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(ASI)Esteri. Lettere in Redazione - Meno si parla di un paese in guerra, più è necessaria una maggiore vigilanza. Cosa succede, allora, ad Aleppo? Una tregua? Una Pace? Niente affatto. Nelle zone cristiane, la minaccia continua a pesare fortemente. I cecchini di stanza sulla "collina della Vergine", anche chiamato quartiere di Sheikh el-Maksoud, non abbassano la guardia.

L'esercito arabo siriano avrebbe ripreso più di un terzo della collina, ma non ha potuto evitare i furti dalle proprietà private da parte dei ribelli delle ASL e Forsat Al-Nosra (il movimento vassallo di Al-Qaeda) che li hanno poi venduti a buon mercato alle bande di ladri che a loro volta rivendono al "Souk al-haramiyyeh" (souk dei ladri) .

Così per le auto rubate, che vengono subito portate nelle città di Afrin e Azaz situate a 30 km da Aleppo, o meglio sono esportate in Turchia.

I rapimenti continuano; un commerciante cristiano J. Malek ha potuto essere rilasciato a fronte di un grande riscatto, mentre la voce circa i due sacerdoti rapiti diverse settimane fa, è molto preoccupante. Sarebbero stati ammazzati?

Si dice che l'esercito arabo siriano aprirà da qui a pochi giorni l'aeroporto di Aleppo. Il recupero di Sfireh e delle periferie di Aleppo Est, gli permetterebbe un ritorno in questa zona.

Sembra sia in corso l’attuazione dell'assedio della città di Aleppo, da parte dell'esercito arabo siriano, soprattutto della città vecchia dove sono concentrate le bande di miliziani con le loro armi.

Il nostro quotidiano è po’ migliorato. Benchè i cristiani seppelliscano sempre i loro morti in un terreno temporaneo, offerto dal governatore e situato vicino al convento delle carmelitane (i ribelli controllano i cimiteri cristiani), ora riceviamo elettricità sei ore il giorno e l'acqua viene erogata per tre ore al giorno.

Grazie ad una iniziativa dei Padri Gesuiti e con il patrocinio della città di Aleppo, molti movimenti laici, scout, la Mezzaluna rossa, l’unione degli studenti (al-chabibet Thawrat) e altri volontari si mobilitano per la pulizia della città allo scopo di rimuovere tonnellate di rifiuti ivi accatastati. Senza questo lavoro, le epidemie minacciano, soprattutto con l'avvicinarsi dell'estate.

Un altro segno che può essere percepito in modo positivo sta nel fatto che molti profughi partiti per Turchia, Libano e Giordania, cercano di tornare indietro per scappare dagli scandali che hanno dovuto subire nel paese ospitante: ragazze vendute per matrimoni forzati , trattamenti inumani, la mancanza di cibo e di medicine.

L'economia siriana è ancora una economia di guerra. Il dollaro supera £ 123 siriane, mentre l'euro è al cambio di 155 lire siriane. Il grammo di oro ha raggiunto £ 5200.

Con questa "molto relativa calma," cominciamo a vedere quali potrebbero essere i problemi del dopoguerra. Come fare senza tribunale , senza registri personali e di negozi, senza documentazione di pensione, con centinaia di migliaia di bambini che hanno perso la scuola? Ma dalla guerra non siamo ancora fuori. Bombe e cecchini continuano. Gli universitari non vanno più all'Università a causa di questi.

Accaniti fin dall'inizio del confronto, i ribelli non sanno più come distruggere la Siria: hanno trovato una nuova arma, la droga che danno ai giovani. Addirittura avrebbero diffuso un prodotto eccitante che dà allucinazioni ai suoi consumatori per incoraggiarli ad aderire al movimento di "ribellione".

Infine, vorremmo poter dispensare il lettore da questo rosario di disgrazie di cui soffre il nostro paese e la sua società, ma ahimè, possiamo ancora aggiungere l'immissione sul mercato di prodotti alimentari intossicati di origine turca: diversi decessi sono stati

riportati a causa del consumo di olio di arachidi, di araq o di latte in polvere contraffatto, venduto con il nome di "Nestle".

E come in ogni guerra, il traffico di organi diventa un fatto banale.

Speriamo che il prossimo scritto dia conto di un miglioramento più significativo. Nel frattempo, abbiamo ancora bisogno del vostro sostegno .

 

Le Veilleur de Ninive

http://www.leveilleurdeninive.com/2013/04/malgre-le-silence-media-alep-est.html

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1364

 

SIRIA: JDAYET AL FADL, OPPOSTE VERSIONI SU UN “MASSACRO”

22 aprile 2013

Domenica 21 aprile, alla vigilia dell’incontro a Bruxelles nel quale i ministri degli Esteri dell’Ue discutevano di Siria, i Comitati di coordinamento locale siriani e l’Osservatorio siriano dei diritti umani da Londra, organi d’informazione dell’opposizione armata, denunciano con tempismo: a Jdayet al Fadl, vicino a Damasco, ci sarebbe stato un bombardamento, ma poi centinaia di persone sarebbero state giustiziate, in maggioranza civili, con donne e bambini Il Messaggero cita gli Lcc, i comitati locali anti-regime, che precisano di temere rastrellamenti e denunciano che molti corpi sono stati dati alle fiamme. Il Tg Com 24 che aggiunge: “gli osservatori hanno confermato”, ma chi sono gli osservatori? Il Tg Com 24 lo precisa poi: il famoso Osservatorio siriano per i diritti umani, da Londra! Per l’Ansa: “112 persone uccise sono state individuate ma finora sono stati ritrovati più di 500 corpi”. Per la Reuters, a seconda delle fonti le cifre variano da 109 a 500 (la cifra più alta è fornita dall’organizzazione di “attivisti” Sawasiah che avrebbe intervistato i residenti. Secondo gli “attivisti”, i civili sarebbero stati uccisi perché solidarizzavano con i rifugiati da altre aree e con la resistenza armata.

Ma quali riscontri ci sono di questa versione? Oltre alla grande confusione sui numeri dei morti e sulla dinamica, quali prove vengono date? Da un giro in rete, i video forniti non provano nulla sulle circostanze, sui colpevoli e sullo status o l’età delle persone uccise. Che sembrano essere tutti uomini e giovani. Non saranno piuttosto dei combattenti, uccisi in questa sanguinosa guerra? Il numero dei cadaveri mostrati, poi, è molto inferiore alle cifre fornite.

E la versione opposta degli eventi, che nessuno ascolta? Quella fornita dalla tivù siriana (https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=k3YGN-jgGRk#!) mostra la popolazione del quartiere che sta riprendendo possesso delle case dopo l’arrivo dei soldati, che camminano nelle strade applauditi, con testimoni che raccontano dell’occupazione da parte di gruppi armati, che li avevano costretti a fuggire. Si vedono i corpi degli armati, legati a Jabhat al-Nusra; viene ridimensionato il numero degli uccisi (60-70) e il militare spiega che hanno cercato di portarli fuori dalla zona abitata per non mettere a rischio la vita degli abitanti ancora lì; si vedono le fosse comuni fatte dai "ribelli"; quelli intervistati verso la fine sono invece alcuni civili rapiti dalle bande e liberati dall'esercito.

Insomma, tutta un'altra storia. Padroni di non crederla, ma andrebbe riferita, insieme alle altre.

Un siriano la cui sorella abita in un quartiere adiacente, Yosef Al-Azmah, riferisce appunto che là si erano rifugiati diversi abitanti di Jdayet al-Fadl, tornati poi a casa dopo gli scontri e la “ripulitura” del quartiere da parte dell’esercito nazionale.

La Redazione di Sibialiria

 

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