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Politica Estera

Bertoldi (Istituto Friedman): spiare leader e cittadini altrui è un vizio che gli USA non perdono, ma è pericoloso per libertà ed equilibri geopolitici

Di Redazione ASI 21 Giugno 2021 – 14:08 3 min di lettura

nsa(ASI) Le modalità con cui vengono eseguite le attività di intelligence negli ultimi anni sono cambiate, diventando sempre più aggressive minando la fiducia, le relazioni diplomatiche tra Paesi alleati e generando scandali che hanno coinvolto più di tutti gli Stati Uniti.

Queste attività vengono quasi sempre svolte alle spalle della leadership politica degli Stati Uniti. Nel 2013 la Commissione sull’Intelligence del Senato, ad esempio, non era a conoscenza delle attività di intercettazione svolte dalla National Security Agency sui leader alleati. La notizia del programma della NSA e delle intercettazioni su larga scala dei politici europei (ancora in corso) si è diffusa solo grazie alle rivelazioni dell'ex funzionario della NSA Edward Snowden che ha poi consentito di scoprire l’esistenza del programma “PRISM” attraverso cui le agenzie di intelligence statunitensi intercettano le informazioni trasmesse sulle reti di telecomunicazioni e riescono persino a monitorare il traffico Internet degli utenti in tutto il mondo.

Neanche la magistratura è riuscita ad arginare queste intercettazioni di massa ai danni di privati cittadini. La sentenza del maggio di quest'anno, con cui la CEDU ha dichiarato illegittima l’attività di monitoraggio dei cittadini britannici da parte delle Agenzie di sicurezza, è stata totalmente ignorata adducendo motivazioni di “sicurezza nazionale”. A ulteriore riprova dell’atteggiamento degli Stati Uniti, in relazione allo spionaggio, non si si può non citare l’alleanza “Five Eyes”, tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, che prevede lo scambio di informazioni e preclude attività di spionaggio reciproco. Quest’asse non ha coinvolto importanti partner strategici come Germania, Francia e Italia e indica la potenzialmente la volontà di perseguire attività di spionaggio contro questi stati, che vengono definiti “Alleati” proprio dagli USA. Di fronte agli scandali emersi e richiamati, le potenze europee si sono mostrate timide, tendendo a minimizzarne la portata.

Provate a immaginare quali sarebbero state le reazioni dei Paesi europei se questi scandali avessero coinvolto potenze non NATO: sostanzialmente si tratta sempre di due pesi e due misure. Per altro in molti casi sono gli stessi stati europei che, pur di entrare nell’orbita di influenza americana, non hanno problemi a violare le basilari regole della diplomazia o addirittura a rinunciare a parte di sovranità nazionale. L'emittente danese DR, insieme al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, al francese Le Monde e a diversi altri media internazionali, ha riportato dettagli sensazionali sulla sorveglianza della NSA sui politici dell'Unione europea, citando anche fonti dei servizi di intelligence danesi che hanno affermato che gli ufficiali dell'intelligence militare danese avevano fornito all'Agenzia per la sicurezza nazionale USA l'accesso alla stazione di ascolto segreta di Sandagergaard vicino a Copenaghen almeno dal 2012 al 2014. È sorprendente come i leader politici tacciano dinnanzi a tutto questo, non rendendosi conto che attraverso la Danimarca gli Stati Uniti non controllano più solo i propri cittadini ma anche gli europei. Il recente avvicendamento alla Casa bianca non lascia presagire un cambio di atteggiamento da parte degli Stati Uniti. Il Presidente Joe Biden era infatti Vicepresidente degli Stati Uniti ai tempi dell’amministrazione Obama, ed era uno dei pochi a conoscenza delle intercettazioni di massa e nei confronti dei leader Ue. In tal senso vanno anche le dichiarazioni del direttore dell'FBI Christopher Wray secondo cui gli attacchi informatici devono essere trattati come un atto di terrorismo giustificando di conseguenza l’espansione delle attività di monitoraggio delle agenzie di spionaggio che violano le libertà individuali dei cittadini di tutto il pianeta.

Lo dichiara Alessandro Bertoldi, Direttore esecutivo Istituto Friedman.

Nota della Redazione

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