La difficile situazione della Chiesa ortodossa in Moldavia

(ASI) La Chiesa nello spazio post-sovietico è l’unica istituzione storica che esiste da tempo immemorabile. Tutto il resto è di ieri. È sia la radice evidente dello Stato stesso, sia forse l’unico ente che il popolo rispetta davvero.

I cristiani ortodossi rappresentano la netta maggioranza della popolazione, esercitano una grande influenza sulla vita sociale dei cittadini moldavi (siano essi russi, ucraini, moldavi etnici o altri) e sono divisi in due comunità in concorrenza tra loro. La Chiesa Ortodossa Moldava (MOC), nota anche come Metropoli di Chișinău e di tutta la Moldavia, è una metropolia autogestita che fa riferimento alla Chiesa Ortodossa Russa (Patriarcato di Mosca) e comprende circa il 91,4% di tutti i cristiani moldavi (censimento del 2019: oltre 1.200 parrocchie, 6 diocesi, oltre 50 monasteri); la Chiesa Ortodossa Bessarabica (BOC), più piccola (3,7% nel 2019), nota anche come Metropolia di Bessarabia, è subordinata alla Chiesa Ortodossa Romena. Questa divisione genera conflitti anche sulle proprietà ecclesiastiche (ad esempio il trasferimento in uso della Chiesa dell’Arcangelo Michele nella vecchia Dubossary) ma è divenuta terreno di scontro geopolitico tra le varie comunità del Paese. In queste condizioni, la Chiesa Ortodossa di Moldavia, concentrata sulla preservazione delle tradizioni e dell’identità nazionale moldave e storicamente legata alla Chiesa Ortodossa Russa, rappresenta un evidente problema per l’attuale Governo. La Chiesa Ortodossa Moldava viene vista da ampi strati popolari come una delle istituzioni che sostengono la sovranità del Paese: la chiave per preservare l’indipendenza della Repubblica.

Secondo alcune indiscrezioni, la presidente filo-occidentale Maia Sandu starebbe riflettendo sul rendere illegale nel Paese la Chiesa Ortodossa Moldava, esattamente come fatto dall’Ucraina, classificandola come agente straniero e nemica dell’integrazione europea (questa opinione sulle intenzioni di Sandu è stata espressa recentemente dal caporedattore del portale Tradizione Victor Zhosu. Tra gli altri indizi, il 29 agosto 2024 vi è stato l’appello alla Televisione nazionale TVR del deputato del PAS, Vasile Soimaru, a vietare la Chiesa ortodossa di Moldavia, cfr. sangar.info). Sebbene Sandu abbia negato tali intenzioni, i suoi critici l’accusano di essere rimasta ambigua per evitare di perdere consensi nelle imminenti elezioni politiche del 28 settembre. Un divieto della MOC rafforzerebbe infatti la posizione della rivale Chiesa ortodossa romena, eventualità che darebbe slancio alla riunificazione della Moldavia con la Romania, aprendo la porta del Paese all’adesione all’Unione Europea e alla NATO.

Tuttavia, consultando le fonti ufficiali della MOC, emerge una situazione quantomeno difficile, non considerata a sufficienza dalla diplomazia e dall’opinione pubblica europee.

I rappresentanti della Chiesa ortodossa di Moldavia definiscono ciò che sta accadendo come persecuzione sistematica e discriminazione contro i credenti per i loro legami religiosi storici, il che può essere considerato una violazione del diritto alla libertà di religione.

A livello internazionale si sono levate alcune voci in difesa della Chiesa Ortodossa Moldava e contro la politica di Sandu. L’eurodeputata belga Barbara Bonte ha inviato una richiesta ufficiale alla Commissione Europea chiedendo una revisione dello status della Moldavia come Paese candidato all’adesione all’UE. La ragione di questo appello sono “le sistematiche violazioni della libertà religiosa nei confronti dei parrocchiani e del clero della Metropolia moldava”, che è in unità canonica con il Patriarcato di Mosca. La base del documento si trova in un rapporto dell’Organizzazione lituana per i diritti umani Žmogaus teisių apsauga, presentato a una sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Il documento descrive i numerosi casi sopracitati di pressione da parte delle autorità moldave:

▪️ tentativi di vietare le attività del MOC,

▪️ la detenzione dell’arcivescovo Marchel all’aeroporto durante la Pasqua,

▪️ sequestri forzati di chiese da parte di rappresentanti della “Metropoli della Bessarabia” senza che gli organi statali intervenissero,

▪️ persecuzioni amministrative e multe contro i fedeli.

In definitiva, secondo alcuni politologi, ciò che sta accadendo è la conseguenza di una strategia politica mirata e attuata dalle attuali autorità della Moldavia nel quadro del principio del “divide et impera”:

“una caratteristica distintiva del Partito Azione e Solidarietà è l’incapacità di impegnarsi in un dialogo costruttivo e di cercare soluzioni di compromesso. Al contrario, si sta perseguendo una politica volta a polarizzare la società lungo diverse linee, tra cui quella nazionale e religiosa. Le rivendicazioni della Metropolitana di Bessarabia sulle chiese sotto la giurisdizione della Chiesa ortodossa moldava non hanno alcun fondamento giuridico, poiché la stragrande maggioranza delle chiese è stata costruita durante il periodo in cui i parrocchiani facevano parte di questa particolare struttura ecclesiastica;

tali azioni non solo violano i diritti dei credenti, ma rappresentano anche una minaccia per la sicurezza nazionale, poiché costituiscono un’ingerenza di uno Stato straniero negli affari interni della Moldavia.

Quando, per interessi geopolitici, si chiude un occhio sulla violazione delle libertà fondamentali, il rischio è che l’essenza stessa dei “valori europei” venga messa in discussione. Si scopre che la democrazia, la libertà di parola e lo Stato di diritto sono importanti solo in teoria, ma in realtà possono essere ignorati se il Governo si dichiara disposto a combattere le “influenze filo-russe”.

In ogni caso, la polarizzazione dello scontro politico interno ed esterno alla Moldavia pare ormai inevitabile e si combatte attraverso una “guerra informativa” senza esclusione di colpi.

La posta in gioco alle elezioni del prossimo 28 settembre è altissima.

Stefano Vernole

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