(ASI) L’Unione Europea valuta nuove contromisure economiche in risposta alla crescente pressione commerciale degli Stati Uniti e ai timori di rallentamento dell’industria europea.
Se ne torna a parlare a seguito delle recenti dichiarazioni dell’amministrazione americana sulla possibilità di mantenere o rafforzare dazi e restrizioni commerciali relativamente ad alcuni comparti strategici, in particolare acciaio, automotive e tecnologie avanzate.
Secondo i dati diffusi da Eurostat e dalla Commissione Europea, la produzione industriale di diversi Paesi europei ha mostrato segnali di debolezza già nel corso del 2025, con particolare attenzione verso Germania, Francia e Italia. La Germania, principale economia manifatturiera europea, ha registrato un rallentamento nel settore automobilistico e meccanico, comparti fortemente legati all’export internazionale.
Mentre in Europa il rallentamento industriale dell’Eurozona e il timore che nuove politiche protezionistiche statunitensi possano penalizzare ulteriormente le esportazioni europee, negli Stati Uniti invece, il dibattito politico ed economico si è concentrato sulla necessità di rafforzare la produzione industriale interna. L’amministrazione americana infatti, continua a sostenere misure politiche orientate e riportare gli investimenti e le catene produttive sul suolo nazionale.
La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha avviato quindi negli ultimi mesi una serie di consultazioni con gli Stati membri e con le principali industrie europee al fine di valutare possibili strumenti di risposta al rallentamento economico e ai timori di ulteriori politiche restrittive trumpiane. Tra le ipotesi discusse emergono nuovi incentivi industriali europei, unitamente a una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato con possibili misure commerciali di riequilibrio, ossia strumenti atti a compensare o contrastare effetti economici penalizzanti derivanti dai dazi. Ma non è soltanto l’Europa a monitorare da vicino la situazione: anche la Banca Centrale Europea osserva con attenzione gli effetti delle tensioni commerciali sull’economia continentale. Un ulteriore aumento dei dazi può infatti incidere sui prezzi, sulla crescita economica e sugli investimenti industriali, scenario molto preoccupante se messo in relazione con la crisi energetica geopolitica derivante dalle tensioni in Medio Oriente e alle oscillazioni del prezzo del petrolio e del gas.
Serve dunque mettere in atto una strategia politica, in grado di combinare diplomazia commerciale e sostegno industriale interno, in grado di sostenere le economie comuni attraverso una politica economica condivisa ed efficace.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia


