A Camp David una nuova fase per le relazioni fra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud

(ASI) Camp David – Anche se offuscata dalle drammatiche vicende belliche di Kyiv, l’area dell’Indo-Pacifico non è certo meno strategica per gli interessi occidentali, Stati Uniti in primis. E se la Federazione russa mostra i denti in Ucraina, la Cina non se ne sta ferma a guardare.

Lo sanno bene i Primi ministri di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, impegnati a contrastare le politiche assertive di Xi Jinping sui mari e le continue provocazioni missilistiche della Corea del Nord. D’altronde, dietro le spavalde iniziative del regime di Kim Jong-un si staglia ben nitida l’ombra della Terra del dragone.

E così, il 18 agosto Joe Biden ha accolto con grande enfasi a Camp David il collega giapponese, Fumio Kishida, e l’omologo sud-coreano, Yoon Suk-yeol. In un luogo altamente simbolico destinato a entrare nei libri di scuola, i tre capi politici hanno dato vita a un incontro storico, il primo trilaterale mai avvenuto.

Storica è anche la portata del vertice, mirato a rinsaldare come mai prima i rapporti fra Washington, Tokyo e Seul. “In queste circostanze, far prosperare la nostra collaborazione strategica è un fatto logico, inevitabile, necessario” ha affermato il presidente Kishida, alludendo alle minacce per l’ordine internazionale provenienti da Mosca, Pechino e Pyongyang.

Non a caso, le cancellerie hanno innanzitutto concordato di rafforzare – su molteplici livelli decisionali – le consultazioni trilaterali. D’ora in poi, i Primi ministri si incontreranno di persona almeno una volta all’anno, allo scopo di “condividere le valutazioni su questioni geostrategiche e discutere le ulteriori opportunità di cooperazione”.

A riunirsi regolarmente saranno pure i delegati di una serie di ministeri di peso – Esteri, Difesa, Commercio, Industria, Finanze – accompagnati dai rispettivi consiglieri per la sicurezza nazionale. Prenderà a breve il via, altresì, il “Dialogo Indo-Pacifico”, una piattaforma di dialogo dedicata all’allargamento ai paesi del Sud-est asiatico e le isole del Pacifico.

Il rinvigorimento della diplomazia andrà di pari passo con azioni concrete in materia di sicurezza. Un tasto, questo, oggi più che mai dolente. Ogni anno i tre Stati parteciperanno a esercitazioni militari congiunte in cui verranno addestrati l’esercito, la marina e l’aeronautica. Verrà istituita a breve una linea telefonica interamente preposta a fronteggiare rapidamente lo scoppio di eventuali emergenze.

Dinanzi all’insidia missilistica nord-coreana, i tre Stati agiranno insieme in due modi. Da un lato, entro la fine dell’anno vedrà la luce un nuovo “meccanismo di condivisione dei dati”. Washington, Seul e Tokyo si scambieranno continuamente informazioni sulle provocazioni di Kim Jong-un, in modo da poter prendere contromisure efficaci. Dall’altro lato, le agenzie specializzate daranno vita a un inedito gruppo di lavoro che si riunirà periodicamente per fronteggiare le attività informatiche malevole e gli attacchi hacker di Pyongyang.

Non solo sicurezza: la cooperazione concordata a Camp David abbraccia una moltitudine di ambiti. Alcune banche americane, giapponesi e sud-coreane, ad esempio, hanno firmato un memorandum d'intesa che faciliterà investimenti vicendevoli in settori di vitale importanza quali le infrastrutture, le tecnologie digitali della comunicazione, la transizione verde e l’azzeramento delle emissioni nocive di carbonio.

E’ stato presentato, poi, il “Progetto pilota di allerta per le catene di approvvigionamento”. Grazie allo scambio continuo di informazioni, il sistema lancerà l’allarme quando il rifornimento di prodotti e materiali strategici inizierà a scarseggiare, consentendo ai governi di mobilitarsi per mantenere stabili le riserve nazionali.

Tra i prodotti citati esplicitamente non potevano non esserci i minerali critici, le batterie e i semiconduttori, indispensabili sia a garantire il funzionamento di macchinari e dispositivi di uso quotidiano sia a concretizzare la transizione verde. I semiconduttori, in particolare, sono un bottino preziosissimo su cui, però, la Cina non ha alcuna intenzione di rinunciare. Del resto, questi minuscoli ma avanzatissimi componenti sono quasi interamente prodotti nella roccaforte Taiwan, al centro della contesa senza esclusione di colpi fra l’Occidente e il Paese del dragone.

Non a caso, al momento della sottoscrizione del documento congiunto “The Spirit of Camp David”, i tre vertici politici hanno voluto “opporsi fermamente” al “comportamento pericoloso e aggressivo” della Cina ai danni di Taiwan. Washington, Tokyo e Seul hanno ribadito la loro condanna alle mire egemoniche di Xi Jinping e alle sue dimostrazioni di forza.

Come suggerisce il nome, il documento elenca i principi condivisi alla base dello storico vertice. Oltre alla difesa di Taiwan – e delle sue ricercate risorse tecnologiche – lo “Spirito di Camp David” si identifica nell’appello alla “completa denuclearizzazione” della Corea del Sud e nella decisa condanna dei ripetuti lanci di missili balistici, così come nel ferreo biasimo della “brutale guerra di aggressione” di Putin, nell’allineamento alle sanzioni occidentali, nel supporto all’Ucraina, nell’impegno a ridurre la scomoda dipendenza dalle materie prime del Cremlino.

Ancora, si identifica nelle “misure di protezione della tecnologia” che i tre Primi ministri hanno discusso al fine di impedire l’esportazione di tecnologie sensibili verso Stati poco democratici. Dietro, si cela il timore di un loro impiego per fini militari. Un timore che qualche mese fa ha indotto sia gli Stati Uniti sia l’Unione europea a firmare disposizioni simili, tese soprattutto a penalizzare l’aggressività cinese nell’Indo-Pacifico e la sua mal accetta ambiguità nei confronti del Cremlino.

Nella conferenza stampa al termine dei lavori, l’inquilino della Casa Bianca ha salutato con soddisfazione l’avvento di una “nuova era di collaborazione” con Giappone e Corea del Sud. “Siamo incrollabili nella nostra unità e insuperabili nella nostra determinazione” ha scandito Biden, sottolineando che sono state poste le basi per relazioni decennali.

Il presidente sud-coreano ha promesso di cooperare per rafforzare “l'ordine internazionale basato sulle regole”, lasciandosi guidare da “valori condivisi” come libertà, diritti umani, stato di diritto. Yoon si è detto determinato nel sostenere la liberazione e la ricostruzione dell’Ucraina nel nome dei principi di sovranità, integrità territoriale e risoluzione pacifica delle controversie ripetutamente invocati dagli alleati occidentali. Il Primo ministro giapponese Kishida ha definito l’incontro “una svolta storica per la comunità internazionale”, definendo le relazioni con i due omologhi “solide e ferme”.

A Camp David Corea del Sud e Giappone hanno saputo mettere da parte un passato di attriti per fronteggiare insieme le sfide comuni della contemporaneità. Tuttavia, ciò non è risultato gradito a tutti gli attori della scena internazionale.

La Cina, in particolare, ha lasciato trapelare profonda irritazione per la sintonia di Kishida e Yoon con i principi occidentali e per gli impegni pluriennali stipulati con la Casa Bianca. Fonti governative hanno commentato duramente gli esiti dell’incontro, parlando della nascita di una pericolosa “Nato orientale”.

Ma Pechino è passata ben presto dalle parole ai fatti. All’indomani del vertice, il Ministero della Difesa di Taiwan ha lanciato l’allarme per una nuova esercitazione militare intorno all’isola. In una nota, il dicastero ha dato conto dell’avvistamento di quarantadue aerei e otto navi cinesi impegnati in attività di addestramento.

Così come in Ucraina, anche nell’Indo-Pacifico la pace appare ancora assai lontana.

Marco Sollevanti – Agenzia Stampa Italia

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