Cina. Economia a gonfie vele nel primo trimestre, torna la fiducia internazionale

(ASI) L'economia cinese è cresciuta del 4,5% nel primo trimestre di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2022, toccando quota 28.500 miliardi di yuan (ca. € 3.773 mld). È quanto emerge dai dati pubblicati ieri dal Dipartimento Nazionale di Statistica, riportati da Xinhua.

Si tratta senz'altro di una buona notizia per il Paese asiatico, ma anche per i tanti mercati esteri, sia avanzati sia in via di sviluppo, che fanno affidamento alla sua tenuta e alla sua stabilità. L'accelerazione è evidente rispetto alla crescita tanto dell'intero anno scorso (3%) quanto del trimestre precedente (2,9%), e lascia supporre che l'obiettivo del 5%, fissato dal governo, sia assolutamente alla portata.

«L'economia nazionale cinese ha segnato un buon inizio quest'anno e le attese del mercato hanno registrato un miglioramento significativo», ha affermato il portavoce del Dipartimento Fu Linghui durante la conferenza stampa di presentazione dei nuovi dati, aggiungendo: «Nel primo trimestre la Cina ha garantito una transizione fluida nell'ambito delle politiche di prevenzione e controllo del Covid-19 in un arco temporale relativamente breve».

L'abbandono delle misure restrittive emergenziali, che avevano caratterizzato la gestione della pandemia tra gennaio 2020 e novembre 2022, ha impresso una spinta fortissima alla ripresa del Paese di mezzo, che finalmente è potuto tornare alla normalità, ripristinando pienamente la mobilità interna e riaprendo i confini nazionali agli stranieri.

Nel dettaglio, a guidare la ripresa - e ciò non sorprende - è il settore dei servizi, che nel primo trimestre ha contributo alla crescita del PIL per il 69,5%. «Un segno evidente delle operazioni economiche di questo periodo», come lo ha definito lo stesso Fu. Tra gennaio e marzo, infatti, la produzione a valore aggiunto dei servizi è aumentata del 5,4% rispetto al primo trimestre dell'anno scorso, con una «rapida espansione» dei comparti cosiddetti contact-based, come i viaggi e la ristorazione.

Nello stesso periodo, il settore soggiorno e ristorazione ha segnato un incremento del 13,6% su base annua, in netta controtendenza rispetto alla contrazione (-5,8%) registrata nell'ultimo trimestre dell'anno scorso. Stesso trend per le vendite al dettaglio dei beni di consumo (+5,8%), contro il dato degli ultimi tre mesi del 2022 (-2,3%). Se confrontati col primo trimestre dello scorso anno, inoltre, i volumi di trasporto ferroviario ed aereo sono cresciuti rispettivamente del 67,7% e del 68,9%.

Per quanto riguarda l'industria, tra gennaio e marzo, la produzione a valore aggiunto è aumentata del 3% su base annua, mentre gli investimenti in capitale fisso sono cresciuti del 5,1% evidenziando la crescente fiducia delle imprese nel medio-lungo periodo.

Secondo Fu, ci si dovrebbe attendere un secondo trimestre caratterizzato da un'espansione ancora più rapida della già positiva performance del primo, per poi osservare un possibile rallentamento nel terzo e nel quarto trimestre rispetto al secondo, essenzialmente per via dell'effetto base. Escludendo quest'ultimo dalle stime, secondo l'esperto, «la crescita nel corso dell'anno tenderà probabilmente a salire».

L'ottimismo è condiviso anche fuori dai confini. A livello istituzionale, con il Fondo Monetario Internazionale che ha recentemente stimato la crescita per il 2023 al 5,2%, cioè due punti decimali in più rispetto all'obiettivo generale indicato da Pechino a inizio anno. A livello imprenditoriale, con gli investimenti diretti esteri (IDE) attualmente operativi nella Cina continentale che sono cresciuti del 6,1% su base annua nel primo bimestre di quest'anno, per un volume complessivo di 268,44 miliardi di yuan (ca. € 35,54 mld).

La fiducia delle imprese straniere verso il mercato cinese, ed in particolare la sua ormai consolidata vocazione ai consumi interni di fascia medio-alta, è emersa plasticamente anche in occasione della terza edizione della China International Consumer Products Expo (CICPE), svoltasi dal 10 al 15 aprile scorsi a Haikou, nella provincia peninsulare di Hainan, con l'Italia ospite d'onore: 164 marchi - più del doppio rispetto alla precedente edizione - delle eccellenze tricolori hanno esposto i propri prodotti lungo i 1.800 metri quadrati di superficie espositiva previsti per il Belpaese, presentando il Made in Italy ai 320.000 visitatori che hanno raggiunto l'esposizione nei sei giorni di svolgimento.

Contemporaneamente a Guangzhou, nella vicina provincia del Guangdong, ha preso il via anche la classica Fiera di Canton, oggi nota col nome di Cina Import and Export Fair, giunta alla sua 133a edizione. Nel computo delle tre fasi ravvicinate previste dalla manifestazione - 15-19 aprile, 23-27 aprile e 1-5 maggio - si prevede la partecipazione di un numero record di ospiti stranieri da oltre 220 tra Paesi e regioni del mondo.

Malgrado le tensioni e le incomprensioni diplomatiche, insomma, la Cina si conferma mercato imprescindibile per l'Occidente, tanto più dopo la fine dell'emergenza pandemica: svolta che ha permesso al Paese di far ripartire i grandi interventi legislativi messi in cantiere nel corso degli ultimi otto anni, a partire dalla fondamentale riforma strutturale dell'offerta, per portare a compimento entro il 2035 il processo di modernizzazione complessiva di un'economia sempre più trainata dai consumi interni e da una classe media che, già oggi, è la più vasta al mondo.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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