(ASI) Si riportano le ichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri dell’Iran, Dr. Araghchi: "Noi non cerchiamo la guerra. Questa guerra non è la nostra e non siamo stati noi a iniziarla. Un cessate il fuoco rappresenta lo stesso ciclo vizioso che può generare nuovamente questi problemi. Puntiamo alla fine del conflitto, ma alle nostre condizioni e in modo tale che non si ripeta.
Il fatto che ora si parli di negoziati è, di fatto, un’ammissione di sconfitta. Non si parlava forse di decisioni incondizionate? Perché allora adesso si parla di negoziati? Questo significa accettare la sconfitta. Non vi è stato alcun negoziato o dialogo con la parte americana. Da alcuni giorni, la parte statunitense ha iniziato a inviare diversi messaggi attraverso intermediari e Paesi amici. Noi, in risposta, abbiamo ribadito le nostre posizioni di principio e, in alcuni casi, abbiamo lanciato avvertimenti. I nostri fermi moniti riguardo a possibili attacchi alle infrastrutture hanno inoltre portato a un ridimensionamento di quel presunto ultimatum di 48 ore.
Questa guerra ha chiarito molte realtà. Quattro verità sono emerse chiaramente:
- Le basi statunitensi rappresentano una minaccia per la sicurezza della regione; se non esistessero, questi Paesi non sarebbero bersagli.
- La priorità degli Stati Uniti è il sostegno a Israele.
- Il regime sionista persegue obiettivi ambiziosi di espansione del proprio dominio nella regione.
- Questa non è né una guerra dell’Iran né una guerra degli Stati Uniti; è una guerra di Israele. È stato Israele a trascinare gli Stati Uniti nel conflitto, e i popoli della regione ne stanno pagando il prezzo.
Gli europei si dichiarano contrari alla prosecuzione della guerra, ma in pratica non hanno voluto condannare l’aggressione. Questo dimostra che l’Europa non è più un attore effettivo sulla scena internazionale. L’Europa si è sempre presentata come portabandiera del diritto internazionale e dei valori occidentali, ma tutto ciò è ora messo in discussione. Invece di condannare l’aggressione, si è cercato di compiacere l’aggressore. A nostro avviso, gli europei stanno iniziando a rendersi conto dell’errore commesso: avrebbero dovuto esprimete parole di condanna sin dall’inizio. Auspichiamo che le voci coraggiose che abbiamo sentito continuino a farsi sentire.
Lo Stretto di Hormuz non è chiuso: è chiuso solo ai nemici, mentre resta aperto agli altri. Ci troviamo in una situazione di guerra, e la regione è un teatro di conflitto; non vi è motivo di consentire il passaggio alle navi dei nemici e dei loro alleati. A causa dell’insicurezza generata dagli aggressori, molte navi evitano il transito. Per alcuni Paesi amici abbiamo garantito un passaggio sicuro. Lo Stretto di Hormuz si trova nelle acque territoriali dell’Iran e dell’Oman, e su di esso esercitiamo la nostra sovranità. In futuro, intendiamo elaborare nuovi meccanismi per garantire un transito sicuro, attualmente allo studio." Così in una nota l'Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma.



