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Intervista Esclusiva con Sua Eccellenza Ali Akbar Naseri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede

(ASI) Sua Eccellenza Ali Akbar Naseri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede, ha concesso ad Agenzia Stampa Italia un’intervista “di congedo”, alla vigilia della scadenza del suo mandato, iniziato nell’ottobre 2009. Cordialità e schiettezza hanno segnato anche stavolta il dialogo con questo affascinante esponente politico, nonché teologo e religioso, della Repubblica Islamica dell’Iran.

 Il nostro saluto di commiato è avvenuto nella speranza che vi sia modo, in futuro, di poterlo rincontrare, pur in un’altra veste rispetto a quella di Ambasciatore.


C’è chi sostiene che dal Vaticano trapela la possibilità che Benedetto XVI rassegni le dimissioni. Quali sono i vostri rapporti con l'attuale Pontefice e un eventuale successore su quali temi, a vostro parere, dovrebbe mostrarsi più conciliabile.

Riguardo alle possibili dimissioni del Papa io personalmente non sono al corrente di notizie in merito, comunque noi abbiamo dei buoni rapporti con il pontefice; nell’incontro di commiato che ho avuto con lui, Sua Santità ha espresso il proprio dispiacere per la mia partenza, la stessa cosa ha ribadito il Cardinal Bertone (segretario di Stato vaticano, ndr); sono stati entrambi molto gentili ed hanno espresso la speranza che la Repubblica islamica dell’Iran scelga un nuovo Ambasciatore simile a me. Noi abbiamo relazioni molto buone e cordiali con il Vaticano. Riguardo alle questioni internazionali e più specificatamente legate alla nostra regione, il Papa ha preso delle buone posizioni. Per quanto riguarda i governi che vogliono dominare il mondo, auspichiamo tuttavia che prenda delle posizioni più forti sul tema della politica dei due pesi e delle due misure.

Cristianesimo ed Islam sono le due maggiori religioni al mondo, eppure da più fronti ci si muove affinché le due parti arrivino allo scontro generando nuove guerre di religione. Chi c'è, a vostro parere, dietro questa situazione e a chi giova mettere miliardi di
persone le une contro le altre anziché farle vivere pacificamente pur tra varie differenze?

Come avete sottolineato, Islam e Cristianesimo sono le due religioni con più seguaci e la collaborazione tra queste aiuta e promuove la giustizia e la pace nel mondo. Purtroppo ci sono alcuni che non vogliono questa collaborazione; è il sionismo internazionale che vuole dividere queste due comunità. Ci sono poi quelli interessati agli scontri tra i popoli per perseguire fini propri, come dice il proverbio “divide et impera”. Ma noi, sulla base della politica della Repubblica islamica, promuoviamo l’unione e la collaborazione tra i seguaci delle religioni abramiche e fra la comunità internazionale; crediamo che questo sia il da farsi per la pace mondiale.

Il prossimo 23 maggio rappresentanti dei 5 membri permanenti dell'Onu (Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia) più la Germania si incontreranno, a Baghdad, con esponenti dell'Iran per discutere delle vostre attività nucleari. E' prevedibile che i rappresentanti dell'Onu porranno la questione della base militare di Parchin (vicino Teheran), laddove un satellite dell'Istituto delle Scienze e della Sicurezza Internazionale avrebbe individuato una fabbricazione segreta di armi atomiche tenuta nascosta agli osservatori dell’Aiea. Qual è la posizione dell’Iran riguardo quest'accusa?

Noi tante volte abbiamo ripetuto che la nostra attività nucleare ha finalità pacifiche, e tutte le nostre attività sono sotto la supervisione dell’Agenzia in quanto membri dell’Aiea; la nostra attività è pacifica e non abbiamo altri fini. Per la nostra religione usare armi nucleari è un peccato; l’ha ribadito ufficialmente anche Khamenei, guida suprema della Repubblica Islamica: noi siamo per il disarmo mondiale. Durante la guerra impostaci contro l’Iraq e durata 8 anni (1980-1988, ndr), malgrado siano state utilizzate armi chimiche contro la nostra popolazione e migliaia di iraniani sono stati bombardati con queste armi, noi non abbiamo usato lo stesso tipo di armi. Per noi l’assassinio degli innocenti è una cosa immorale e contro il nostro credo religioso.

Noi in Iran non stiamo testando in nessun luogo armi nucleari con obiettivi militari. Nella recente conferenza di Istanbul abbiamo ribadito la nostra buona volontà riguardo al problema atomico; speriamo che anche gli altri partecipanti abbiano le nostre stesse intenzioni e non siano invece dei malintenzionati per risolvere questo problema. Noi ci aspettiamo dal Consiglio di Sicurezza e dall’Onu, che ci chiedono trasparenza riguardo al nostro programma nucleare, che siano più attenti riguardo al regime sionista e le loro armi nucleari. È uno Stato occupante che negli ultimi 60 anni ha creato problemi nella regione; purtroppo detiene ogni tipo di armamento compresi quelli nucleari. È per via della politica dei due pesi e delle due misure che l’Iran viene sanzionato ingiustamente mentre le nostre attività sono pacifiche, anche gli ispettori dell’Agenzia diverse volte hanno dovuto riconoscere che non ci sono attività sospette. Le sanzioni nei nostri confronti sono ingiuste, non hanno una base legale ed hanno messo sotto pressione il nostro popolo mentre Israele, che possiede armi atomiche, non è stato sanzionato e, anzi, tutti lo proteggono, specialmente gli Usa, che sono la nazione con il maggior numero di ordigni nucleari e che in passato le ha usate contro il Giappone e a volte minaccia i popoli e protegge Israele. Gli Usa non hanno nessun diritto ad interessarsi del nucleare iraniano.

L'ultima volta che ci siamo incontrati per un'intervista aveva affermato che le minacce israeliane di colpire l'Iran sarebbero un bluff. Ora che l'atteggiamento di Obama verso Israele si ammorbidisce ulteriormente, per via dell'imminenza della campagna elettorale per le presidenziali americane del 2013 e del peso che assume in tal senso la comunità sionista, resta ancora fiducioso?

Israele ogni tanto minaccia di attaccare l’Iran ma loro e gli Usa non sono in grado di attaccare il grande popolo iraniano. Israele nella “guerra dei 33 giorni” contro Hizbollah in Libano (estate del 2006, ndr) ha perso pur avendo l’appoggio degli Usa. Se non è in grado di vincere contro Hizbollah sicuramente non può battere l’Iran, noi abbiamo la grande volontà del nostro popolo, armi sofisticate e l’esperienza accumulata durante 8 anni di guerra con l’Iraq; noi siamo in grado di difenderci da chiunque, sicuramente possiamo difenderci con successo. L’atteggiamento di Israele dimostra l’identità di questo regime che crea insicurezza e questo porterà alla distruzione lo Stato di Israele; lo scontro creerà la fine di questo regime. Non parliamo del popolo che vive lì, c’è un proverbio islamico che dice che chi si fa vedere minaccioso è perché già sa che nel combattimento perderebbe, quasi a voler chiedere agli amici di fermarlo prima che sia troppo tardi. Nemmeno gli Usa avranno il coraggio di attaccarci, se avessero potuto farlo l’avrebbero fatto prima di attaccare l’Iraq.
La ragione è dalla nostra parte e di conseguenza lo sarà anche la comunità internazionale, perché i popoli sono contro questo atteggiamento e vogliono avere relazioni commerciali con Iran.

Fabrizio Di Ernesto/Federico Cenci – Agenzia Stampa Italia

 
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