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(ASI)E' pur vero, Silvio Berlusconi ha smentito se stesso varie volte, con il suo "scendo - non scendo" in campo. Ora, sembra chiaro, sarà candidato premier per la sesta volta. Mario Monti ha fatto esattamente lo stesso. Conteso e strattonato da più parti, ha dapprima dichiarato di non comprendere "tanto interesse per una persona anziana", per poi esser "molto indeciso", e "non disponibile alla candidatura". Uomini potenti, quali nuovamente Silvio Berlusconi e Massimo D'Almema hanno intimato il professore a non candidarsi. Il "Legion d'Onore" ha stigmatizzato come "moralmente discutibile", la scelta di una possibile discesa nel ring della politica. Intimazioni giuste, poiché Monti non sarà più protetto dal Quirinale, ossia da quel Giorgio Napolitano che lo ha posto a capo del Governo. Tuttavia, se riflettiamo, l'illegittimità di Monti è sempre stata la stessa, sia dalla sua nascita, sia dalla sua fine convulsa.

 

Il governo dei tecnici non è nato in Parlamento. O meglio, non ha avuto luce con una consultazione popolare quale le elezioni politiche, essendo nato "da volontà quirinalizia". E così è stato pure per la sua fine, del tutto assurda. E' bastato che il presidente del consiglio annunziasse di dimettersi, avendo tra l'altro appena incassato la fiducia sulla Legge di Stabilità (e quindi nessun voto palese di sfiducia), perché il presidente della Repubblica sciogliesse anticipatamente le camere (dopo una fulminea consultazione). Non è certo il metodo e il percorso logico che Monti avrebbe dovuto seguire. Il Capo dello Stato, apprese le dimissioni del presidente del Consiglio, avrebbe dovuto rinviare alle camere il dibattito politico di assunzione di responsabilità, e poi, si sarebbe dovuti andare alla cosiddetta "conta", misurando con un voto l'esistenza o meno della maggioranza. Ed invece, sia per la nascita, che per la morte del "governo dei tecnici" si è seguita la soluzione extra - parlamentare. Con l'impotenza assoluta e la complicità dei partiti di Governo.

Dopo l'indecisione iniziale, anche Monti quindi sceglie di misurarsi nel campo politico italiano, invece di ritirarsi (per sempre) come dovrebbe. Ci vuol propinare la sua "agenda", avendo come mantra insostituibile il "abbiamo salvato l'Italia", creazione del tutto fasulla e basata sulla più grande delle menzogne. Vuol farci credere che le riforme del suo staff siano state positive e necessarie, quando sappiamo tutti che hanno rappresentato un emerito disastro. Un piccolo ripassino? Facciamolo assieme.

Partiamo con gli esodati, 120mila persone da "salvare", per una spesa di oltre nove miliardi di euro. Errore "tecnico" di Madame "Choosy" Fornero. Lei, tuttavia, non è "choosy", così come i membri della sua famiglia. Andiamo avanti con le due riforme, pensionati e lavoro. La prima è stata fatta per "far tacere i mercati" (quindi passibile di indagine giudiziaria. Se non è eversione questa...), la seconda per favorire l'inserimento dei giovani del mondo del lavoro. Peccato che l'utilizzo spregiudicato ed improprio dell'apprendistato abbia precarizzato ancor di più coloro che cercano un'occupazione. Le imprese ricorrono sempre meno a questo tipo di contratto, sia per quanto concerne i minorenni, che per la maggiore età. Gi altri, stanno alla porta, e la disoccupazione giovanile ha toccato il 36,5%, triste primato, con terzo piazzamento dopo Grecia e Spagna.

Il gran tour dell'orrore può procedere con il debito pubblico, aumentato di 8,75 miliardi rispetto al 2011. Smentita così anche una delle tesi fondative dell'"Agenda", ossia che lo spread (l'italico incubo dai cui il salvatore ci ha "liberato") e il debito pubblico non sia in correlazione.

I tagli all'Istruzione (scuole ed atenei) sono parte fondante della distruzione in corso. Non c'è menzione nella super - agenda del taglio di 300 milioni di euro nella legge di stabilità (l'ultimo atto) che manderà in stato di default 20 atenei dal 2013. Si parla di merito, ma non si ha nemmeno la certezza che verranno pagati stipendi, straordinari e "capitale umano".

A completare il grande flop tecnocratico tasse come IMU o Tares , precari e alcuna mancanza di visione in politica estera. Tuttavia Monti ha stabile relazioni internazionali fluenti, non ha bisogno di altri... "amici".

Nessuna persona di buon conto può pensare di votare una simile mostruosità. Un anno di Monti è stato un incubo, cinque anni possono solo essere uno scherzo di qualche buontempone.

 

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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