Parigi sotto pressione: conti pubblici e politica si intrecciano
(ASI) Un difficile 2026 per i conti pubblici francesi che si sono progressivamente aggravati nel corso degli ultimi mesi: secondo l'istituto statistico nazionale Insee, l’equivalente del nostro ISTAT, il debito pubblico ha raggiunto 3.595,5 miliardi di euro, pari al 119% del Pil.
Nel 2025 il deficit pubblico era stato pari 5,1% del Pil, mentre il debito ammontava al 115,6%. Si tratta di valori molto superiori al limite del 3% previsto dalle regole europee.
Il 1° ottobre, l’esecutivo francese di Sébastien Lecornu ha presentato il progetto di bilancio per il 2027, che prevede un deficit al 5% del Pil, contro il 5,4% stimato per il 2026, attraverso l’immissione di 43 miliardi di euro derivanti da misure di risanamento, che dovrebbero diventare 54 miliardi considerando anche gli interventi già adottati nel corso degli ultimi mesi.
E così la Francia si trova davanti a una delle sfide politiche più delicate degli ultimi anni: priorità è ridurre il deficit e contenere la crescita del debito, senza tuttavia perdere il sostegno parlamentare e il consenso sociale, che è necessario per approvare le misure.
Ma il problema non riguarda soltanto i conti dello Stato. L'andamento del debito pubblico infatti, sta diventando un elemento centrale del confronto politico francese, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2027. Marine Le Pen, candidata dell'estrema destra e attualmente tra i principali nomi in vista delle presidenziali, ha infatti annunciato un piano che prevede 140 miliardi di euro di risparmi netti entro il 2032, con l’intenzione di riportare il deficit al 3% entro il 2030.
Tuttavia sulla proposta di Le Pen, permangono interrogativi sulla reale fattibilità: a inizio ottobre il rendimento dei titoli di Stato francesi a dieci anni è arrivato vicino al 5%, i livelli più elevati da oltre vent'anni. Questo significa che la Francia deve pagare più interessi sui propri titoli di Stato, ossia sui titoli con cui si finanzia prendendo denaro in prestito. In altre parole, una quota sempre maggiore delle risorse pubbliche viene destinata al pagamento degli interessi e non può quindi essere utilizzata per altre politiche. Questa combinazione tra crescita contenuta, debito elevato e interessi in aumento, pone in difficoltà l’esecutivo francese, che governa con una maggioranza piuttosto fragile. Nei prossimi mesi probabilmente, lo scontro aperto su questa tematica si tradurrà in occasione per portare voti ai propri mulini.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia
Foto AI ChatGPT su prompt di Carlo Armanni
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