(ASI) - Una delle mosse più importanti del nuovo governo è il “decreto dignità” che andrà a sostituire il vecchio “Jobs Act”, con il quale i contratti a termine avranno vita breve.

Si passerà dai 36 mesi a 12 mesi senza causale e dopo il primo anno, fino ad un massimo di 24 mesi complessivi. In caso di rinnovo e per i contratti oltre 12 mesi, tornano quindi le causali: temporanee e oggettive o per esigenze sostitutive connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria e per picchi stagionali. A ogni rinnovo i contratti avranno un costo dello 0,5% in più rispetto all'1,4% che già è a carico del datore di lavoro. La possibilità di prorogare i contratti a termine diminuirà da 5 a 4 volte e le nuove norme si applicheranno anche nei casi di rinnovo dei contratti attualmente in corso. In caso di licenziamento ingiusto, l’indennizzo per i lavoratori verrà aumentato del 50% e dovrà avere un minimo non inferiore a 6 mesi fino ad un massimo di 36 mensilità. Tali disposizioni non si applicano invece ai contratti stipulati dalla Pubblica Amministrazione per i quali continua ad applicarsi la disciplina anteriore all’entrata in vigore del presente decreto. L’obbiettivo sarebbe quello eliminare il precariato; queste sono le parole di Luigi Di Maio: “Sarà un primo passo in avanti però io so benissimo che il nostro intervento non potrà prescindere dall'abbassamento del costo del lavoro" e "questo nella legge di Bilancio ci sarà". Il decreto dignità ha passato l'esame del Consiglio dei ministri che lo ha approvato lunedì.

 Claudia Piagnani - Agenzia Stampa Italia

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