Professionisti sanitari di origine straniera: un esercito bianco invisibile

(ASI) “Un esercito di professionisti, purtroppo invisibili per qualcuno. Invisibili perché in un momento in cui si parla solo di immigrazione clandestina, di discriminazioni, di razzismo, mancano politiche per l’integrazione da parte dei vari Governi, visto che ad oggi è stato prodotto poco.

Non si può partecipare ai concorsi senza avere la cittadinanza, anche quando si è medici o professionisti della salute e della sanità”: con queste parole i vertici dell’Amsi (Associazione Medici di origine Straniera in Italia) e di UMEM (Unione Medica Euro Mediterranea), hanno presentato le statistiche e i dati raccolti sui professionisti della sanità di origine straniera in Italia e in Europa.

Secondo le statistiche dell’UMEM, nei vari paesi europei ci sono circa 500 mila medici di origine straniera di cui 400 mila stabili e 100 mila mobili; la maggioranza dei medici è di origine araba.  Nel nostro Paese, il 65% dei professionisti laureati della sanità e della salute non ha cittadinanza italiana, in particolare quelli della seconda e terza fase dell’immigrazione, vale a dire a seguito della caduta del Muro di Berlino del 1989 e della cosiddetta Primavera Araba del 2011.

In Italia ci sarebbero, al momento, ben  77.500 professionisti della sanità di origine straniera, di cui 22 mila medici, 5 mila odontoiatri, 38 mila infermieri, 5 mila fisioterapisti, 5 mila farmacisti, 1000 psicologi, 1500 tra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici, fisici. Circa 2500 in attesa di riconoscimento del titolo di studio conseguito all’estero, nella patria d’origine o in altre nazioni e stati. L’80% di loro lavora in strutture private (cliniche, centri di Fisioterapia, centri Analisi, pronto soccorso, guardia medica, studi medici e poliambulatori privati), e solo il 10% esercita presso strutture pubbliche (in particolare pronto soccorso, medicina interna, area chirurgica). Questo a causa delle difficoltà ad inserirsi nel sistema pubblico perché molti concorsi sono riservati a cittadini italiani.

Questi sono in misura maggiore professionisti provenienti da paesi africani (principalmente da Camerun, Congo, Nigeria), paesi arabi (Siria, Libano, Palestina, Giordania, Egitto, Iraq, Tunisia, Marocco, Algeria, Libia), paesi dell’Est (Russia, Albania, Polonia, Romania, Ucraina, Moldavia, Croazia), paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Peru, Colombia) e  da altri paesi (America, Cuba, Israele, Cina, Giappone e Filippine, che hanno caratterizzato le tre fasi dell’immigrazione di massa nel nostro Paese tra il 1965 e il 2020).

Negli ultimi cinque anni si è registrata una tendenza particolare che ha visto il 35% dei professionisti stranieri tornare nei rispettivi Paesi di origine (in particolare paesi dell’Est e paesi arabi). Questi fanno parte di due categorie: i giovani precari e quelli in pensione, oltre quelli che hanno subito discriminazione e sfruttamento lavorativo nonché violenza verbale. Nello stesso periodo di tempo si sta registrando una diminuzione dell’arrivo di studenti stranieri e una diminuzione di professionisti, tranne che dall’Egitto, dalla Tunisia, dalla Siria e dal Messico.

Foad Aodi -  Agenzia Stampa Italia

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