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(ASI) L’Italia nel 1940 disponeva del Radar, ma non lo usò. Il libro di Piero Baroni “La Guerra dei radar- Il suicidio dell’Italia 1935-1943”  è un’inchiesta giornalistica sui motivi, o cagioni, e sui moventi che determinarono la mancanza di tale prezioso supporto tecnologico, utilizzato, invece, sin dal 1939, da Inglesi e Tedeschi. Il titolo delle pagine seguenti dovrebbe essere: la guerra senza il radar. La quasi totalità delle pagine pubblicate in sessant’anni sull’Italia in guerra (10 Giugno 1940 – 8 Settembre 1943) sono state scritte in modo incompleto, inadeguato, capzioso e disinformante. Non tutto è stato documentato, analizzato, reso pubblico. Molto, anzi moltissimo, è stato, ed è, nascosto manipolato, alterato, intossicato, inquinato, misconosciuto, falsificato. Nella migliore delle ipotesi, trascurato, sottovalutato. Sarebbe urgente, soprattutto indispensabile, scrivere un “chi e che cosa” della guerra condotta dall’Italia per affermare inequivocabilmente, tassativamente “come sono andate davvero le cose”. “Lo scopo profondo della Storia” secondo lo storico tedesco Leopard von Ranke (1795-1886). La pagina più sconosciuta e negletta è quella del contributo fornito dagli scienziati e dai tecnici allo sforzo bellico. Un vuoto storiografico pauroso e premeditato. Manca totalmente una trattazione sistematica. Invano il ricercatore s’impegna con l’intendimento di reperire fonti coordinate, adeguate, degne di tale nome, onde esplorare la materia, individuarne lo sviluppo, ricostruirne il percorso, localizzarne gli esiti, denunciarne i ritardi, i limiti, elencarne i successi, individuarne i sostenitori, i detrattori, i sabotatori.

Informazioni, notizie, documentazioni (rarissime), sono frammentarie, dispersive, isolate e non trovano spazio nei ponderosi tomi ufficiali e ufficiosi quasi non fossero esistiti i Radiotelemetri (così all’epoca erano denominati i “Radar”, Radiolocators in inglese), gli intercettatori-disturbatori di emissioni di onde elettromagnetiche, oggi contromisure elettroniche, i motori a reazione e i motori a razzo, gli acciarini ecogoniometrici per guida automatica dei siluri sui bersagli, gli apparati all’infrarosso, gli apparati elettromeccanici di decrittazione. progenitori dei calcolatori elettronici, il radiogoniometro spaziale, l’Asdic, le macchine cifranti.
Non sono state affrontate le tragiche conseguenze causate da un lungo elenco di fattori:

-          Dalla mancata percezione dell’importanza strategica e tattica (oltre che politica in generale) insita negli apparati e nei sistemi ideati e sperimentati dagli scienziati e dai tecnici italiani tra il 1935 e il 1940 e ancora sino a tutto il 1942, da parte dei massimi vertici governativi e militari responsabili della preparazione, organizzazione, addestramento, equipaggiamento, conduzione delle Forze Armate in vista della guerra e conflitto durante;

-          Dalla cronica, perniciosa albagia degli alti ufficiali, generali e ammiragli, nell’ignorare, sminuire, ostacolare, irridere anche, il lavoro di studio, ricerca, sviluppo, progettazione e sperimentazione degli scienziati e dei tecnici, limitando l’assegnazione dei fondi finanziari e negando o centellinando il numero del personale addetto, giudicando superflue le soluzioni operative prospettate, se intuite, dai risultati raggiunti e valutando improduttivi i denari stanziati;

-          Dall’ostinata diffidenza dalla pervicace idiosincrasia dei massimi esponenti degli Stati Maggiori, dal 1935 e sino a tutto il 1942, nei confronti di quanto nel campo scientifico e tecnico (oggi si direbbe tecnologico) si proponeva e dimostrava concretamente, liquidando il tutto sprezzante come “futuribile” o frapponendo trappole burocratiche.

Infine la storiografia e la Storia non hanno adeguatamente considerato e valutato le conseguenze nefaste determinate a) dal mancato impiego bellico degli apparati pur già disponibili, ma ignorati dagli alti comandi e abbandonati e accatastati nelle cantine e nei sotterranei; b) dal ritardo e limitato impiego operativo ostacolato da prevenzioni, preconcetti, e da ordini assurdi, ma non casuali, del tipo ”di notte sul mare non si combatte”. La ricerca sviluppata nelle pagine seguenti, forse potrebbe persino apparire una requisitoria, dimostrerà che tra il 1936 e il 1942 l’Italia era ai massimi livelli scientifici e tecnici, non soltanto teorici, nulla avendo da invidiare a Inglesi, Tedeschi e Americani nel campo della Radio-Elettronica (il termine “elettronica” all’epoca non esisteva) e della Radiotelemetria; che solo il misconoscimento, l’ignoranza, la presunzione da parte di ben individuati ambienti militari e la grettezza utilitaristica di certe industrie impedirono e tardarono l’acquisizione di apparati avanzati e bellicamente straordinariamente efficaci, alcuni di essi esclusivi e prioritari nella concezione e nell’efficacia; infine, che la mancanza di tali apparati ha causato disastri, perdite, sconfitte decisive e irreparabili.


Davide Caluppi Agenzia Stampa Italia

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