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Italia

Alla scuola del deserto

Di Redazione ASI 14 Agosto 2013 – 16:30 3 min di lettura
(ASI) MODICA - Gli incontri annuali tra la comunità di s. Pietro di Modica - allargata in spirito di vera fratellanza ad altre presenze della diocesi - e i fratelli e le sorelle di Paganica inseriscono nuovi tasselli ad un legame da sempre di profonda e sincera amicizia definendone ulteriormente senso e significato.

A Villa Emmaus, sulle colline fresche e verdeggianti di Castagneto, in provincia di Teramo, si sono svolti dal 9 al 12 agosto gli esercizi spirituali tenuti da don Dionisio Rodriguez, parroco di Santa Maria Assunta di Paganica, don Gianni Carozza, vicerettore del seminario regionale abruzzese e molisano di Chieti, e don Corrado Lorefice, vicario foraneo di Modica, sul tema “La fede confessata e vissuta da una comunità attraverso l’esperienza dell’Esodo.

Meditazioni su passi dell’Esodo e del Deuteronomio, arricchite da scritti di Dossetti e su don Puglisi,  hanno tracciato piste di riflessione che si sono rivelate stimolanti in un cammino parallelo al popolo ebraico lungo il deserto, il luogo del non ancora.

Uscire, attraversare, entrare sono le tappe di un percorso individuale e comunitario che spesso si inceppa per cui si fa marcia indietro o ci si blocca ostacolati dalla paura, dalla rassegnazione, dal dubbio, dalla perdita di speranza. Le prove e le sofferenze della vita sono vissute a volte come una punizione di Dio esagerata e prolungata o un’assenza incomprensibile; proviamo la terribile sensazione di vagare in un mare di sabbia che ci disorienta. Mormorava il popolo ebraico nelle tende dubitando della promessa, mormora ancora l’uomo di ogni tempo e luogo. Affidarsi all’idolatria, al feticismo e alla magia appare così la via d’uscita, disobbedire si rivela l’unica possibilità di non dipendere più da nessuno presumendo di poter fare affidamento solo su noi stessi.

Abbiamo dimenticato la Storia della nostra Salvezza. E’ solo quando il ricordo riaffiora dopo l’ascolto, quando l’invito shema’ e zakan vengono accolti come dono, la paura si trasforma in fiducia e si ricomincia ad avere fede nella possibilità della Parola. Il dolore si scioglie in pianto benefico nel riconoscere e nel riaffermare che il nostro Dio è Padre buono e non dimentica mai i suoi figli, ma le nostre vie non coincidono con le sue vie che puntano al Bene supremo che ha promesso. La forza si riacquista nell’abbandono che ci fa avvertire la sua costante e fedele presenza, nella docilità all’affidamento rinunciando all’orgoglio, nel ricominciare sempre e comunque dopo ogni caduta, ogni prova, ogni tentazione, nell’attendere la resurrezione dopo ogni tragedia, ogni morte.

Ma tutto ciò ancora non basta se il cammino non diventa comunione con la comunità parrocchiale, monastica, cittadina, umana. In essa la semplice presenza dell’altro può dare slancio per rialzarsi, in essa la fatica del vivere e dell’amare si condivide; la comunità audace nella tribolazione, come i martiri della fede, diviene allora terra promessa dell’accoglienza e del discernimento dove il chicco di grano porta  frutto anche se muore.

Unito, solidale e aperto al mondo il piccolo gregge può vivere momenti che preannunciano la gioia finale del banchetto del Regno. Preparare i pasti e lavare le stoviglie, alimentarsi alla mensa della Parola e dell’Eucaristica, partecipare ad una sagra paesana allietata da canti e danze, rivolgere con stupore lo sguardo al cielo stellato sono stati piccoli, semplici ma emozionanti frammenti di vita attraverso cui il luogo del non ancora ha rivelato che dipendere da Dio è di certo una grazia. Farne memoria nell’abbandono fiducioso sarà sempre una garanzia di serenità vera e duratura.

Maurilio Assenza

maurilioassenza@virgilio.it


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