11,00) nella Chiesa degli Eremitani. Nessuno si scandalizzava, né s’indignava, né protestava (nemmeno il disciolto PCI). Quindi, o la società civile è morta, o qualcuno sa abilmente utilizzare i mezzi d’informazione per distrarre dai problemi reali.

Un altro caso di questi giorni è quello dell’Ispettore Derrick. Il noto personaggio televisivo era interpretato dall’attore tedesco Horst Tappert. Questi, secondo un’indagine del sociologo tedesco Joerg Becker, sarebbe stato un membro delle Waffen SS, quando aveva l’età di vent’anni circa. Dapprima soldato granatiere, poi sarebbe divenuto un membro attivo delle SS. Cosa ci sarebbe di strano, si chiederà il grande pubblico. Basta leggere l’articolo della redazione on line del Corriere della Sera, il quale parla di “macchia del suo passato”, “segreto inconfessabile”, “silenzio sulla scena”. Quindi, secondo la redazione del Corriere, Tappert, seppur attore incommensurabile, sarebbe stato divorato da un segreto tremendo, tenuto nascosto sino alla morte. Una macchia spaventosa, inaccettabile.  Esiste un minimo di ragionamento storico dietro questa tesi? Non penso. Riflettiamo assieme.

Tappert è stato un membro dell’esercito nazista, ossia la Wehrmacht, e poi delle SS. Considerando che la Germania ha combattuto fino all’ultimo uomo, sino all’otto maggio del 1945, perdendo più di 20 milioni di persone sul campo, non capisco dove sia la stranezza. Oltretutto, in Germania la resistenza è stato un fenomeno di pochissimo rilievo, e questo è accertato a livello storiografico. Il regime nazista godeva di un certo consenso, soprattutto nei giovani sino al 1943, e non stupirebbe di certo apprendere che Tappert volesse indossare la divisa delle Waffen SS, un corpo d’élite. Negare che la Germania nazista avesse al suo massimo apogeo, consenso popolare, costituirebbe falsità storica. E questo valga per l’Italia Fascista e la Russia di Stalin. Eppure, desta sempre scandalo e stupore quando si scopre che questo o quel personaggio “è stato fascista o nazista”. Stupori e scandali preparati a puntino, per chi non ha un minimo di coscienza. Per l’appunto, l’articolo originale, in lingua tedesca, sul cosiddetto scoop offerto dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, è molto ma molto meno fazioso del Corriere della Sera (http://www.faz.net/aktuell/feuilleton/medien/derricks-vorgeschichte-horst-tappert-war-bei-der-waffen-ss-12162290.html).

Sarebbe molto meglio parlare dei problemi reali, operatori dell’informazione. E non dei morti che non possono né parlare, né difendersi.

 

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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