Albania, sesto giorno di proteste: Edi Rama rifiuta di dimettersi
(ASI) Da martedì scorso, l'Albania è attraversata da una crescente mobilitazione antigovernativa.
La protesta, partita soprattutto dagli ambienti studenteschi, si è poi concentrata sulle condizioni delle università, sulle tasse universitarie troppo gravose e sulla mancanza di concrete opportunità di lavoro per i laureati. A partire dalla accuse di corruzione tuttavia, l’escalation ha portato alla contestazione diretta del primo ministro Edi Rama.
Da mesi le manifestazioni piuttosto pacifiche, erano collegate soprattutto alla contestazione di un progetto turistico di lusso che si dovrebbe realizzare sulla costa albanese, e sostenuto da una società collegata a Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Tuttavia con il trascorrere dei giorni, la protesta del movimento studentesco è degenerata in scontri con le forze dell'ordine: alcuni manifestanti hanno lanciato pietre e bottiglie incendiarie, mentre la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni, idranti e altri strumenti antisommossa. Ieri a Tirana, centinaia di persone si sono radunate davanti al ministero dell'Istruzione, scandendo a gran voce slogan per chiedere le dimissioni del primo ministro.
Edi Rama tuttavia, al potere dal 2013 e riconfermato per il quarto mandato lo scorso anno, ha escluso categoricamente le dimissioni.
Sui social ha affermato che le proteste non rappresentano una minaccia per il suo governo, ma rappresentano più concretamente un ostacolo per il percorso dell'Albania verso l'Unione europea. Rama ha anche denunciato pubblicamente che le violenze scaturite nelle manifestazioni, sono ordinate e mosse da non meglio precisata “mano straniera”. La Commissione europea ha infatti duramente condannato gli incendi, gli attacchi contro le istituzioni e i danneggiamenti, chiedendo che la risposta delle autorità rimanga tuttavia legale e proporzionata. Bruxelles ha contemporaneamente ribadito che libertà di riunione ed espressione sono diritti fondamentali dell’uomo e ha invitato governo e manifestanti ad affrontare le controversie attraverso il dialogo e in modo pacifico.
A Tirana intanto, il sesto giorno di mobilitazione, si è concluso senza una soluzione politica alla crisi.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia
Foto AI ChatGPT su prompt di Carlo Armanni
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