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Politica Estera

Vescovo di Marawi Edwin de la Peña: «Non riconosco la città, sembra di essere in Siria o in Iraq»

Di Redazione ASI 2 Giugno 2017 – 09:14 2 min di lettura

marawi(ASI) «Siamo nel caos. I nostri fedeli ormai non sono più a Marawi perché sono stati fatti evacuare dall’esercito. Vi sono bombardamenti aerei e scontri. Non so come farà la gente a sopravvivere».

Così monsignor Edwin de la Peña, vescovo della prelatura apostolica di Marawi, racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre la tragica situazione nella città filippina ancora in mano agli islamisti del Maute, affiliati all’ISIS. Il pensiero del presule va immediatamente a padre Teresito “Chito” Suganob, il vicario generale, rapito assieme ad altri cristiani. «Molti degli ostaggi si trovavano nella cattedrale perché stavano aiutando nei preparativi per la Festa di Maria Ausiliatrice dell’indomani. Non abbiamo loro notizie e soltanto qualche giorno fa sono riuscito a parlare con un comandante dei marines che mi ha promesso di fare tutto il possibile per trovarli e salvarli».

Il presule ritiene che il rapimento sia frutto dell’escalation di attacchi anticristiani che si sono verificati a Mindanao negli ultimi anni. «Un tempo la situazione era molto diversa e la nostra Chiesa promuoveva con ottimi risultati il dialogo interreligioso». Il vescovo ricorda come lo stesso padre Suganob fosse fortemente impegnato nella promozione del dialogo con i musulmani, e collaborasse con le ong islamiche che operavano nell’area. «Poi con il proliferare dell’estremismo tutto è stato distrutto. Sono iniziati gli scontri, sono giunti estremisti islamici dal Medio Oriente e molti giovani si sono radicalizzati. Eppure la gente di Marawi è sempre stata pacifica».

Monsignor de la Peña spiega inoltre come i terroristi del Maute, di etnia maranao, fossero un tempo legati alle autorità cittadine e guadagnassero grazie al commercio di droga. «Dopo che hanno perso potere e che le loro risorse si sono drasticamente ridotte a causa del forte controllo sul traffico di droga, hanno iniziato a ricevere finanziamenti dall’estero. Molti dei loro elementi hanno infatti studiato in Medio Oriente, soprattutto in Arabia Saudita, e così si sono radicalizzati».

Tornando alla situazione a Marawi il presule racconta di come la cattedrale di Maria Ausiliatrice sia stata attaccata, data alle fiamme e infine bombardata perché proprio al centro dell’area di combattimento tra esercito e islamisti. «Non soltanto la cattedrale, tutto è stato distrutto. La città è irriconoscibile. Quando guardiamo a queste immagini pensiamo immediatamente alla Siria o all’Iraq».

Sarà difficile, per l’esigua comunità di fedeli di questa prelatura nata soltanto 41 anni fa ritornare a vivere a Marawi dopo quanto accaduto. «Dobbiamo ricostruire tutto da zero e iniziare nuovamente a stabilire una presenza cristiana in quest’area a netta maggioranza musulmana. Ma non possiamo voltare le spalle a quanto realizzato finora. Dobbiamo continuare a promuovere il dialogo e cercare di ricostruire le speranze e i sogni infranti di tanti, anche musulmani, che al contrario degli islamisti desiderano la pace».

Nota della Redazione

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