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(ASI) I tagli previsti da questo governo tecnico per il fondo a favore dei disabili gravi e gravissimi sono oltre che incomprensibili, disumani. Inaccettabile per una nazione che si dice civile togliere risorse indispensabili per aiutare i disabili e le fascie sociali più deboli.

 
Non si può lasciare tutto il “peso” alle loro famiglie. Uno Stato, sociale e di diritto, deve farsi carico dei bisogni dei suoi cittadini ed i ceti sociali più svantaggiati. I disabili non devono essere visti come un peso, ma come una risorsa al pari degli altri cittadini. Le famiglie vanno supportate economicamente e con ogni mezzo affinchè non si sentano abbandonati.

Per questi sacrosanti motivi ieri è sfilata a Roma una mobilitazione nazionale di associazioni di persone disabili, organizzata dal Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi.

Il corteo è partito dalle ore 9.30 dal Colosseo con le “Olimpiadi dei diritti” (metafora del percorso a ostacoli quotidiano) con uno scambio di torce tra disabili e care-givers, dove hanno preso parte Associazioni, famiglie e studenti per dimostrare che “La disabilità non è un mondo a parte ma una parte del mondo”. Al termine della breve marcia, si è giunti alle Terme di Caracalla poi al “Villaggio dei Diritti”: qui è stato fatto un sit-in per promuovere attività associative e intrattenere i partecipanti con lezioni dedicate agli studenti sui temi della disabilità, presentazione di libri, giochi per i più piccoli, musica, un angolo dedicato a consulenze professionali specifiche, un’area ristoro e tanto altro. Infine alle 19.00 circa, ha avuto luogo la coreografia finale dedicata ai bambini.

“Questa grande mobilitazione, che ha avuto molti consensi tra le Associazioni, le Scuole e le famiglie, è stata organizzata non come protesta, ma come un’occasione di incontro per far sentire la nostra voce e sottolineare che i disabili esistono e non solo fanno parte del nostro quotidiano, ma in molti casi sono parte integrante dello sviluppo di questo Paese” sottolinea su Irisi Press Maria Simona Bellini del Coordinamento.

“Tutta l’organizzazione è stata fatta in modo totalmente volontario, e quello che ci rende maggiormente felici è sia l’adesione da ogni parte d’Italia sia l’aiuto in prodotti e servizi che stiamo ottenendo da aziende e professionisti –prosegue- a conferma che l’argomento è molto sentito a tutti i livelli, escluso quello istituzionale”.

Sono quasi 3 milioni i disabili in Italia, ma ancora non si conosce il numero esatto dei gravi e gravissimi che necessitano di un care-giver 24 ore su 24. Di questi solo 165.000 vivono in presidi socio-assistenziali, la restante parte vive in famiglia. Maria Simona Bellini ribadisce come “Le famiglie sono il vero Stato Sociale di questo Paese e fanno risparmiare allo Stato svariati miliardi di euro, senza che queste possano contare su sostegni adeguati e spesso, in particolar modo in zone depresse, il supporto è del tutto inesistente. Per questo l’evento ha incluso le Olimpiadi dei Diritti: una metafora del percorso a ostacoli che chiunque abbia a che fare con la disabilità deve affrontare quotidianamente”.

Simona Bellini si dice preoccupata: “Il motivo per cui l’Italia è il Paese del paradosso è proprio questo. Si pretende il rispetto di doveri pesantissimi in questo periodo così difficile, ma si tratta di doveri che per le famiglie che si prendono cura di disabili che necessitano di assistenza totale e continua, sono sacrifici che hanno superato il limite della sopportabilità. Mentre quando si tratta di diritti, che in altri Paesi sono considerati inviolabili, l’Azienda Italia fa orecchie da mercante e costringe cittadini già stremati ad appellarsi ad una Costituzione pesantemente e continuamente mortificata. Cosa c’è di democratico in tutto questo? Dov’è la nostra politica sociale?”.

La giornata del 12 Maggio ha riunito alcune associazioni per offrire lo spaccato di una condizione umana ancora oggi ignorata dai più. Tuttavia, come ribadisce Maria Simona Bellini, sarà una mobilitazione intesa non come protesta: “ Una grande festa organizzata per sfatare l’idea che la disabilità tolga la gioia di vivere e che ogni associazione sia un mondo a parte. Tutti invece vogliamo la stessa cosa: che i diritti vengano, oltre che concessi sulla carta, anche rispettati”.

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