(ASI) Dice un poeta: solo chi ha il cuore puro può cantare, può trasmettere la voce dell'universo che ci abita dentro; è per questa magica euritmia con il tutto che il canto è definito l'espressione dell'anima.

Ma il canto ha necessità dalla musica per esprimere le sue note più elevate, per sentire la voce dell'energia cosmica. È per questo che si dice che fra i vari generi musicali l'opera lirica  rappresenta il bel canto ed il bel canto ha nel melodramma la più sublime espressione. Per Noi italiani Il Melodramma sta alla musica, come la bellezza a Venere alla bellezza.  Infatti va ricordato che il Melodramma nasce in Italia ed ha fatto grande Paese nel mondo.

Protagonisti dell’opera lirica sono i baritoni, i soprani e i tenori che sono gli interpreti più amati.

Fra i migliori tenori italiani che nel tempo hanno scritto la storia dell’Opera lirica ricordiamo:

Alessandro Bonci (1870-1940)

Enrico Caruso (1873-1921)

Aureliano Pertile (1885-1952)

Tito Schipa (1888-1965)

Beniamino Gigli (1890-1957)

Giacomo Lauri Volpi (1892-1979)

Mario del Monaco (1915-1982)

Franco Corelli (1921-2003)

Giuseppe di Stefano (1921-2008)

Carlo Bergonzi (1924-2014)

Luciano Pavarotti (1935-2007)

Un necessario preambolo perché oggi l’intervista la facciamo con l’importante tenore Giuseppe Morino, nato ad Assisi nel 1950 che gli esperti definiscono un tenore aggraziato e di incredibile sicurezza tecnica. Infatti diversi sono i premi avuti per sue eccelse doti vocali.

 Il Prof. Giuseppe Morino ha avuto la sua consacrazione come tenore nel 1986 al 12° Festival della Valle d’Itria, ha superato i picchi vocali con incredibile disinvoltura, virtuosismi che ha confermato esibendosi con l’emissione di alcune note acutissime in falsettone, tecnica, lo ricordiamo fin ora rimasta sui manuali, ed ha cantato il resto con dolcezza, guadagnandosi sul campo e nel tempo l’appellativo di ‘l’unico tenore di grazia degli ultimi anni.

Le chiediamo, quando e perché nasce l’amore per la lirica?

Ho iniziato a sei anni a cantare, da bambino nel coro della Chiesa, e come diceva sempre il Dott. Rodlfo Celletti, uno dei più grandi critici mondiali, la scuola della Chiesa era una scuola super valida perché i bambini iniziano a cantare presto e veniva formato l’organo vocale. Sono entrato a 22 anni nel coro dei cantori di Assisi e ho incontrato li Padre Evangelista di Foligno, un monumento della musica, lui appena mi ha ascoltato mi ha detto “tu devi andare a studiare”, io ci ho pensato perché frequentavo economia e commercio, poi però mi sono iscritto, all’inizio non amavo molto il genere lirico ero più attratto dal genere vocale più madrigalistico dopo piano piano mi sono innamorato della lirica, e ne sono diventato un grande amante e un grande espressionista delle pagine del bel canto, nel 1986 sono stato il primo a ricantare tutta la parte del tenore di Idreno nella semiramide di Rossini erano più di cento anni che non veniva cantata e l’anno dopo cantai un’altra opera molto congeniale al tenore belcantista, ‘Il pirata’ di Vincenzo Bellini, un’opera scritta per il mitico Giovanni Battista Rubini che era il tenore di Bellini.

Il 1987 è stato un anno formidabile con il mio debutto alla Scala con il Maestro Muti, un’esperienza straordinaria. Nel 1987 ho debuttato anche al Festival Rossini di Pesaro dove nella compagnia c’erano due donne straordinarie, nel loro crepuscolo vocale una Montserrat Caballé e l’altra era Marilyn Horne cioè madame Rossini, essere a contatto con questi fenomeni è stato incredibile.

 

Il melodramma è nato in Italia ed è apprezzato all’estero, ma nel nostro Paese non viene amato come meriterebbe. Qualcuno dell’ambiente musicale, si chiede perché vogliamo far morire questo stupendo patrimonio culturale italiano?

E’ un patrimonio assoluto, pensiamo che noi abbiamo portato l’opera lirica in sud America, nord America, in Russia nel ‘700, abbiamo portato il Barbiere di Siviglia in Cina nel 1850 circa, cioè siamo già arrivati in Cina in quel momento. Eravamo padroni del mondo nella cultura lirica, d’altro canto il melodramma nato a Napoli si è poi espanso in una maniera tremenda, Mozart stesso è stato contaminato perché Mozart ha veramente capito l’opera quando è stato a Napoli e ha visto l’opera napoletana e lui con il suo genio l’ha subito tradotta e ha creato tutti i suoi capolavori, tra l’altro la maggior parte scritti in italiano e non in tedesco (Don Giovanni, Le nozze di Figaro, Così fan tutte, ecc..) sono opera che ancora oggi fanno impressione per la loro struttura.

Successivamente noi abbiamo avuto uno sviluppo con Rossini, Bellini, Donzetti, Verdi, Puccini abbiamo manifestato tutta la nostra capacità meravigliosa capacità melodica, i nostri autori presentavano i loro lavori all’Opèra di Parigi. Si diceva già nell’800 che per sentire i migliori cantanti italiani bisognava andare a Parigi perché non cantavano più alla scala in quanto erano pagati troppo bene a Parigi.

 

Per comprendere l’importanza che riveste oggi il belcanto anche nelle relazioni internazionali l’Associazione Cantori Professionisti d’Italia ha proposto all’UNESCO di riconoscere il belcanto e l’opera italiana come patrimonio immateriale dell’umanità. La moglie del Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping che di recente è stato in visita in Italia dopo 10 anni, la stessa moglie Sig.ra Peng Liyuan è un ex soprano delle Forze Armate Cinesi e ama la musica lirica ed è interprete come soprano della lirica cinese.

Si, la Signora è stata per molti anni solista dell’Esercito, ci sono delle foto, dei servizi fotografici e delle riprese con delle registrazioni della Signora Xi Jinping in divisa che canta e poi l’ultima grande esibizione della Signora Xi Jinping è stata a Vienna nel 2004 un opera cinese.

Certamente il mondo dell’opera cinese è molto differente dall’opera del nostro mondo, però certamente la ricerca dell’espressione favorisce la conoscenza di entrambe le culture e aspettiamo tutti con grande attesa il prossimo anno 2020 che sarà l’anno della cultura Italo-Cinese, che riguarderà tutte le sfaccettature della cultura nostra e cinese.

 

Proprio in questa ottica, la musica lirica può svolgere un ruolo strategico e può essere un ponte importante sulla Via della Seta che potrà unire dopo Marco Polo, Italia e Cina e in questa ottica che sta organizzando il Concorso Pavarotti? Ci spieghi quali obiettivi si prefigge e perché farlo proprio in Cina?

L’idea è nata da me e dal Maestro cinese Dai Yu Qiang per rendere omaggio al più grande cantante lirico italiano che resta nella memoria. A 12 anni dalla sua scomparsa Luciano Pavarotti è ancora oggi il cantante italiano più famoso. Io e il Maestro cinese Dai Yu Qiang abbiamo una ragione per esprimerci in questo senso perché io ho studiato con il primo Maestro di Luciano Pavarotti a Modena e sono stato uno dei pochi nel 1981 a partecipare al suo concorso il “Pavarotti Competition” e quindi sono legato anche alla famiglia, in quanto la moglie Adua Veroni è stata anche mia agente teatrale, poi ripeto l’ho incontrato alla Scala e in altri teatri.

Mentre il Maestro cinese Dai Yu Qiang è stato l’unico allievo cinese di Luciano Pavarotti, ogni anno il Maestro cinese Dai Yu Qiang lo ricorda nel giorno della morte con un concerto speciale a Pechino.

C’è ancora oggi nell’aria questo sapore di Luciano Pavarotti che rappresenta la vocalità italiana, nessun altro ancora ne ha preso il posto, questo è sicuro, per questo vogliamo rendere omaggio a questa voce che rappresenta ancora oggi la nostra cultura vocale operistica nel mondo.

 

Lei ci dice che la Cina rappresenta anche un importante serbatoio numero uno al mondo per la musica lirica

Assolutamente, la Cina è il serbatoio del futuro, pensi che non si sa perché in Cina nascono moltissime voci da tenore in Italia nei nostri Conservatori è difficilissimo trovare un tenore.                  Se andate in un conservatori cinesi (anche se ce ne sono solo 12) è facile trovare in una classe di canto già 2/3 voci da tenore anche se questo dipende dalla conformazione della laringe, come per i bassi una volta si diceva che nascevano in Russia, in Bulgaria, mentre adesso dei tenori molti nascono in Cina e ci sono delle voci splendide solo da portare alla conoscenza del panorama internazionale, e quello che manca in Cina è promuovere queste voci ed è quello che noi ci proponiamo con i miei amici per pubblicizzare queste voci, il 6 e 7 Aprile a pechino insieme al Maestro Cinese Dai Yu Qiang faremo della audizioni dalla mattina alla sera per cercare nuovi voci professionali per il mondo dell’opera.

Il concorso Pavarotti inizierà entro la fine dell’anno, già abbiamo la presenza di grandi professionalità, sovrintendi dei teatri più importanti del mondo e la cosa principale che abbiamo cercato di ottenere che i vincitori possano cantare un ruolo di opera nei teatri rappresentati dai giurati che parteciperanno al Concorso Pavarotti.

 

Con chi organizzerà il concorso Pavarotti?

Nasce da noi due che siamo stati dentro l’opera e che in qualche modo ci siamo ancora come insegnanti e consiglieri. Il Maestro cinese Dai Yu Qiang si appoggia alle municipalità cinesi e la ricerca dell’unione è portare avanti un discorso tra la Cina, bacino di voci e l’Italia dove tutti i cinesi vorrebbero cantare proprio per esprimere la loro passione culturale, consideri che non è semplice per un cinese parlare e cantare in italiano ma lo fanno con grande gioia perché sono innamorati assoluti della lirica, la nostra lirica d’altro canto affascina molto.  Inoltre vi è un'attiva collaborazione con la KeyWord Association Italy-China.

 

Tra i tanti aneddoti che ci può raccontare ce ne racconti uno per i nostri lettori, che ci faccia capire il mondo straordinario della lirica e quale grande elemento culturale rappresenta il belcanto?

Quando mi sono preparato per cantare ‘Il Pirata’ di Bellini ho letto le recensioni dell’epoca del 1800 ho cercato di rubare da quelle righe le espressioni vocali di Rubini, certamente le devo dire che mi sono emozionato, tra queste c’era un critico di Milano che ha scritto “la gente è uscita dalla scala piangendo commossi dalla atmosfera creata da Rubini”Non gente che grida ma gente che piange, la gente per farla piangere ci vuole.

 

Un consiglio per i nostri giovani per apprezzare l’opera lirica.

Il consiglio è questo, non basta studiare tre anni ma bisogna studiare sempre prepararsi sempre con coscienza e cercare subito di fare dei concorsi perché ti mettono alla prova di fronte a 10,20, 50, 100 persone e quindi puoi misurare la strofa che hai e ti rendi conto dove e sei e dove puoi arrivare.

 

Ringraziamo il Prof. Giuseppe Morino per questa intervista ad Agenzia Stampa Italia

 

Ettore Bertolini - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

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