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Politica Nazionale

Intervento nell'Aula del Senato di Pier Ferdinando Casini dopo l'informativa del Ministro Speranza.

Di Redazione ASI 27 Febbraio 2020 – 11:34 3 min di lettura

casini5 copy(ASI) Si riporta l'Intervento in Senato di Pier Ferdinando Casini dopo l'informativa del Ministro Speranza.

 

Signor Presidente,
cari colleghi, a nome del Gruppo per le Autonomie vorrei esprimere anch’io alcune considerazioni, partendo da un presupposto (come mi sembra abbiano fatto nei loro diversi interventi anche i colleghi Collina, Faraone e gli altri): il ministro Speranza, che è una persona seria e perbene, ha tutta la nostra solidarietà e con lui tutto il Governo; tanto per eliminare un problema di equivoci, la stessa solidarietà ce l’hanno i Presidenti delle Regioni che sono in prima fila, a partire dal presidente Fontana, al quale è stata rimproverata la diretta Facebook; vorrei guardare però le cose anche dall’altra parte e dire cosa sarebbe capitato se non l’avesse fatta e le sue immagini fossero state rubate da qualcuno: probabilmente ci sarebbe stata la stessa speculazione rovesciata e a lui sarebbe spettato l’onere di spiegare di quello che era successo. Questo per dire come in questo momento sia estremamente difficile anche per la politica capire realmente cosa bisogna fare.
Vorrei dire una cosa, però, perché l’unità non è retorica: se siamo qua per esprimere solo genericamente unità, facciamo un esercizio retorico. Non serve oggi un esercizio retorico, ma una prova di verità singolarmente data da ciascuno di noi.

Il Ministro ha detto che ci affidiamo alla comunità scientifica: sono con lui, però attenzione; ci affidiamo alla comunità scientifica per gli aspetti scientifici, perché mi affido alla comunità politica e istituzionale per quelli politici e istituzionali.
Altrimenti, a questo punto basterebbe che mettessimo l’Istituto superiore di sanità al posto del Ministro e avremmo risolto i problemi, ma non funziona così. Questa mattina, anche per il fuso orario, sono stato raggiunto da colleghi cambogiani che mi hanno espresso solidarietà, spiegandomi di essere disperati per me. Li ringrazio molto, però, pure loro qualche problema ce l’hanno: eppure, evidentemente oggi sta passando l’idea che l’Italia sia diventata il ventilatore del coronavirus assieme alla Cina. Il Ministro è stato bravissimo nello spiegare che le cose non stanno così e che il problema è dato dal numero dei controlli che abbiamo fatto: tutto questo è importante per noi, ma diventa quasi irrilevante per la percezione esterna che si dà alla vicenda.

Lo sforzo e il tema della politica è tutto qui, nella distonia che si sta creando tra un sistema che riteniamo funzioni meglio degli altri, perché facciamo più controlli e probabilmente siamo più accurati, e gli effetti negativi che abbiamo di caricarci in particolare sulla nostra economia, mettendo l’Italia in ginocchio.
Questo senso della proporzione e della misura è il segno della politica; qui serve la politica. A che cosa serve la politica, se non a stabilire esattamente il senso della proporzione tra le preoccupazioni di carattere scientifico e le preoccupazioni di carattere sociale, politico e istituzionale? Questa è la politica, colleghi; questa è la politica, come ci hanno insegnato e che noi dobbiamo cercare di sviluppare nella nostra dimensione.

Ha ragione il senatore Collina: se ci fosse il sovranismo che piace a me, che non è quello nazionale ma quello europeo, probabilmente oggi non ci troveremmo in queste condizioni, perché avrebbero fatto tutti la stessa metodologia di controlli, e noi ci troveremmo a dire che i nostri dati vanno relativizzati con i dati degli altri. Ma la politica non si fa con i «se»; teniamolo presente nel futuro, quando si parlerà di Europa e di necessità e affidiamo anche ad un progetto comune europeo il nostro destino.

Colleghi, un’ultima cosa. Il senso di onnipotenza che la nostra società porta a ciascuno di noi è messo duramente a repentaglio da questa vicenda. È paradossale, ma forse questo è l’unico lato positivo che questa vicenda ci porta: far capire che non tutto è nelle nostre mani, che esiste ancora qualcosa con cui misurarsi che è più forte di noi, e questo vale non solo per il coronavirus oggi, ma ad esempio per i problemi ambientali drammatici che si stanno profilando nel Pianeta, che noi vediamo come se fossero questioni che riguardano i figli dei nostri figli dei nostri figli, e invece drammaticamente rischiano di riguardare ciascuno di noi.

Nota della Redazione

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