La continuità della X Mas dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943

(ASI) Chieti - La X Flottiglia Mas, erede della tradizione militare degli incursori di marina italiani della Grande Guerra, nasce nel 1941 durante la Seconda Guerra Mondiale, ispirandosi alla X Legione di Caio Giulio Cesare. 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la X Mas ebbe una serie di trionfi passati alla storia bellica sul mare (come viene ricordato nel suo inno), tra i quali quella leggendaria di Alessandra d'Egitto del 18 - 19 dicembre 1941. 

La X Mas, durante la Seconda Guerra Mondiale, ha avuto vari comandanti, tra i quali spiccano: Vittorio Moccagatta, Ernesto Forza e Junio Valerio Borghese che prese il Comando dell X Mas a maggio 1943 e che si trovava al quartier generale della X Mas a La Spezia al momento della proclamazione dell'Armistizio fra l'Italia e gli Alleati l'8 settembre 1943. 

Dopo l'8 settembre 1943, Junio Valerio Borghese, legittimo comandante della X Flottiglia Mas, dopo aver chiesto ordini senza riceverne alcuno dall'Ammiraglio Aimone Savoia - Aosta (comandante del Gruppo Leggero Dipartimento Marittimo dell'Alto Tirreno), decise autonomamente di far continuare la guerra alla X Flottiglia Mas a fianco della Germania, con un accordo stipulato con la marina germanica il 14 settembre 1943 che garantiva l'autonomia logistica  e operativa della Flottiglia (9 giorni prima della nascita del governo della Repubblica Sociale Italiana - Rsi). Questa autonomia, il comandante Borghese la fece valere sempre, sia nei confronti dei tedeschi in difesa della italianità della Venezia Giulia che il Reich voleva restituire all'amministrazione austriaca, sia dei fascisti repubblicani che a gennaio 1944 lo fecero imprigionare per alcuni giorni, per poi liberarlo dopo la minaccia dei militi della X Mas (circa 10 mila uomini) di marciare sulla capitale della Rsi Salò sul Lago di Garda, vicino il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera. 

A tal proposito, a testimonianza della legittimità della X Mas di Junio Valerio Borghese di essere ufficialmente l'unico erede diretto della X Mas ante 8 settembre 1943, c'è che i reparti d'assalto della marina italiana rimasti fedeli al Re, non hanno potuto riutilizzare il nome X Mas, ma hanno dovuto ribattezzare la loro formazione "Mareassalti", benché composta da alcuni componenti della X Mas della Regia Marina, catturati e poi liberati dagli Inglesi durante la cobelligeranza del Regno d'Italia come Luigi Durand de la Penne e Gino Birindelli (ci sono invece alcuni membri della X Mas di Borghese che, addirittura, addestrarono gli incursori israeliani alla nascita dello Stato di Israele nel 1948, ovviamente in funzione anti britannica, come sono segnalati uomini della X Mas in incognito fra coloro che coordinarono la lotta anti britannica a Trieste per il ritorno della città all'Italia il 26 ottobre 1954 ). Mitica in ottica patriottica e anti comunista la battaglia di Tarnova dove pochi militi della X Mas hanno resistito, poi respinto con l'aiuto dei rinforzi, quasi tre mila soldati dell'esercito titino jugoslavo. 

Il giudizio sulla X Mas di Junio Valerio Borghese è controverso, perché se da una parte nessuno può mettere in discussione il valore militare dei suoi uomini, in un'epoca come questa, dove si continua a commettere ancora l'errore di giudicare troppo spesso il passato con gli occhi di chi vive il presente, invece di contestualizzare i fatti nel contesto storico - sociale in cui si sono svolti, la si accusa di aver appoggiato la Germania Nazista,  senza considerare i valori come l'onore e l'amor patrio che contraddistinguevano i militi della X Mas (come recita l'inno della Flottiglia composto dalla moglie di Borghese) che si ispiravano direttamente ai valori dell'arditismo dannunziano, non a caso il quartiere generale di Junio Valerio Borghese era a Milano in Piazza Fiume (oggi Piazza della Repubblica, dove il reparto venne smobilitato il 26 aprile 1945, non prima di aver ricevuto l'onore delle armi dagli Alleati. 

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia 

 

 

 

Fonte foto pubblicato da zuzahin, Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

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