(ASI) Il 5 marzo 2026, nella Grande Sala del Popolo di Pechino, si è aperta la quarta sessione della XIV Assemblea Popolare Nazionale, il principale appuntamento politico annuale cinese. Alla presenza del presidente Xi Jinping e dei vertici del Partito Comunista, il premier Li Qiang ha presentato il rapporto sul lavoro del governo, tracciando la direzione economica e strategica del Paese per il 2026 e per il nuovo ciclo quinquennale.
L’assemblea, con quasi 2.800 delegati, ha rappresentato formalmente l’avvio della pianificazione del 15° Piano Quinquennale (2026-2030), documento centrale per comprendere le priorità della seconda economia mondiale. Il messaggio è chiaro: crescita più lenta, ma più controllata e qualitativa.
Il governo ha fissato per il 2026 un obiettivo di crescita del PIL compreso tra il 4,5% e il 5%, il livello più basso degli ultimi decenni. Una scelta che riflette un contesto interno ed esterno sempre più complesso: consumi deboli, tensioni commerciali con gli Stati Uniti e instabilità geopolitica globale, dal Medio Oriente allo Stretto di Taiwan.
Nonostante il rallentamento, Pechino punta a mantenere stabilità sociale ed economica. Tra gli obiettivi principali: disoccupazione urbana intorno al 5,5%, oltre 12 milioni di nuovi posti di lavoro, inflazione contenuta al 2% e crescita dei redditi in linea con l’economia. Sul fronte ambientale, è prevista una riduzione dell’intensità carbonica del 3,8% nel solo 2026, anche se gli obiettivi complessivi risultano meno ambiziosi rispetto al passato.
Il nuovo piano quinquennale segna un cambio di paradigma. Dopo anni di crescita accelerata, la Cina sceglie uno “sviluppo di qualità”, basato su innovazione, sicurezza economica e rafforzamento del mercato interno. Le priorità strategiche includono autosufficienza tecnologica, resilienza delle supply chain, transizione energetica e sviluppo delle cosiddette “nuove forze produttive”, come intelligenza artificiale, energie rinnovabili e tecnologie avanzate.
Parallelamente, emerge con forza il tema della sicurezza. Non solo economica, ma anche militare. Il governo ha annunciato un aumento del budget per la difesa del 7%, confermando la volontà di accelerare la modernizzazione dell’Esercito Popolare di Liberazione in vista degli obiettivi fissati per il 2027. Una decisione che riflette le crescenti tensioni regionali, in particolare sul dossier Taiwan, dove Pechino ha ribadito una linea dura contro qualsiasi spinta indipendentista.
Il rapporto evidenzia anche la volontà di rafforzare il ruolo internazionale della Cina, mantenendo però un equilibrio delicato tra apertura economica e autonomia strategica. In un mondo sempre più frammentato, Pechino mira a ridurre le dipendenze esterne senza rinunciare alla globalizzazione, ma ridefinendola secondo i propri interessi.
Tommaso Maiorca – Agenzia Stampa Italia


