(ASI) Senza musica non si vive, e si è capito in maniera inequivocabile quanta voglia abbia la gente di tornare a sognare: la musica è sogno. Anche per questo Rashmi Bhatt è motivatissimo, convinto di tornare a regalare sogni ai suoi fans.

Abbiamo intervistato il musicista indiano alla vigilia del Festival di World Music di Castiglione del lago con il  suo “The Turban Project” .

Rashmi è uno esponente di rilievo della world music, in Italia è considerato uno dei più conosciuti e amati percussionisti.

Nato in India, Rashmi è cresciuto a Pondicherry, città del sud est indiano, in un ambiente permeato da danza, teatro e l’arte del Tabla, le tipiche percussioni dell’India, che ha studiato sotto la guida del Maestro Sree Torun Banerjee.

“Ho aderito al festival  World Music che si fa a Castiglione del Lago poiché mi manca l’Umbria ed ho accettato l’invito degli organizzatori” ci fa sapere l’artista - a suonare con me ci saranno: Nour Eddine Fatty  il celebre musicista berbero da anni residente a Roma. Il primo musicista arabo che ha suonato davanti al Papa Francesco, e Maria Elena Bonetti una cantante toscana.

 

Leggendo la sua biografia lei ha suonato con dei monumenti della musica mondiale?

"Si, è vero. Ad esempio con Sting ex membro del gruppo inglese “Police”, ho fatto una tournée di 5 concerti in 10 giorni in tutto il mondo arabo: Dubai, Abu Dhabi e poi Beirut. Siamo stati anche in Africa occidentale: Senegal e in Mali. Senza dimenticare Shakira che considero  la principale esponente del pop latino.  A Milano ho suonato con Zakir  Hussain, il celebre percussionista indiano che ha iniziato il genere musicale 'World Music' negli 70 con la casa discografica ECM, insieme al celebre John Maclaughlin.

 

Come mai è molto legato all’Umbria?

Ho studiato all’Università degli studi di Perugia alla facoltà di lettere moderne con indirizzo storico artistico. Dopo Perugia ho vissuto a Firenze per 8 anni, ma il mio primo amore è l’Umbria ove ero il direttore artistico del Festival Percussionista per 10 anni. Vivo a Roma e viaggio in tutto il mondo per miei concerti ma la mia base è la città eterna. Mi piace ricordare una storia di vita quando ero studente a Perugia, ho conosciuto e andavo spesso alla mensa universitaria con mio amico Richard Zady e lui ci raccontava che voleva diventare diplomatico e noi lo prendevamo in giro dicendogli: vai a lavorare nei campi, invece ha realizzato il suo sogno e ora è un ambasciatore. Dopo 10 anni l‘ho incontro come ambasciatore della Costa d’Avorio in Italia alla raduno degli ex studenti dell'Università per Stranieri di Perugia. Passati 3 mesi mi chiama e dice caro Rashmi sono il nuovo ambasciatore nel tuo Paese, e poi  mi invita a suonare nella capitale della Costa D'Avorio, Abidjan  con il mio quartetto. Tutta la mia musica è basata sul dialogo interculturale tra i popoli del mondo, e una sinergia tra musica antica dell’India e la musica classica araba. 

 

Come nasce l’amore per la musica?

Mio padre suonava il sitar, mia sorella e mio fratello cantavano e quindi mancava un percussionista in famiglia. Sono andato a vivere da un maestro di musica che mi ha insegnato i segreti del mestiere del percussionista.

 

Come vede oggi la musica in italia dopo la pandemia dovuta al covid?

La musica si sta riprendo dopo quasi due anni di stop involontario, grazie all’aiuto del governo: i settori più danneggiati erano quelli dello spettacolo e del turismo. Il mio plauso va alle autorità italiane, che ci hanno dato un aiuto prezioso.

 

Lei é anche attore:  l’abbiamo visto recitare in tanti soap opera italiani. 

Si è vero, ad esempio nella serie tv medico in famiglia con Lino Banfi e Kabir Bedi, “Tutti pazzi per l’amore” con la regia di Riccardo Milani, “Nebbia in Val Padana ” con Renato Pozzetto per citare solo questi. 

 

Cosa gli ha dato l’Italia nella sua lunga permanenza nel Bel Paese?

Uno dei più preziosi regali è l’incontro con i grandi musicisti stranieri che risiedono in Italia e in Europa. Artisti di altissimo livello professionale e di questa opportunità sono molto grato all’Italia- Altrimenti non avrei mai avuto l’occasione di conoscere e suonare insieme a loro se fossi rimasto in India. Spero vivamente di tornare in Umbria per ricreare un festival di World Music come direttore artistico.

Laurent De Bai - Agenzia Stampa Italia

 

 

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