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Estera

Come Spenderli. Dall’Economist: Apple’s Cash Pile

Di Kim Navarra 15 Marzo 2012 – 09:51 2 min di lettura

(ASI) Poco dopo la morte di Steve Jobs l’anno scorso un gruppo di simpaticoni ha elogiato il fondatore della Apple con una battuta: “Dieci anni fa avevamo Steve Jobs, Bob Hope e Johnny Cash, ora non abbiamo né jobs (posti di lavoro) né hope (speranza) né cash (contanti).

La Apple sicuramente non ha più Jobs, ma riempie i suoi azionisti di speranza (hope) ed è satura di “cash”. La sua quota di mercato è pari a 500 miliardi di dollari ai quali si aggiungono altri 100 miliardi di dollari di stato patrimoniale. Questa montagna di soldi non farà che crescere ancora, grazie anche al prezioso contributo dei tanti aficionados dei prodotti e gadgets, tra i quali un nuovo ipad e una sorta di i-tv. Il nuovo i-pad sarà il primo traguardo del nuovo amministratore delegato della Apple, Tim Cook, ma assieme al successo arriverà anche una forte pressione esterna che vorrà ricevere spiegazioni in merito a come l’azienda intende investire questa imbarazzante ricchezza che possiede. Il mese scorso Tim Cook ha ammesso che la compagnia possiede più cash di quanto in realtà gliene serva per le sue operazioni, un bel problema da avere! La soluzione più ovvia sarebbe quella di ridistribuire un pò di questi utili ai propri azionisti tramite dividendi, ma sembra essere un argomento molto delicato. Steve Jobs era ossessionato con l’accumulazione, soprattutto come conseguenza della quasi bancarotta della Apple nella metà degl’anni 90. Ridare soldi agli azionisti sarebbe quindi un punto di allontanamento dalla filosofia del fondatore. Inoltre negli incubi di Cook vige il ricordo della Microsoft la cui crescita rallentò nel momento in cui incominciò a ridistribuire i guadagni agl’azionisti nel 2003.

La Apple non sembra correre rischi di un simile destino, ma allo stesso tempo deve ingegnarsi per trovare il modo di investire i guadagni sensatamente. Potrebbe investire in acquisizioni di componenti e fondare una propria industria di semiconduttori, oppure aprire nuovi negozi, ma non farebbero che portare ancora più cash alla pila già esistente. Sul fronte delle acquisizioni la Apple ha sempre disdegnato i Mega accordi prediligendo invece aziende più piccole ad alta tecnologia e con un capitale umano equiparato, come, ad esempio, la Siri che svolge la funzione di “personal assistant“ virtuale. Nonostante tutto, sembra che la Apple inizierà da quest’anno a ridistribuire un po’ dei propri contanti ai propri azionisti, ma come tutto questo avverrà richiede del tempo in quanto le società che detengono questi liquidi non si trovano in America. Questi azionisti sono più interessati ad estrarre quanti più liquidi possibili dalla Apple che non alla ragione d’essere della stessa e cioè quella di inventare prodotti incredibili. Queste azioni hanno un valore anche perché gli stessi azionisti si aspettano e hanno diritto ad una condivisione dei profitti, resta da vedere quale corso d’azione la Apple sceglierà di intraprendere.

Nota della Redazione

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