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E’ stata una “missione di amicizia e comprensione” quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dal Ministro Franco Frattini, nella Repubblica Popolare cinese, nel 40esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Lo ha sottolineato lo stesso capo dello Stato dopo i colloqui con il Presidente Hu Jintao e il Primo Ministro Wen Jiabao, che lo hanno accolto con calore. C'è interesse da parte delle autorità cinesi a sviluppare le relazioni con l'Italia ad un più alto livello sul piano politico ed economico, a dare ''nuova linfa'' al partenariato strategico varato nel 2004, a riempire di contenuti gli importanti accordi firmati il 7 ottobre a Roma fra i due governi. Ora, ha affermato il Presidente, “dipende molto dall'iniziativa delle nostre forze imprenditoriali” nell’offrire beni e prodotti a più alto contenuto tecnologico, secondo le ''giuste'' aspettative di Pechino.

 

''Bisogna sfruttare la complementarietà dei due paesi. Credo - ha detto il Presidente alla radio cinese in lingua italiana - che questa sia la strada più virtuosa e più promettente" per cogliere le opportunità offerte dallo sviluppo cinese, che si è rivelato "straordinario, incredibile, intensissimo". L'Italia, ha detto, si deve sforzare di comprendere meglio che cosa in pochi anni ha reso la Cina "un protagonista della vita politica mondiale". Il piano degli scambi bilaterali è importante: l'Italia è il 15esimo partner commerciale della Cina, il volume degli scambi nel 2009 è stato di 31 miliardi di dollari, ma ha registrato una flessione del 18% rispetto al 2008, per effetto della crisi economica internazionale che ha stoppato il +27% annuo del quinquennio precedente; e c'è da colmare uno sbilancio a nostro sfavore di 15 miliardi di dollari.

Sono ancora più importanti, ha ricordato in questi giorni Napolitano, le relazioni politiche, la collaborazione fra i due paesi in tutti i forum internazionali e multilaterali, dove già si registra una grande sintonia. L'Italia incoraggia la Cina a spendere la sua grande influenza (soprattutto in Asia e Pacifico) per la pace e la sicurezza e per contribuire ad affrontare le grandi sfide. Anche l'Europa deve fare la sua parte, ha aggiunto, superando ''riluttanze anacronistiche'' sulla concessione dello status di economia di mercato, e superando ostacoli e titubanze di alcuni paesi membri rispetto al varo del partenariato strategico. Su queste cose, da cui dipende in parte il futuro della stessa comunità europea, L'Unione Europea deve parlare con una voce sola, ha detto Napolitano, annunciando che l'Italia si impegnerà per farlo capire.

Nel discorso alla Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese, e poi nei colloqui con il presidente Hu Jintao, Napolitano ha affrontato anche la questione dei diritti umani. La Cina, ha detto, deve proseguire "il cammino intrapreso" delle riforme politiche per rafforzare lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e verso l'apertura e la liberalizzazione dei mercati. "Sono convinto - ha affermato - che sia nell'interesse cinese portare avanti, in piena autonomia questo processo". "Con il successo crescono le responsabilità", ha aggiunto.

A Shanghai il Presidente ha visitato anche il Padiglione Italia dell’Expo, sottolineando che “ora dobbiamo prendere il testimone e iniziare la nostra corsa” per realizzare, a Milano nel 2015, “un Expo non irraggiungibile con le cose viste qui, ma all'altezza del nostro prestigio, delle aspettative e delle nostre possibilità".

La visita di Napolitano proseguirà venerdì a Macao, dove il Presidente visiterà la mostra "Matteo Ricci. Incontro di civiltà nella Cina dei Ming", allestita in occasione dei 400 anni dalla morte del gesuita maceratese che per primo allacciò un dialogo tra Occidente e Cina e l'unico non cinese, insieme a Marco Polo, ad essere raffigurato nel Millennium Monument di Pechino. L’esposizione, organizzata dalla Regione Marche, ha attirato circa 700.000 visitatori da febbraio a oggi, facendo tappa anche a Pechino, Shangai e Nanchino. La visita di Napolitano si concluderà sabato a Hong Kong.

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