(ASI) Abruzzo – Alle pendici del Gran Sasso sud – orientale, e in particolar modo lì dove viveva l'antica popolazione italica dei Vestini, in quella terra di passaggio in antichità dei pastori transumanti (fino al 1927 in Provincia di Teramo e oggi in Provincia di Pescara), nascerebbe l' arrosticino fatto a mano, piatto simbolo della cucina abruzzese che oggi sta prendendo piede nei ristoranti anche fuori regione e addirittura si sta cercando di esportare all'estero.

In questa zona, nel cuore dell'Abruzzo, al confine col Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, compresa fra Catignano, Civitaquana, Carpineto della Nora, Brittoli, Civitella Casanova e Villa Celiera, l'arrosticino sarebbe stato inventato e perfezionato.

Infatti, secondo la tradizione popolare, alcuni pastori di passaggio verso i pascoli, decisero di stanziarsi nella zona con le loro famiglie, e di vendere la carne di pecora per strada come ambulanti, soprattutto in occasione delle festività, delle ricorrenze, delle fiere e dei mercati, tagliandola e arrostendola, come erano abituati a fare, tra due file di mattoni sui carboni con un ceppo di legno di olivo o di sanguinella di circa.

La bontà dell'arrosticino dipende sia dalla preparazione, ma anche dall'abilità del cuoco e qui nella zona, in tal senso, si può vantare una lunga tradizione con tecniche e sapori tramandati da generazione in generazione.

Ad esempio, se Civitella Casanova può vantare la prima licenza di vendita di arrosticini del mondo (1819) e nel 2015 la realizzazione dell' arrosticino più lungo (10 mt e 33 cm), Villa Celiera (che fino all'inizio del Novecento era una frazione di Civitella Casanova) ha “battezzato” commercialmente l'arrosticino fatto a mano tradizionale che molti indicano comunemente come “di Villa Celiera”, mentre Civitaquana vanterebbe la prima foto che immortala la cottura tradizionale degli arrosticini (1930),   ritratta anche nella copertina del libro "Gli Abruzzi dei Contadini" (1923 - 1930) " della “Textus Edizioni” che raccoglie la documentazione fotografica degli studiosi svizzeri Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs (la foto inserita nell'articolo).

A tal proposito, si legge nella nota di commento alla foto nel libro: “L'arrosticiere in piazza. Il grande giorno di festa un macellaio ha montato il suo forno da campo a fianco alla chiesa (vedi il rilievo romanico sul muro della chiesa ! ). Tra alcuni mattoni ha acceso un fuoco di lignite e sopra dispone rametti di olivo e sanguinello lunghi 30 – 35 cm, sui quali ha infilazato 6-8 piccoli pezzi di carne di pecora. La carne salata viene arrostita nel proprio grasso. 1 spedarell costa 30 centesimi. Il macellaio taglia con accetta e coltello i pezzi di carne sulla panca; la donna ravviva il fuoco con il ventaglio di cartone. Sul muro della chiesa è appesa la pecora sotto un telo. La sera tutto è stato mangiato e si è fatto un buon affare”.

La signora che cuoce gli arrosticni e il macellaio che taglia la carne sarebbero i nonni dei cugini Fabio Ginestrino (ristoratore di Civitaquana) e di Loredana Ginestrino, imprenditrice del settore tipografico a San Giovanni Teatino (Ch).

Proprio per ricordare quell'evento avvenuto ben 87 anni fa e ripreso in foto, la famiglia Ginestrino organizzerà il 15 ottobre 2017, l'evento “L'Arrosticiere in Piazza”, patrocinato dal “Museo delle Genti d'Abruzzo” e dal Comune di Civitaquana con dimostrazioni di arti e mestieri del tempo, primitva cottura degli arrosticni e spettacoli folcloristici per le vie del paese.

A tal proposito, noi abbiamo intervistato gli organizzatori dell'evento: https://youtu.be/fTTj1U3gdX8

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

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