(ASI) – Abruzzo – Studiosi e ricercatori universitari mostrano sempre più maggiore interesse per il “sapere popolare” e in particolare per il patrimonio demo – etno – antropologico presente nel territorio dell'Abruzzo montano.

Tale necessità scaturisce dalla necessità di acquisire maggiore conoscenza degli usi e costumi tradizionali e popolari, di modi di comportamento e di ritualità che storicamente rappresentano l'essenza di un modello sociale più che millenario che vuole essere tramandato e preservato in questo mondo sempre più globalizzato che tende a denigrare e brutalizzare le culture locali e in cui l'uomo non ha più certezze identitarie.

L'Abruzzo, in questo contesto rappresenta un interessante soggetto di studio, Infatti, la regione, cerniera fra il Nord e il Sud d'Italia, attraversato nella sua storia da genti diverse, portatrici di stimoli culturali, modi di vita e culti religiosi variegati, presenta molti usi, costumi culti ancestrali del suo passato che sono ancora presenti nelle sue culture locali, e integrati con le tradizioni cristiane in modo tale da non essere pressoché più distinguibili.

Pressoché tutte le città, i paesi, i borghi, le contrade, celebrano regolarmente feste straordinarie, rogazioni, processioni, pellegrinaggi, in cui sono presenti i segni di un immaginario collettivo che affonda le sue radici in un remoto passato.

In particolare, il territorio della Comunità Montana Sirentina, quello che si sviluppa nelle valli e alle pendici del Monte Sirente nella Marsica, in ragione di vari fattori e vicende che ne hanno determinato una ancora evidente marginalità, conserva ed esprime un ricco patrimonio di interesse etnografico che è stato recentemente ricostruito, raccolto e preservato dallo storico di Castelvecchio Subequo Giuseppe Cera (dell'Associazione Sauguis Francisci presieduta dall'imprenditore biellese, originario della zona, Franco Di Braccio) in un libro sulle tradizioni, i riti e le feste religiosi nel territorio sirentino.

L'opera, intitolata appunto “Il Segno della devozione nel territorio sirentino”, realizzato ovviamente da Giuseppe Cera con Aldo Amicosante, che si avvale della consulenza etnografica di Massimo Santilli e del Prof. Gabriele Marcucci dell'Università di L'Aquila che ha curato la prefazione, ha come fine la rilevazione delle feste religiose tradizionali attualmente celebrate nel territorio, come anche delle ricorrenze festive non più in uso, ma di cui si conserva traccia nella memoria residuale delle locali popolazioni.

Una ritualità che solitamente si discosta dai canoni della liturgia ufficiale e che affonda le sue radici nel mondo pagano, nella fenomenologia religiosa della Gens Italica e nella fattispecie di quella Peligna, Superequana, Vestina e Marsa.

Di vari Numi tutelari dell'antichità abbiamo notizia nella zona attraverso resti di edifici sacri, epigrafi e toponimi. Si rinvengono, ad esempio, tracce del culto dedicato a Mercurio in Gagliano Aterno, a Giove in Fontecchio, a Silvano nei dintorni di Beffi e di Secinaro a Minerva a Castel di Ieri. La figura mitica di Ercole, trova attestazione in vari centri dell'area Subequana come a Castelvecchio Subequo, a Molina Aterno ed a Secinaro. Su di una divinità eponima dei Peligni come la dea Pelina si dispone di reperti che ne documentano la presenza sempre a Secinaro.

Con l'avvento del Cristianesimo, la continuità sacrale e religiosa che alcuni luoghi hanno mantenuto nel tempo, è rappresentata con l'edificazione di molte chiese sorte proprio sui ruderi di templi pagani, come ad esempio a Tontecchio col complesso religioso della Madonna della Vittoria o a Castelvecchio Subequo con la Chiesetta di S.Agata. Inoltre, Testimonianza dell'avvento del Cristianesimo in area Sirentina è provato anche dalla scoperta a Castelvecchio Subequo di un cimitero ipogeo catacombale risalente agli inizi del IV secolo che rappresenta la più antica testimonianza paleocristiana in Abruzzo.

L'attuale calendario delle ricorrenze festive, legato alla celebrazione di Santi, Sante o Madonne contempla molti episodi in cui, andando oltre all'aspetto ludico, si riscontrano episodi di continuità fra la ritualità pagana e quella cristiana.

Nel libro “Il Segno della devozione del territorio sirentino” vegono trattate e catalogate le seguenti feste religiose: S.Agata di Castelvecchio Subequo, S.Antonio Abate a Secinaro, S.Antonio da Padova a Gagliano Aterno, S.Biagio di Fontecchio, S.Donato Martire di Catel di Ieri, S.Erasmo a Beffi e Succiano di Acciano, S.Francesco d'Assisi a Castelvecchio Subequo, S.Gemma Vergine a Goriano Sicoli, S.Leucio a Rocca di Mezzo, S.Lucia a Rocca di Cambio. S,Martino di Tours a Gagliano Aterno, S. Nicola di Bari a Molina Aterno, S.Petronilla ad Acciano, S.Sebastiano ad Ovindoli, S. Vincenzo Ferrer a Ripa di Fagnano Alto. A queste feste si aggiungono: ovviamente l'immancabile Venerdi Santo ( in particolare la processione di Secinaro), il culto mariano di cui sono interessanti le feste di Castel di Ieri e di Roccapreturo di Acciano, oltre che il culto della Santissima Trinità di Tione degli Abruzzi.

La maggior parte delle feste repertoriate in questa sede è caratterizzata da offerte propiziatorie e dal consumo rituale di cibi, che variano con il trascorrere delle stagioni: legumi in inverno ( si vedano ad esempio i riti dedicati a S.Antonio l'Eremita), cereali e quindi pane, in primavera. Si tratta dunque per lo più di feste oblative, motivate da una radicatissima e universale idea: doniamo al numen (la divinità) prodotti, fuochi, preghiere, canti, tempo, e il numen non potrà non ricambiare, grazie alla sua intercessione verso Dio, i suoi favori e cioè: salute, fecondità raccolti abbondanti, animali sani e produttivi.

Questa idea è tipica delle aree la cui economia è ancora fortemente agro – pastorale, in cui un tempo più di ora, la qualità della vita è strettamente connessa alla terra e ai suoi frutti: grano, legumi, erba, acqua. Nell'immaginario collettivo che affonda le sue radici in un lontanissimo passato, esseri magici e soprannaturali continuano a popolare montagne, corsi d'acqua e boschi i quali, se opportunamente contattati nei tempi e negli spazi suggeriti dalle tradizioni, si prodigheranno in favori, patrocini, manifestazioni di benevolenza.

L'iniziativa culturale, realizzata col patrocinio della Regione Abruzzo e col Gruppo Archeologico Superequano, promossa dalla Comunità Montana Sirentina di concerto con la Comunità Montana Amiternina e quella di Campo Imperatore – Piana di Navelli, ha usufruito di un finanziamento regionale in attuazione della legge n.95 del 18 maggio 2000 e costituisce il primo modulo di intervento finalizzato alla creazione di un Archivio Digitale della cultura e materiali dell'Abruzzo Aquilano da porre in rete internet e da rendere fruibile attraverso un “Centro di Documentazione”, operativo presso la stessa Comunità Montana Sirentina a Secinaro.

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

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