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(ASI) La maggior parte degli italiani, questi tempi, si chiederà perché il debito pubblico italiano sia cosi alto. La risposta non è cosi ovvia e scostata e si presta ad una serie di complicazioni per tutti i soggetti, anche per quelli che si definiscono “economisti”.

In generale la dinamica del peso del debito riflette essenzialmente il fabbisogno finanziario delle amministrazioni pubbliche e l’andamento dell’economia.

Procediamo per gradi. L’Italia è sempre stata ed è un paese con un debito pubblico elevato. Gli anni in cui il debito è stato superiore al prodotto interno non sono casi isolati. Secondo un recente studio della Banca d’Italia su 147 anni osservati, dal 1861 al 2008, l’incidenza del debito delle Amministrazioni pubbliche è stato superiore al PIL, superando il rapporto del 100%.

L’unico periodo positivo in termini di livello di debito fu registrato nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, caratterizzato dal miracolo economico e da un peso del debito in media ben al di sotto del 35 per cento.

In una prima fase, a partire dalla fine degli anni ’60, l'aumento è stato determinato dalla componente "primaria“, ossia la differenza tra entrate ed uscite delle amministrazioni pubbliche al netto pagamento degli interessi: nel 1975 il disavanzo primario tocca il livello record (8,1 per cento). A questo punto, il debito accumulato è già diventato significativo e il suo servizio richiede una crescente spesa per gli interessi.

All’incremento della spesa pubblica per il consolidamento dello Stato Sociale effettuato negli anni ’60, non ha seguito un aumento delle entrate pubbliche, che si è avuto solo con la riforma tributaria del 1974. Tale condizione ha permesso l’istaurarsi di un circolo vizioso tra finanziamento del debito tramite nuova emissione di onere.

Negli anni ’80 l’onere, nonostante il grave disavanzo primario accumulato negli anni precedenti sia stato dimezzato, cresce sempre più rapidamente spinto dalla spesa per gli interessi.

Negli anni ’90 si è cercato di risanare l’economia pubblica. La differenza tra debito e prodotto complessivo è diminuito grazie all’entrata nell’Unione Europea che ha ridotto la spesa per gli interessi. Pur attestandosi ancora su alti valori, il rapporto debito/PIL diminuì più rapidamente, passando dal 121.8 per cento del 1994 al 113.7 per cento del 1999.

La cause dell’attuale crisi del debito italiano, oltre ad essere influenzate dal percorso storico appena descritto, risiedono nella tecnica utilizzata dagli anni 2000 in poi per ridurre il rapporto debito/PIL. L’avanzo primario è sceso dal 6.7 per cento del 1999 al 0.2 per cento del 2005. L’anomalia principale è stata la riduzione nel settennio 2000-2007 del debito pubblico aumentando le spesa e riducendo le entrate. Con tale meccanismo si espone la solidità patrimoniale di uno stato alle oscillazioni improvvise di un possibile ribasso del PIL e in un possibile rialzo del livelli di interesse da pagare sul debito, cosa che è prontamente successa con la crisi iniziata nel 2007/2008.

 

Alessandro Bulletti – Agenzia Stampa Italia

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