Ucraina, erogata la nuova rata di aiuti economici europei

(ASI) Bruxelles – Nuovi soldi comunitari nelle casse statali di Kyiv. A dare l’annuncio, due note del Ministero delle Finanze ucraino e della sala stampa della Commissione europea.

Il 22 agosto il governo di Denys Shmyhal ha ricevuto un pacchetto del valore di un miliardo e mezzo di euro. La somma è parte integrante del programma di assistenza macrofinanziaria che entro la fine dell’anno dovrebbe erogare in totale 18 miliardi.

Si tratta del settimo versamento del 2023, grazie al quale finora l’esecutivo ucraino ha incassato 12 miliardi nel quadro del programma “Macro Financial Assistance Plus” (MFA+).

Questi fondi consentiranno di immettere costantemente liquidità in un paese sfiancato da una guerra che sembra non avere mai fine. Il governo di Shmyhal potrà continuare a pagare stipendi e pensioni, nonché ad assicurare ai cittadini i servizi pubblici essenziali dalla sanità ai trasporti, fino all’istruzione e al funzionamento della macchina amministrativa. Sarà possibile, inoltre, riparare le infrastrutture critiche quali i sistemi idrici, i collegamenti elettrici ed energetici, le vie di comunicazione distrutte dai russi per rendere ancor più difficile la vita quotidiana della popolazione.

Il ministro delle Finanze ha ringraziato l’Europa, notando che sin dall’avvio delle ostilità l’Unione ha inviato a Kyiv oltre 19 miliardi destinati al sostegno al bilancio. Sergii Marchenko ha definito Bruxelles “uno dei maggiori donatori dell’Ucraina” e si è detto grato per “l’assistenza tempestiva” in una contingenza dominata da “urgenti necessità finanziarie”.

Il programma è stato proposto dalla Commissione nel novembre 2022, ha superato il vaglio dell’Europarlamento e del Consiglio il mese successivo per poi entrare ufficialmente in vigore lo scorso gennaio, quando sono stati siglati con le autorità ucraine un memorandum d’intesa e alcuni accordi specifici.

L’intento di Bruxelles è quello di fornire un’assistenza finanziaria “stabile, regolare e prevedibile” permettendo, così, l’ordinaria operatività della macchina amministrativa ucraina nonostante i danni ingenti quotidianamente inferti dagli attacchi nemici. In cambio, il governo di Kyiv è chiamato a varare una serie di importanti riforme relative allo snellimento del sistema giudiziario, all’implementazione del modello democratico occidentale e dello stato di diritto, al miglioramento della trasparenza amministrativa e degli organi anticorruzione, alla modernizzazione del sistema economico. Tale allineamento all’ordinamento giuridico europeo, peraltro, potrebbe tornare assai utile in caso di un’eventuale adesione del paese all’Ue.

Ma come funziona nel dettaglio il programma MFA+? Proprio come è appena accaduto, a cadenza regolare Bruxelles versa alle casse di Kyiv dei pacchetti di sostegno al bilancio che corrispondono a una cifra di circa un miliardo e mezzo di euro mensili. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, ciò copre la metà dell’assistenza macrofinanziaria di cui il paese ha bisogno ogni mese per evitare pericolosi dissesti.

L’assistenza – spiegano da Bruxelles – viene erogata “con elevata flessibilità e condizioni molto favorevoli” sottoforma di prestiti dai tassi agevolati. Questi, infatti, dovranno essere rimborsati dall’esecutivo ucraino entro un periodo di tempo molto lungo – 35 anni – e sarà compito degli Stati membri coprire tutti i costi sui tassi di interesse.

Per riuscire a reperire i soldi necessari all’esborso, l’Europa ricorre – per un periodo di tempo limitato – al margine di manovra del bilancio comunitario. In sostanza, il programma viene finanziato attingendo alla differenza tra la somma che ogni anno gli Stati membri versano all’Ue e le spese effettuate dalla stessa. Tale meccanismo – già impiegato in passato per soccorrere le cancellerie comunitarie – ha il vantaggio di sfruttare il denaro in possesso senza mettere in pericolo la tenuta dei conti, evitando così di allarmare gli investitori esteri.

“Dallo scoppio del conflitto il sostegno all'Ucraina ammonta a 76 miliardi di euro” calcolano gli esperti della Commissione. E l’esistenza del programma MFA+ non ne è certo l’unico esempio.

A tal proposito, a giugno la Commissione ha proposto l’istituzione di un nuovo strumento “coerente, prevedibile e flessibile” che dovrebbe fornire all’Ucraina altri 50 miliardi di euro fra il 2024 e il 2027.

Si agirà su tre fronti. In primis, si proseguirà a immettere liquidità nelle casse statali attraverso il sostegno al bilancio. In secondo luogo, si creerà un ambiente più favorevole agli investimenti esteri, coinvolgendo sia pubblici sia privati nella lunga fase della ricostruzione. Infine, si condivideranno le conoscenze e competenze europee con tutti i livelli della sfera sociale, dall’amministrazione alle organizzazioni della società civile. Ciò consentirà, ad esempio, di studiare un quadro giuridico da applicare per i crimini commessi dalle truppe russe nel corso del conflitto.

Il programma sarà finanziato in parte con sovvenzioni dirette e in parte, come per il MFA+, mettendo mano al margine di manovra del bilancio comunitario. La Commissione ha poi proposto di attingere ai beni congelati degli oligarchi russi, che peraltro potrebbero essere impiegati anche per la ricostruzione.

Il governo ucraino non sarà un mero ricettore di aiuti. Al contrario, dovrà sottoscrivere con Bruxelles un dettagliato “piano per la ripresa, la ricostruzione e la modernizzazione” che includerà le riforme politiche, economiche e sociali necessarie ad avvicinare sempre più Kyiv all’Unione.

I soldi previsti dallo strumento saranno versati gradualmente, secondo un calendario in precedenza concordato tra le parti e comunque vigilando sull’effettiva attuazione del piano. In merito, le autorità ucraine saranno chiamate a migliorare il funzionamento degli organi interni di revisione contabile e controllo per scongiurare casi di corruzione o uso distorto dei fondi ricevuti. In aggiunta, presso la Commissione sarà istituito un “organo di controllo indipendente” incaricato di verificare passo dopo passo l’andamento delle riforme.

Marco Sollevanti – Agenzia Stampa Italia

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