Appello alla Santa Sede, lettera dell’Ambasciatore Mohammad Hossein Mokhtari a Papa Leone XIV
S.E. Dott, Mohammad Hossein Mokhtari, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede
(ASI) Riceviamo e pubblichiamo la lettera indirizzata a Papa Leone XIV, Capo della Chiesa Cattolica, da parte del Dott. Mohammad Hossein Mokhtari, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede.
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
A Sua Santità Papa Leone XIV,
Guida dei cattolici nel mondo
Con deferente saluto e rispetto, e con l’auspicio di pace, giustizia e misericordia per tutti gli esseri umani,
mi rivolgo a Sua Santità da una posizione di coscienza umana e di responsabilità religiosa. Il tema che desidero trattare riguarda quegli esseri umani che non hanno alcun ruolo nelle decisioni assunte dai governi arroganti, ma che ne sopportano sulle proprie spalle le conseguenze più pesanti; persone che desiderano vivere, ricevere cure, studiare, vedere i propri familiari, adempiere ai propri doveri religiosi, godere delle condizioni più elementari di una vita umana e poter delineare il futuro dei propri figli.
Quando una decisione sconsiderata e disumana del Presidente degli Stati Uniti d’America conduce a estese limitazioni del traffico aereo e rende più difficili gli spostamenti delle persone, la questione non riguarda più soltanto le rotte aeree o le relazioni politiche. Vi è il malato che, per ricevere le cure necessarie, deve raggiungere un ospedale in un altro Paese; vi sono le forniture e i materiali sanitari destinati a salvare vite umane che devono essere trasportati nel Paese attraverso le vie aeree; vi è lo studente che, dopo anni di impegno e di sacrifici, prosegue il proprio percorso di studi presso un’università al di là delle frontiere; vi è una madre che da lungo tempo non vede il proprio figlio; vi è un figlio che forse dispone soltanto di pochi giorni per raggiungere il capezzale del padre o della madre anziani; vi è una famiglia che, a causa di una malattia, di un decesso o di un'altra dolorosa disgrazia, è costretta a intraprendere un viaggio urgente; e vi è una persona credente che intende compiere il Pellegrinaggio, una visita devozionale o recarsi in un luogo sacro per adempiere ai propri doveri religiosi.
Per queste persone, il viaggio aereo non è un bene di lusso. Talvolta rappresenta la via per raggiungere le cure, la conoscenza, la famiglia, la fede, la speranza e la salvezza degli esseri umani.
Sua Santità,
in un mondo colmo delle voci del potere, la voce della coscienza è necessaria. La posizione che Sua Santità ricopre non è soltanto quella di guida di un’istituzione religiosa. La voce del Vescovo di Roma, su questioni quali la pace, la guerra, la povertà, la migrazione, la famiglia e la dignità dell’essere umano, viene ascoltata in tutto il mondo e oltrepassa i confini della comunità cattolica.
Questa posizione non consiste in una forza militare o economica; essa dispone tuttavia di un patrimonio di cui il mondo della politica ha profondamente bisogno. Per questo, quando la politica parla di «interessi», la religione può parlare dell’«essere umano». Quando il potere parla di «costi», la coscienza religiosa può domandare: chi è colui che paga questo costo? Quando le statistiche parlano di migliaia di passeggeri, la religione può ricordare che dietro ogni numero vi sono un essere umano, una famiglia e una storia di vita.
Questa responsabilità, prima ancora che politica, è evangelica. Per questo la voce di Sua Santità risuona al di là delle frontiere.
Sua Santità,
come Sua Santità certamente è a conoscenza, la richiesta di parlare della sofferenza delle persone comuni affonda le proprie radici nel Vangelo stesso. Cristo, nel Vangelo secondo Matteo, rivolge lo sguardo dei Suoi discepoli verso l’affamato, l’assetato, lo straniero, il malato e il prigioniero, e dice:
«Ero straniero e mi avete accolto… ero malato e siete venuti a visitarmi.»
(Matteo 25, 35-36)
Questa parola, dopo tanti secoli, è ancora viva. Lo straniero di oggi potrebbe essere un viaggiatore rimasto bloccato tra le frontiere. Il malato di oggi potrebbe essere una persona per la quale è diventato difficile raggiungere il luogo in cui ricevere le cure.
Questo precetto porta l’etica oltre i confini dell’interesse personale e ci invita a vedere l’altro essere umano; anche quando quell’altro appartiene a una nazione, a una terra o a una fede diversa dalla nostra.
Anche nella nostra tradizione islamica ci troviamo di fronte a una verità analoga. Il Corano, nel parlare della dignità della vita umana, afferma:
«Chiunque salvi una vita, è come se avesse salvato tutta l’umanità.»
(al-Māʾida, 5:32)
È qui che il Corano e il Vangelo, pur nella diversità delle rispettive concezioni teologiche, ricordano alla coscienza dell’uomo contemporaneo una verità comune: non dimenticate l’essere umano vulnerabile.
Sua Santità,
se è un musulmano a scrivere questa lettera alla Guida della Chiesa cattolica, forse questo stesso fatto porta con sé un messaggio.
Il nostro mondo, più che della competizione tra le religioni, ha bisogno della collaborazione tra le coscienze religiose e di un risveglio dei cuori e dello spirito del corpo umano, affinché si possa alleviare la sofferenza dell’essere umano.
Sua Santità,
ciò che le religioni esprimono attraverso il linguaggio della fede e dell’etica trova riscontro, in alcuni suoi aspetti, anche nell’ordinamento contemporaneo dei diritti umani. La libertà di movimento e il diritto di lasciare il proprio Paese, la tutela della famiglia, la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, così come l’importanza della salute e dell’assistenza sanitaria, sono principi fondamentali riconosciuti nei principali strumenti internazionali dei diritti umani. È a questo punto che il linguaggio del diritto e quello della religione si incontrano e si fondono.
Chiedo a Sua Santità:
si schieri dalla parte dell’essere umano. Faccia giungere alle orecchie di tutti la voce del malato, la cui voce non viene ascoltata.
Si schieri dalla parte del bambino, la cui vita è stata resa amara e il cui futuro viene distrutto dalle pretese e dall’aggressività dell’esercito terroristico degli Stati Uniti d’America.
Si schieri dalla parte della madre, il cui unico desiderio è poter vedere il proprio figlio.
Si schieri dalla parte dello studente, il cui patrimonio è costituito dalla conoscenza e dalla speranza nel futuro.
Si schieri dalla parte della famiglia che non vuole essere vittima delle passioni, delle brame e della sete di guerra degli arroganti e degli aggressori, ma desidera poter conoscere e vivere concretamente il benessere.
E si schieri dalla parte dell’essere umano credente, per il quale la preghiera, il culto e il pellegrinaggio costituiscono una parte della propria vita spirituale e che chiede a Dio la continuità della dignità e della Sua grazia.
Questa presa di posizione è una presa di posizione a difesa della dignità dell’essere umano, dono di Dio.
Sua Santità,
nel rispetto dell’indipendenza, della dignità e della missione spirituale della Santa Sede, sottopongo alla Sua attenzione tre chiare richieste di carattere etico e umano:
Primo: una difesa pubblica del mantenimento delle vie umanitarie;
si chieda in modo esplicito e fermo al Governo degli Stati Uniti di impedire che, attraverso l’imposizione di ingiuste e disumane restrizioni al traffico aereo, vengano violati i diritti fondamentali.
Secondo: fare ricorso al potenziale etico e diplomatico della Santa Sede;
si chieda al Governo degli Stati Uniti, che si sottrae alle proprie responsabilità e viola la legge, di valutare seriamente, prima di adottare restrizioni di ampia portata, le loro conseguenze umane, affinché non venga arrecato danno alla popolazione.
Perché ogni grande decisione, prima di essere attuata, merita di essere guardata almeno una volta con gli occhi dell’essere umano più debole, quello che sarà chiamato a subirne le conseguenze.
Terzo: un invito a far risuonare una voce comune tra i leader delle religioni;
quale messaggio potente sarebbe per il mondo se i leader religiosi, al di là delle differenze di fede e di natura politica, concordassero su un principio comune:
gli esseri umani innocenti e i popoli oppressi devono essere difesi in modo pieno e sotto ogni aspetto, attraverso le parole e attraverso le azioni.
Sua Santità,
un musulmano e un cristiano non hanno bisogno di risolvere tutte le loro divergenze teologiche per poter difendere insieme una persona malata. Non è necessario essere d’accordo su ogni questione per unire le proprie voci in difesa di un bambino che ha bisogno di cure. Possiamo essere diversi nella fede e uniti nella misericordia. Possiamo divergere in materia teologica e, al tempo stesso, essere alleati nel rispetto della sacralità della vita umana. Possiamo ciascuno adorare Dio secondo la propria tradizione religiosa e, nello stesso tempo, unirci per mano al fine di alleviare la sofferenza dei servi di Dio.
Forse questa è una delle forme più autentiche del dialogo interreligioso: non soltanto dialogare su Dio, ma collaborare al servizio dei servi di Dio.
Sua Santità,
il mondo ha bisogno del linguaggio della misericordia; e chi, più dei leader delle religioni, ha la responsabilità di mantenere vivo questo linguaggio?
Con il massimo rispetto per la Vostra dignità spirituale e con la speranza che tutti i leader delle religioni facciano risuonare una voce comune in difesa dell’essere umano, sottopongo alla Vostra attenzione e alla coscienza del mondo una richiesta semplice, ma profonda:
Non chiudete il cielo alla gente comune. Perché il cielo, prima ancora di essere un campo di potere, è la via che unisce gli esseri umani: la via del malato verso le cure, dello studente verso la conoscenza, del figlio verso la famiglia, del credente verso la preghiera, e dell’essere umano verso l’altro essere umano.
Possa essere che, nell’epoca del potere, non dimentichiamo la giustizia; nell’epoca delle divisioni, non dimentichiamo la misericordia; e nell’epoca della politica, non perdiamo di vista l’essere umano.
Con il massimo rispetto,
con la speranza nella pace e nella giustizia e con la preghiera beneaugurante per tutti i membri della famiglia umana,
Dott. Mohammad Hossein Mokhtari
Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede
*Fonte nota e foto inviata a Redazione A.S.I. da Ambascia della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede
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