Don Aldo Buonaiuto (Comunità Giovanni XXIII): "La non cultura nega diritto alla dignità umana"

(ASI) Riceviamo e Pubblichiamo In questi giorni si parla ripetutamente di stupri materiali omettendo di dire che sono preceduti da quelli psicologici e interiori. Chi abusa è a sua volta espressione di una “non cultura” che nega il rispetto della dignità umana e non riconosce la sacralità della vita.

Don Aldo Buonaiuto, fondatore di Interris.it e sacerdote della Comunità Giovanni XXIII, riflette sui fatti di cronaca di Palermo e Caivano espressione della "non cultura che nega il diritto alla dignità umana"

(ASI) In questi giorni si parla ripetutamente di stupri materiali omettendo di dire che sono preceduti da quelli psicologici e interiori. Chi abusa è a sua volta espressione di una “non cultura” che nega il rispetto della dignità umana e non riconosce la sacralità della vita. Il problema dei nostri ragazzi sono gli adulti. Vedere questi figli che si ritrovano addirittura a stuprare in gruppo delle innocenti e ingenue coetanee come se fosse un divertimento, dovrebbe inquietare tutte le agenzie educative. Invece si respira tanta, troppa indifferenza, poca indignazione. Scontiamo la condizione cronica di un età adulta “perennemente adolescente” e narcisisticamente incapace di fornire anticorpi valoriali e comportamenti indispensabili a combattere una comunicazione social così degradata da esaltare crimini universali come la violenza sui minori. Questa società sembra assuefatta a queste cronache che di fatto sono raccapriccianti.

I primi a difendere gli errori dei nostri ragazzi, a sottovalutare le loro azioni sono i genitori. Chissà, forse anche il loro fallimento li porta nel sentirsi in colpa a relativizzare azioni e comportamenti di una gravità inaudita. Trascorrendo molto tempo con questi figli mi accorgo, e non smetto mai di stupirmi delle loro immense fragilità. Questi giovani vivono smarriti e profondamente soli, non si sentono capiti né amati e proprio all’interno delle mura domestiche ricevono tanti traumi e ferite che spesso non si rimarginano. Loro piangono a dirotto quando aprono il loro cuore ed esternano tutte le loro paure. Le violenze che esprimono, quando verbalmente e quando con gesti inauditi ed estremi, sono il loro grande grido inascoltato. Avevano bisogno di sentirsi compresi e amati e invece attorno a sé hanno incontrato solo riferimenti deludenti e anche sconcertanti. Ma chi si occupa oggi veramente dei nostri giovani? Quali istituzioni, quali agenzie educative, quali organizzazioni nazionali e internazionali?

Tanti sono gli adulti affogati in egoismi così accecanti che neanche si rendono conto della loro assenza di fatto e di aver spinto le nuove generazioni verso gli abissi del nulla. Il panorama più squallido lo vediamo nei famosi social e dai cosiddetti “influencer del nulla e dell’effimero” che speculando sulle loro fragili menti si fanno complici del sistema più orrendo di questa epoca: uccidere l’anima. Almeno ci provano, appunto, sistematicamente inveendo con rabbia su chi prova a creare un pensiero, una riflessione profonda sui valori, un esame di coscienza per cambiare rotta, una revisione di vita da condividere con qualche saggio. I “punti di riferimento” sembrano scomparire. Vedi gli anziani così ridicoli che vogliono fare i giovanotti e i bambini che vengono conciati da adulti. I genitori, le scuole e tutte le realtà educative sembrano imbalsamate, sole, impaurite e incapaci di rispondere a questo tsunami di violenza collettiva.

Il danno, impossibile da quantificare di una educazione sentimentale e sessuale inquinata dalla pornografia dilagante e tanto facilmente accessibile dai minori incombe come un macigno su quella che il Santo Padre ha chiamato “catastrofe formativa”, a simboleggiare l’abisso in cui è precipitata una contemporaneità che mercifica persino i sentimenti e l’eros. Siccome “Deus Caritas Est” (Dio è amore) ridicolizzare le relazioni di coppia è il peggior sfregio ad una collettività che ha messo di tramandare possibilità e orizzonti di condivisione a dei giovani che rischiano di smarrirsi nel mare infestato di pericoli e sirene capaci di allontanarli dalla giusta rotta.

Come Papa Francesco ha ribadito a milioni di giovani presenti e collegati da tutto il mondo alla GMG di Lisbona l’umanità rischia l’implosione per lo sgretolamento individuale e comunitario delle creature prima ancora del creato: perciò come il paradigma evangelico di Maria ed Elisabetta insegna, dobbiamo affrettarci a rilanciare il bene che in ogni angolo del pianeta continua ad alimentare opere sociali, progetti familiari, iniziative solidali. Fare della propria vita un capolavoro è il mandato più forte che un adulto responsabile può trasmettere ad una gioventù assetata di testimoni credibili perché nulla è davvero perso finché ci si impegnerà per il bene comune nella condivisione che “il male avrà non avrà l’ultima parola”.

 don Aldo Buonaiuto

 

 

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