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Politica Estera

Gb a Iran: “Liberate nostra petroliera, o conseguenze, ma no a guerra”

Di Marco Paganelli 20 Luglio 2019 – 10:25 2 min di lettura

rohani3(ASI) La petroliera del Regno Unito con 23 marinai a bordo, sequestrata ieri pomeriggio dalle autorità di Teheran nello Stretto di Hormuz, è ora ancorata al largo del porto iraniano di Bandar Abbas.

Il suo equipaggio è composto da personale indiano, un cittadino russo, ma nessun britannico. La notizia è stata riferita, in mattinata, dai media locali. Resta il giallo, intanto, sui motivi dell’azione ostile. La Stena Impero si è "scontrata con una barca da pesca”, ha dichiarato Allah-Morad Afifipoor, direttore generale del porto della provincia, situata nella Repubblica Islamica, di Hormozgan.

Gran Bretagna: “No alla guerra contro l’Iran”. Il ministro degli Esteri di Londra Jeremy Hunt ha minacciato “serie conseguenze”, nei confronti del paese degli Aytollah, “se la situazione non si risolve”, consigliando a tutte le navi di rimanere lontane dalla zona, per un periodo di tempo ad interim, per ragioni di sicurezza. Il responsabile della diplomazia di Sua Maestà ha escluso, tuttavia, l’opzione militare per risolvere la crisi in corso, definita “una chiara sfida alla libertà di navigazione”. Il presidente americano Donald Trump ha parlato, in base a quanto riferito dalla Casa Bianca, con il suo omologo francese, Emmanuel Macron e farà altrettanto con la numero uno, di Downing Street, Theresa May. Il tycoon ha comunicato inoltre di aver autorizzato il senatore repubblicano, Rand Paul, ad impegnarsi nei colloqui con il governo dei Pasdaran, lanciando al contempo un pesante monito al nemico mediorientale: “Non faccia stupidaggini, o la pagherà cara”. Immediata la replica del diretto interessato: “Non vogliamo la guerra – ha scritto su Twitter il segretario del Consiglio iraniano per il discernimento Mohsen Rezaei – ma non arretreremo di fronte al nemico che sia Saddam, Trump, o la regina”. L’Arabia Saudita, impegnata in un conflitto contro l’Iran nello Yemen, ha autorizzato l’arrivo nel frattempo di 500 soldati del Pentagono, sul proprio territorio, per garantire la pace regionale.

Aumenta prezzo del petrolio. Il costo del greggio è salito, in seguito alle grandi tensioni nel Golfo Persico, del 2,03%, raggiungendo quota 63,19 dollari al barile. L’area degli eventi attuali viene considerata estremamente rilevante, dal punto di vista strategico per il transito dei flussi mondiali dell’oro nero, tanto da essere stata definita, dallo scià Reza Pahlavi, “la vena giugulare” dell’antica Persia. Non è stata mai chiusa, proprio per tale motivo, neanche in caso di gravi conflitti come quello tra Iraq e Iran (1980 – 1988), o nel caso della Rivoluzione Islamica avvenuta tra il 1978 e il 1981.

 

N.B. Agenzia Stampa Italia rimane pronta a riprendere, in qualsiasi momento, l'aggiornamento in tempo reale se la situazione dovesse aggravarsi.

 

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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