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Cultura

Teatro popolare siciliano: al Don Bosco di Catania va in scena la compagnia Liotru.

Di Redazione ASI 17 Dicembre 2011 – 12:00 2 min di lettura

(ASI) La valorizzazione della diversità, la lotta contro gli atavici pregiudizi di una società, quale quella siciliana dei decenni passati, ancorata a credenze e ad ormai anacronistici principi ed ideali. Si ride, ma al contempo si riflette, con la commedia in tre atti di Francesca Sabato Agnetta "U sapiti com'è", proposta sul palcoscenico del teatro Don Bosco di Catania dalla compagnia Liotru.


Un classico del teatro popolare siciliano, uno spaccato della realtà isolana ben delineato dal regista Franco Roccasalvo e in cui si intrecciano amori, gelosie, usi e costumi del tempo che fu. In un contesto caratterizzato da una profonda arretratezza socio - culturale, ma in cui si respira l'anelito dei personaggi che arricchiscono la trama a migliorare il proprio status sociale. E' Cola, ben interpretato da Aldo Seminara, il protagonista incontrastato della scena. Ragazzo "diverso", immaturo rispetto all'età anagrafica, si trova, suo malgrado, al centro dei confronti - scontri tra le altre figure e tipi umani: dal profondo rapporto d'amore che lo lega alla madre malata Gati (Rosalba Ruggieri), ai sentimenti che prova nei confronti della giovane donzella Sisidda (Alda Randazzo), al confronto che sfocierà nel dramma con l'aggressivo fratello Gaetano (Francesco Macaluso), impegnato in un triangolo amoroso con Mara (Azzurra Viglianisi) e Vennira (Noemi Stracquadanio). E' Cola, oggetto di scherno e commiserazione e i cui atteggiamenti sono sempre improntati alla massima sincerità e genuinità, a divenire spesso la "bocca della verità" seppur etichettato sempre nello stesso modo: "Si sa com'è", facendo esplicito riferimento al suo ritardo intellettivo. Ma è nel suo cuore e nella sua mente che albergano i più sani valori e principi universali legati all'amore e all'amicizia che lo portano, addirittura, all'estremo sacrificio, a differenza di coloro che si ritengono "normali" e che improntano la loro esistenza sull'inganno, sulle furberie, sulla strenua difesa dei propri interessi. Attorno al contesto familiare del protagonista ruotano le altre figure fortemente marcate, dalle due donne - padrone Za Pidda (Marianna Muscari) e Za Nina (Giorgia Greco), ai popolani Don Cicciu (interpretato dallo stesso regista Roccasalvo), Filippu (Salvo Russo), Ianu (Filippo Sorbello) e Liddu (Piero Sapienza), da Ninetta (Gloria Seminara), Melina (Giorgia Nicosia) e Cettina (Claudia Blundo) all'avvocato sui generis Don Luiginu (Giovanni Cavallaro). Particolarmente apprezzata dal numeroso pubblico intervenuto la performance dei "picciriddi", i giovanissimi attori in erba Alessandro Blundo, Sofia Raimondo, Chiara Reina, Alice Raimondo, Marco Sapienza, Sandro Seminara. Le scene sono state curate da Aldo Calcina, luci e fonica di Vito Mammana, costumi di Katia Di Stefano. Antonio Longo

Nota della Redazione

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