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(ASI) Quelli che stiamo vivendo sono giorni cruciali per i contendenti alle prossime elezioni politiche, poiché i partiti si trovano a dover dirimere il complesso mosaico delle - rigorosamente bloccate - liste elettorali. Il Partito democratico, che delle liste bloccate è sempre stato un arcigno difensore, ha già assolto l’intricato compito con una certa scioltezza.
Lo ha fatto adottando una strategia tesa a fagocitare nel calderone delle liste Pd le personalità provenienti dagli ambienti più disparati. Una sorta di operazione “pigliatutto” che si è distinta in particolare per aver “pigliato” diversi candidati nel mondo cattolico.

Togliere voti a Monti. Una scelta facilmente interpretabile come tentativo di sottrarre voti alla lista-Monti, la quale ha di recente ricevuto l’appoggio, il cosiddetto endorsment (l’ultimo di una lunga serie di termini inglesi confluiti nel gergo politico italiano) di alcuni vescovi. Preoccupati dall’eventualità che la candidatura di Monti possa prosciugare l’ampio serbatoio elettorale catto-comunista in dote storicamente alla sinistra italiana, i funzionari di via del Nazareno sono dunque corsi ai ripari. Ecco spiegata la consistente presenza, all’interno delle liste del Pd, di nomenclatura a tinta bicolore: bianco (cattolica) e rossa (progressista). Si va dal sindacalista Cisl Giorgio Santini all’ideatore del Family-Day Edo Patriarca (questi due, appena pochi giorni prima, avevano garantito sostegno a Monti), passando per Emma Fattorini della Comunità di Sant’Egidio, Flavia Nardelli dell’Istituto Sturzo ed Ernesto Preziosi, ex presidente dell’Azione cattolica. Questa è la corazzata bianco-rossa di Bersani, la punta di diamante che dovrà scardinare la convinzione di Monti di godere delle preferenze degli elettori cattolici. Il segretario del Pd ostenta sicurezza: “Siamo la lepre da inseguire - ha pronunciato trionfalmente dopo la presentazione delle liste -, tutti faranno a gara dietro di noi. Siamo pronti alla guida del Paese”.

Il modello Hollande.
A questo punto sorge una domanda: se Bersani vincesse davvero le elezioni, che programma di governo adotterebbe? Per tracciare un’ipotesi verosimile, bisogna volgere uno sguardo al di là delle Alpi, dove il socialista Hollande (che Bersani ha definito amico e, per l’appunto, modello da seguire) governa la Francia dal maggio scorso. È ancora palpabile l’entusiasmo che la sinistra italiana, in un insopportabile impeto di “francofilia snob”, manifestò ad Hollande durante la sua campagna elettorale. Entusiasmi e aspettative che avevano persuaso in primo luogo tanti francesi, coloro che con il voto gli hanno consentito di battere il rivale e presidente uscente Sarkozy. Ma oggi, a sette mesi da quei fasti, la sua popolarità è ancora così alta? Sembra proprio di no; i consensi sono in veloce discesa (almeno il 56% degli elettori non gli crede più), la stampa lo attacca e il malumore serpeggia anche a sinistra, dove qualche deluso già definisce Hollande un “inadeguato”.

I banchieri si impongono sulla loro justice sociale e sulla nostra giustizia sociale.
Per quanto riguarda l’economia, quel che è successo in Francia dovrebbe infrangere ogni illusione qui da noi. Il presidente francese, dopo i proclami pre-elettorali, è dovuto sottostare (come dovrà fare anche Bersani o chi per lui vincerà le elezioni italiane) ai diktat europei che impongono rigore e austerità. La revisione del Fiscal compact, che obbliga gli Stati a raggiungere il pareggio di bilancio e a ridurre il deficit ogni anno, si è rivelata una promessa da marinaio. È così che Hollande, per perseguire questo miraggio, ha iniziato a mettere mano ai portafogli dei cittadini. Non solo a quelli ricolmi dei super-ricchi alla Depardieu, persone che il nostro Vendola - un altro catto-comunista dedito evidentemente alla teologia della lotta di classe - vorrebbe mandare all’inferno, ma anche a quelli spogli dei ceti più bassi. In Francia molte categorie sociali sono pronte alle barricate per contrastare aliquote confiscatorie, e l’annuncio del governo di un aumento dell’Iva nel 2014 non fa altro che esasperare gli animi.

La vera novità di Hollande: il forte relativismo.
Se in economia Hollande è stato costretto dai poteri forti a un immobilismo che lo ha fatto precipitare nei consensi, almeno sui temi etici il presidente francese ha dimostrato dinamismo progressista, sullo stile di Zapatero in Spagna. Per cominciare, il 29 gennaio l’Assemblea nazionale dovrà esaminare un disegno di legge (chiamato “matrimonio per tutti”) che apre al diritto per le coppie omosessuali al matrimonio, all’adozione e all’inseminazione artificiale. Come se non bastasse questa proposta ad inquietare i francesi preoccupati dall’ipotesi di una deriva relativista, Hollande ha dato il via alla sperimentazione delle “stanze del buco” (locali statali in cui i drogati possano liberamente iniettarsi dosi di veleno nel sangue). E ancora, ha deciso di finanziare contraccezione e aborto per le minorenni sopra i 14 anni di età ricavando i soldi da un’ulteriore tassa, che andrà a pesare sulle bevande alcoliche. Ha infine annunciato che entro giugno verrà proposta una legge che prevede l’eutanasia come pratica comune negli ospedali.

Sui temi etici, l’Italia di Bersani come la Francia di Hollande.
In Italia, il programma politico del Pd non sembra discostarsi molto da quello di Hollande in Francia. Complice soprattutto la pressione di Vendola (“Ho 54 anni e voglio sposarmi con il mio compagno”, ha dichiarato il leader di Sel) ma anche quella dell’agguerrita rappresentante del mondo lesbico Paola Concia (in extremis ricomparsa nelle liste del Pd al Senato dopo un’iniziale, inaspettata epurazione), non vi è motivo di dubitare circa le intenzioni di Bersani (che d’altronde ha lui stesso ribadito a più riprese) una volta varcata la soglia di Palazzo Chigi.

Come può un cattolico votare il Pd?
Ricapitolando: austerità e rigore “montiani” in economia, relativismo galoppante sui temi etici. Questo il programma tipo di una sinistra europea nei tempi che corrono. Quell’ampio pezzo di elettorato cattolico proteso verso il Pd, adulato anche stavolta grazie alla candidatura della corazzata bianco-rossa di cui prima, forse sa cosa sono la “dottrina sociale della Chiesa” e i “principi non negoziabili”. Evidentemente però, se ne tiene il più distante possibile.

 

Federico Cenci – Agenzia Stampa Italia

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