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Società, Arte e Cultura

Il peso delle parole: perché disarmare i "leoni da tastiera" è un dovere civile

Di Francesca Castellani 29 Giugno 2026 – 10:55 2 min di lettura

(ASI) Ormai è finito anche giugno. Siamo in praticamente in piena estate, le città si svuotano e il desiderio di leggerezza comincia a farsi largo tra ferie pianificate e sguardi rivolti al mare. Eppure, c’è un rumore di fondo che non va mai in vacanza, un ticchettio incessante che non conosce stagioni: quello dei leoni da tastiera.

Negli ultimi giorni, la cronaca ci ha sbattuto in faccia l’ennesimo, drammatico promemoria di quanto le parole possano trasformarsi in armi. La tragica scomparsa nel lago di Vico del marito del Ministro Eugenia Maria Roccella ci ha costretti a guardare dentro un baratro che troppo spesso facciamo finta di non vedere. Davanti a un dramma familiare e umano così profondo, la reazione sana e civile sarebbe il silenzio, il rispetto o, al massimo, una sommessa partecipazione al dolore. Invece, i tribunali improvvisati dei social network si sono riattivati all'istante, sputando sentenze, speculazioni ciniche e insulti intrisi di un odio politico e personale che non si ferma nemmeno davanti alla morte.

Questo episodio riaccende un riflettore spietato su una patologia digitale ormai cronica. Il "leone da tastiera" non è più solo il troll isolato che cerca provocazione; è un fenomeno collettivo alimentato dall'illusione dell'impunità e dalla totale perdita di empatia. Lo schermo dello smartphone funge da scudo deumanizzante: dall'altra parte non si vede più una persona in carne e ossa, magari con le sue fragilità, i suoi affetti e i suoi dolori,  ma un bersaglio bidimensionale su cui sfogare frustrazioni personali e polarizzazioni ideologiche.

La critica politica è legittima, il dissenso è il cuore della democrazia. Ma la gogna mediatica e il cinismo sciacallo non hanno nulla a che fare con la libertà di pensiero. Sono, semplicemente, violenza verbale.

Mentre ci prepariamo a vivere i mesi più caldi dell'anno, questo dramma ci impone una riflessione urgente sulla responsabilità digitale. Le parole che digitiamo hanno un peso specifico enorme e lasciano ferite reali, capaci di devastare la vita di chi le riceve e di chi gli sta accanto. Se vogliamo che l'estate porti davvero una boccata d'aria fresca, dobbiamo iniziare a bonificare i nostri spazi virtuali. Disarmare i leoni da tastiera non è solo un compito per i legislatori o per gli algoritmi delle piattaforme: è un dovere civile che comincia dal senso di decenza di ognuno di noi.

Francesca Castellani -  Agenzia Stampa Italia

 

*Immagine generata con A.I.gemini di Google.

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