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(ASI) Una giornata particolare quella di sabato 12 Novembre a Perugia. Il prof. Pietro Cappellari, ricercatore dell'Istituto storico Fondazione RSI di Terranuova Bracciolini, ha presentato la sua ultima fatica Una Patria Una Nazione Un Popolo (Herald Editore 2011), viaggio nel cuore dei nostri 150 anni, dall'Unità d'Italia alla guerra civile del '43-'45.



Il convegno, tenutosi presso un hotel del centro cittadino, è stato organizzato e curato da Claudio Pitti, coordinatore regionale umbro del Movimento Sociale Fiamma Tricolore ed ha visto una discreta presenza di pubblico, da alcuni esponenti della politica locale ad appassionati di storia e curiosi.
Centocinquant'anni di un paese ancora in cerca di una sua identità: questo il messaggio lanciato dai relatori durante il convegno. Se il 1861 rappresentò l'unità politica e territoriale, la coesione culturale, linguistica, nonché il senso di appartenenza ad una Collettività giunge molto più lentamente e progressivamente, con non pochi problemi.
La lotta al brigantaggio e la leva obbligatoria di cinque anni (l'odiato servizio che priva il sud di lavoranti agricoli) sono ostacoli duri da superare, segni tangibili di una logica più che di congiunzione, di separazione tra due realtà della stessa penisola incapaci di confrontarsi e di sentirsi parte di un iter comune.
Le campagne coloniale rappresentano il primo passo verso la costruzione di un'immagine, di un prestigio nazionale, nonché la possibilità di incrementare, almeno in parte, ricchezze indispensabili per il rilancio industriale di uno stato, il Regno d'Italia, ancora prettamente legato alla terra.
Ma è sulla linea del Piave e sull'altipiano carsico che Nord e Sud, piccolo borghesi e contadini di Palermo e Milano si ritroveranno per la prima volta faccia a faccia, sentendosi parte di un qualcosa che sta lottando perché, dopo nemmeno sessant'anni, il proprio paese non sparisca.
Il richiamo ad una Patria che va oltre i confini regionali ed i campanilismi, l'idea di essere un corpo unico che supera divisioni e personalismi in funzione di un sentore collettivo, trova nella guerra agli austriaci e, poi, nell'esperienza di Fiume il suo risultato più grande. Esiste un humus italiano, finalmente. Il Ventennio fascista, con lo sviluppo e lo sfruttamento dei canali di informazione (radio e cinematografo), con lo sviluppo edilizio un'attenzione alla cura della lingua, tenta un ulteriore compattamento destinato tuttavia ad essere travolto e dimenticato dalla tragedia della guerra. La guerra, quella civile in particolare, ripropone italiani contro italiani, separati non più dai campanilismi bensì dall'ideologia. Una separazione, anzi una contrapposizione che dura tutt'ora. Nella società del consumo, nel mondo globalizzato, Patria e Unità sono sentiti come concetti molto lontani, talvolta rispolverati per celebrazioni culturali o sportive, ma assenti dal quotidiano, quando le ingerenze della politica internazionale nei confronti dell'Italia dovrebbe spingere il popolo italiano ad un'unità, al sentirsi, appunto, un corpo unico.
Il prof. Pietro Cappellari ha ringraziato i presenti, dando appuntamento a Terni, per il mese di dicembre, in occasione di un convegno sui campi di internamento alleati in Italia, in collaborazione con il Centro Studi Nadir.

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