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Politica Nazionale

L’Italia delle mezzecalzette e dei bugiardi

Di Fortunato Vinci 2 Giugno 2017 – 17:52 2 min di lettura

elezioni1(ASI) Le ultime schermaglie tra le mezzecalzette che ci governano sono inquietanti, e azzerano quel minimo di fiducia nella classe politica che in qualcuno, forse, ancora c’era. Il pomo della discordia è la nuova legge elettorale, ma ancora una volta emerge, nella polemica, l’evidente interesse personale, il proprio tornaconto, i guadagni che s’intendono ottenere facendo politica: potere e soldi. Uno spettacolo indecente e penoso.

Pare che Renzi, Berlusconi e Grillo abbiano trovato l’accordo per partorire, finalmente, una legge elettorale, e questa prevede la soglia di sbarramento al 5%. Ciò significa che i partitini che non superano quella soglia non avranno loro rappresentanti nel prossimo Parlamento. Naturalmente è meglio così, perché in questo modo si escludono quei partiti e movimenti, ammucchiate posticce, senza tradizioni, valori e ideali, startup della politica con vista su Montecitorio e Palazzo Madama. Non che gli altri - è il caso di chiarire subito, al fine di evitare equivoci - sol perché grandi e con molti elettori, abbiano valori e ideali, ma si spera che nel mucchio qualcuno decente almeno ci sia. Questa novità, ovviamente, ha fatto andare su tutte le furie Angelino Alfano, ministro degli Esteri, ed il suo gruppetto di Alternativa Popolare, già Nuovo centrodestra, formato da coloro che erano stati eletti con Forza Italia. Pochi deputati e senatori che però finora (in pratica fino a ieri) hanno dato un sostegno indispensabile alla maggioranza e al governo prima di Renzi e poi di Gentiloni, ottenendo in cambio alcuni ministeri importanti ed altri interessanti benefits. Ora c’è il rischio di non poter tornare al potere, perché Ap non si sa chi potrà mai votarla ed è accreditata, dai sondaggisti, al 2 virgola, e questo ha provocato reazioni scomposte e impensabili in esponenti che hanno in mano il governo del Paese. Oltre, naturalmente, alle critiche alla legge elettorale, ancora peraltro non del tutto definita, comprensibili e legittime, c’è stata una “confessione” del deputato Sergio Pizzolante, che lascia più che perplessi, addirittura sconcertati. Quel 5% sarebbe, secondo il parlamentare pugliese, una ritorsione di Renzi verso AP “per non aver fatto cadere il governo Gentiloni a febbraio” smanioso, il segretario del Pd, di “prendersi la rivincita dopo la pesante sconfitta al referendum”. Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle, vice presidente della Camera, ha detto che si tratta di “uno scenario eversivo” dove c’è “un pericolo per la democrazia in un Paese sotto ricatto di Renzi e Alfano”.

L’entourage di Renzi ha smentito il fatto. Vero o no che sia, rimane l’amarezza e lo sconforto nel vedere che i nostri rappresentanti giocano con le istituzioni (le istituzioni, perbacco!) come i bambini delle elementari con le figurine.

Fortunato Vinci- Agenzia Stampa Italia

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