Dazi contro l’Europa per la Groenlandia: in Europa sale la tensione; l’Italia difende dialogo e Nato

(ASI) - La questione dei dazi imposti dagli Stati Uniti ai Paesi europei, come prevedibile, ha avuto impatti diretti sulla politica italiana e sul dibattito in Parlamento.

La crisi ha origine dall’annuncio della Casa Bianca, che ha deciso di imporre dazi del 10 % sulle importazioni dai paesi che hanno recentemente inviato truppe in Groenlandia, aumentando la tariffa al 25 % a partire da giugno se non verrà raggiunto un accordo per l’acquisizione del territorio da parte degli Stati Uniti. 

Questa misura riguarda Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Finlandia ma non include formalmente l’Italia tra i Paesi destinatari del provvedimento. Trump ha spiegato che le tariffe sono di fatto una risposta alla decisione di alcuni Stati europei di aumentare la propria presenza militare. La Groenlandia è un territorio autonomo situato nell’Artico e la sua posizione geografica, e per gli Stati Uniti ha un’importanza strategica relativamente a motivi di sicurezza nazionale e soprattutto di competizione geostrategica e commerciali con Russia e Cina nelle rotte polari.

La reazione internazionale non si è fatta attendere: i principali Paesi europei “vittime” hanno emesso una dichiarazione congiunta per condannare le minacce tariffarie, definendo la situazione come potenzialmente in grado di causare una “spirale pericolosa” nelle relazioni transatlantiche e minacciare la coesione dell’Alleanza Atlantica. L’Unione Europea ha inoltre convocato una riunione d’emergenza degli ambasciatori per valutare possibili contromisure economiche coordinate, inclusa l’attivazione dello strumento anti-coercitivo dell’UE, una norma specifica che permette all’Unione di colpire con proprie misure commerciali un Paese che tenta coercizioni attraverso pressioni economiche.

Il governo italiano ha adottato una posizione di equilibrio, che cerca di mediare tra la condanna della mossa americana e la volontà di mantenere il dialogo transatlantico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la decisione statunitense un errore, spiegando di aver espresso tale giudizio direttamente al presidente Usa e ai rappresentanti della Nato nel corso di contatti telefonici e colloqui avvenuti nella giornata del 18 gennaio durante una visita in Asia. La premier Meloni ha inoltre sottolineato la necessità di evitare un’escalation nei rapporti con Washington e di utilizzare la Nato, come piattaforma per coordinare una risposta allargata sulla sicurezza artica.

Lo scenario politico interno, si arricchisce del tono critico delle opposizioni nei confronti della premier. Elly Schlein, segretaria del PD, ha definito “insufficiente e ambigua” la risposta della Meloni e ha chiesto una presa di posizione più netta a difesa della sovranità dei Paesi europei e della Groenlandia come parte integrante del sistema internazionale. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha accusato il governo di essere in difficoltà nella gestione del quadro diplomatico. Così come anche Carlo Calenda di Azione ha invitato la premier a rispondere con maggiore determinazione alle minacce americane. 

In termini temporali, le misure tariffarie saranno attive a partire dal 1° febbraio 2026 con uno aumento iniziale del 10 % e un aumento al 25 % dal 1° giugno 2026, salvo accordi preventivi raggiunti tra le parti. Questo arco temporale determinerà una finestra di dialogo e dinegoziazione tra le capitali europee, Bruxelles e Washington, con Roma che cercherà di agire da ponte tra tutte le parti coinvolte.

Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia

Foto AI Sora su input Carlo Armanni

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