Immigrazione, Aodi (Amsi-Uniti per Unire): «Agire su due fronti, arginando da una parte l’immigrazione irregolare, ma dall’altra promuovere la buona immigrazione. Due piani distinti che possono cambiare il nostro Presente e il nostro futuro».

Aodi (indagine Amsi-Umem-Uniti per Unire): Tra gli immigrati, che intraprendono il viaggio della speranza che sarebbe meglio chiamare della disperazione, dall’Africa all’Italia, solo il 13% riesce a raggiungere la meta desiderata, in Italia o in Europa, con il 50% costretto a tornare a casa e il 37% che finisce disperso in mare, tra decessi legati a naufragi, violenze, suicidi, annegamenti e schiavitù.

Non dimentichiamo che in Italia sono pericolosamente diminuiti del 60% gli ambulatori STP, Straniero Temporaneamente Presente, per la cure sanitarie degli immigranti irregolari, mettendo a rischio il loro diritto alla salute, considerando che molti di loro temono ritorsioni non essendo in possesso di documenti.

(ASI)  - Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, accanto a Umem, Unione Medica Euromediterranea e al Movimento Internazionale Uniti per Unire, seguono con estrema attenzione l’impegno del Governo sul fronte della politica estera e, in particolar modo, a partire dal Piano Mattei, per consolidare, attraverso una efficace e concreta cooperazione internazionale, l’intesa tra Italia e Africa, rilanciando un modus operandi che prevede non solo di contribuire a ricostruire settori come sanità, economia, istruzione, artigianato, piccole imprese, ma soprattutto di affrontare, come annunciato di recente dalla Premier Meloni, attraverso la creazione di un dettagliato dossier, lo spinoso problema della immigrazione irregolare.

«Il Governo italiano possiede la forza, gli strumenti e l’immagine, a livello europeo, per agire da solo, non ha bisogno del sostegno degli altri Paesi membri, con cui naturalmente farebbe bene a incarnare un ruolo guida e a dettare il piano di azione per infrangere sul nascere l’immigrazione irregolare, quella che apre le porte alla criminalità, ma soprattutto quella legata ai tanti sbarchi clandestini “consumati” sulla pelle e sulla disperazione di donne, uomini e bambini, che troppo spesso, in quei viaggi della speranza, a bordo di imbarcazioni fatiscenti, o assiepati nella parte posteriore di camion, come sardine, spendono migliaia di euro per intraprendere un viaggio che, nelle loro speranze, dovrebbe e potrebbe cambiare la loro vita.

Troppe volte accade che il sogno si trasforma in un incubo, e che, chi riesce a sopravvivere, perché in tanti muoiono durante il viaggio o si ammalano irrimediabilmente, il vero inferno comincia nel nostro Paese, allorquando sono costretti, da irregolari, quando non trovano lavoro, ad affidarsi nelle mani di persone senza scrupoli. 

Le nostra indagini, grazie ai nostri oltre 120 corrispondenti nel mondo, rivelano che tra gli immigrati, che intraprendono il viaggio della speranza che sarebbe meglio chiamare della disperazione, dall’Africa all’Italia, solo il 13% riesce a raggiungere la meta desiderata, in Italia o in Europa, con il 50% costretto a tornare a casa e il 37% che finisce disperso in mare, tra decessi legati a naufragi, violenze, suicidi, annegamenti e schiavitù.

Chi non è costretto ad iniziare ad entrare nel mondo della criminalità organizzata, vive con paghe misere, sfruttato da soggetti senza scrupoli, come accade nei tanti terreni agricoli del nostro Paese da nord a sud, o nelle piccole fabbriche, senza lo stralcio di un contratto, da irregolari.

Ed è su questo aspetto che il Governo Meloni deve avere la forza di lavorare, impegnandosi in due distinti obiettivi, lavorando su due diversi fronti. Il Ministero degli Interni da una parte per combattere l’immigrazione clandestina, il Ministero degli Esteri per le cooperazioni internazionali verso l’Africa, e ancora il Ministero della Salute per avviare un alveo di regole finalizzate a far crescere il nostro sistema sanitario mettendo al centro del progetto i professionisti, con il supporto del Ministero del Lavoro e di quello dell’Università.

Analizzare fenomeno per fenomeno, singolarmente, e combattere le criticità, lavorando alacremente sugli aspetti dove ci sono prospettive di crescita. Tutto questo è possibile.

Da una parte, quindi, occorre fermare l’immigrazione irregolare con politiche lungimiranti di cooperazione internazionale, arginando sul nascere gli esodi incontrollati.

In questo caso, come suggerito da tempo da noi di Amsi e Uniti per Unire, prima con il Manifesto “Aiutiamoli a casa loro”, poi con le attività della Scuola Trans culturale Unione per l’Italia e infine, ma non meno importante, con i Manifesto-Appello “Uniti per i Medici”, occorre rilanciare soprattutto i sistemi sanitari locali dei Paesi africani in via di sviluppo, bloccando il rischio dei famosi Deserti Sanitari ed evitando l’esodo incontrollato di professionisti, in primis medici e infermieri, che scegliendo come meta di lavoro Europa, Stati Uniti e Nazioni anglofone, indeboliscono ulteriormente sistemi sanitari già molto deboli.

La formazione a distanza, la prevenzione, la telemedicina, il valore di corsi di medicina a distanza, con il supporto di missioni pro tempore di professionisti esperti sul posto a fare da docenti, possono cambiare la vita sanitaria di questi paesi, come suggerito dai nostri dibattiti e dal nostro percorso inter culturale per la crescita di giovani professionisti nel mondo, non solo nella sanità, da parte della Scuola Unione per l’Italia.

E qui ci sono le nostre battaglie, i nostri convegni, gli interventi che ci vedono impegnati ogni giorno con i media nazionali e internazionali, i progetti di partnership con altre associazioni, per progetti come la conoscenza della lingua italiana, lo studio del nostro sistema legislativo, la cultura a 360 gradi.

Oltre a istruzione ed economia, la sanità ricopre un ruolo primario nella cooperazione internazionale verso i paesi africani, accanto, come detto, all’obiettivo di bloccare l’immigrazione irregolare, un obiettivo che si può ottenere non solo con una maggiore azione di controllo, ma incentivando anche le economie locali a restare nei luoghi natii.

Accanto a questo improrogabile impegno, affinché la politica estera non sia solo un percorso mirato al tornaconto del proprio paese, ma abbia quella valenza di ricostruzione sociale ed economica che è insita nel buon governo di ogni nazione che si rispetti, occorre distinguere tra immigrazione irregolare e buona immigrazione, spingendo per aprire le porte per tutti quei giovani professionisti, per le eccellenze, per coloro che possono rappresentare una risorsa, per l’Italia come per gli altri paesi, nella sanità e non solo.

Prima i nostri manifesti per la Buona Immigrazione e la Buona Sanità, proposti all’attenzione del Governo Meloni all’inizio della legislazione, e prima ancora di quelli precedenti, poi lo strumento della scuola Unione per l’Italia, che recentemente ha dato vita al primo corso-dibattito in presenza, e adesso il Manifesto-Appello “Uniti per i Medici”.

Parole d’ordine, quindi, sono combattere l’immigrazione irregolare, combattere lo sfruttamento di esseri umani, da una parte, e sostenere la buona immigrazione selezionata, regolare e qualificata dall’altra, snellendo la burocrazia, valorizzando i professionisti sanitari di origine straniera con contratti degni di tal nome, sia nelle retribuzioni che nei tempi di assunzione, combattendo la medicina difensiva, eliminando l’obbligo della cittadinanza per i professionisti che vogliono e possono accedere ai nostri concorsi regionali.

Non dimentichiamo che in Italia sono pericolosamente diminuiti del 60% gli ambulatori STP, Straniero Temporaneamente Presente, per la cure sanitarie degli immigranti irregolari, mettendo a rischio il loro diritto alla salute, considerando che molti di loro temono ritorsioni non essendo in possesso di documenti.

Oltre 355 tra associazioni, sindacati e soggetti singoli come professionisti, hanno aderito, e contiamo di raddoppiare questi numeri in breve tempo, al nostro Manifesto-Appello “Uniti per i Medici”. 45 punti che abbiamo già sottoposto all’attenzione del Ministro Schillaci.

Uniti, senza distinzioni, senza differenze politiche e di origine, i medici e i professionisti sanitari, italiani e di origine straniera, compatti, possono contribuire a ricostruire il nostro Sistema Salute, per vincere le nuove sfide che ci attendono, per la crescita della qualità delle prestazioni offerte ai cittadini.

E’ questo lo spirito profondamente etico e propositivo con cui è il nato questo Manifesto-Appello».

Così il Prof. Foad Aodi. Presidente del Movimento Uniti per Unire ed Amsi (Associazione Medici di origine Straniera in Italia), nonché docente all’Università di Tor Vergata e già 4 volte Consigliere dell’Ordine di Roma e membro registro esperti della Fnomceo e direttore sanitario del Centro Medico Iris Italia e Direttore scientifico di agenzie di stampa italiane e straniere, con l'impegno a favore di tutti senza distinzione.

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