Mario Rigoni Stern: cent’anni dalla nascita

(ASI) Asiago (VI) - Oggi ricorre il centenario della nascita di Mario Rigoni Stern, lo scrittore dell'Altipiano di Asiago, l'uomo dei boschi, militare, Alpino, scrittore di un'Italia civile che sembra oramai scomparsa, coscienza e guida non solo di un territorio, ma anche di una collettività smarrita.

Lo sconosciuto Rigoni Stern diviene famoso al grande pubblico vincendo il Premio Viareggio con il romanzo "Il Sergente nella neve", opera autobiografica sulla ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale.

A mio avviso tuttavia, è dal 1945 al 1953 che Rigoni Stern comprende la sua missione di vita, ossia quello di diventare uno scrittore e narratore di cose che ha visto e vissuto. Comprende il senso di essere divenuto un reduce, e pertanto il dovere morale di raccontare alle generazioni future gli orrori appena trascorsi.

Quando, a fine guerra, torna ad Asiago, distrutto, provato, incapace di percorrere a piedi i tornanti dell'Altipiano, Rigoni Stern ritrova il bosco. Quel luogo incantato che lo accoglierà nelle sue camminate, due volte al giorno fino alla morte, e dove nei primissimi anni postbellici, correva per non impazzire. Quale era il senso d’essere sopravvissuto, quando amici, coetanei, giovani come lui erano morti in Grecia, Russia, Germania o Ungheria? Queste le domande maggiori che si poneva il giovane Rigoni.

Il suo impegno civile, al pari dell'amico Primo Levi, fu proprio questo. Raccontare la guerra ed il bosco. "Uomini boschi e api, il bosco degli urogalli, storia di Tönle" sono i suoi capolavori più conosciuti, senza dimenticare "Arboreto selvatico" (unicum sullo studio letterario delle piante), o "le stagioni di Giacomo". Schivo, refrattario alla fama e al successo, coltivava nell'orto di casa ciò che avrebbe mangiato, anticipando di molto i temi ecologisti. Alpino di talento, ebbe per un periodo come istruttore anche Emilio Comici..

Grazie a lui, l'Altipiano di Asiago è divenuto famoso nel mondo, e l'impegno civile per anni era cosa reale.

Ad Asiago, dopo 48 ore di convegno partite il 29 ottobre, sul centenario della nascita dell’autore, la sensazione che ci sia ancora molto da scoprire su di lui, è profonda. Il comitato nazionale del centenario, convocato da Giuseppe Mendicino, biografo di Rigoni Stern, presso l’Hotel Millepini di Asiago, ha visto succedersi studiosi e amici, offrendo venti contributi diversi, alcuni carichi di novità e umanità, senza sfiorare nell’accademismo.

Un intrigante contributo è stato offerto dallo storico Mario Isnenghi, sul senso dell’attesa e del ritorno. Tante le forme declinate, di esso: alla giovinezza, alla vita del bosco, al valore della memoria. Walter Barberis, presidente di Einaudi, editore di Rigoni Stern per tutta la vita, ha svelato alcuni dei suoi contatti epistolari con l’autore, attraverso gli uomini della regia. L’amicizia con Giulio Einaudi fu “diretta e deferente”, parlando sempre di un uomo che non cercava mondanità, ma sodalizi veri, come quelli con: Nuto Revelli, Primo Levi, Giovanni Arpino, Norberto Bobbio, Emilio Lussu.

Questo e molto altro è parte dei contributi emersi nel recente convegno del centenario, che probabilmente, ha solo aperto nuovi spazi interpretativi sull’autore.

In questo momento, possiamo davvero sentire la mancanza di uno scrittore al pari suo, che facessero sentire la voce come Rigoni Stern, in un’Italia sempre più martoriata, umiliata e divisa da potentati stranieri.

Mi si conceda un ultimo aneddoto su questo grande scrittore: giunta comunicazione di vittoria del premio Viareggio, la fedele moglie dice al suo sposo di recarsi alla cerimonia, nella nota località toscana. Egli, privo di un abito adeguato alla circostanza, indossò quello del matrimonio. E se da un lato Viareggio incoronò Rigoni Stern vincitore dell’ambito premio, dall’altro, il Comune di Asiago, ov’era impiegato presso l’Ufficio Catasto, inserì la mancata presenza a lavoro come “assenza ingiustificata”, con tanto di decurtazione dello stipendio. Burocrazia e mediocrità, oggi come ieri.

A lui dedico queste righe, con un unico rimpianto: non averlo mai potuto conoscere, né vedere dal vivo, nonostante le possibilità che il tempo ha offerto.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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