Cina. La priorità è proteggere gli anziani, l'Anno del Coniglio dovrà avviare la ripartenza

xi cc(ASI) «Siamo entrati in una nuova fase della risposta al Covid-19. Restano alcune sfide difficili ma la luce della speranza è proprio di fronte a noi. Perseveranza significa vittoria». Sono queste le parole rivolte oggi, durante un collegamento video, dal presidente cinese Xi Jinping agli operatori sanitari e ai pazienti anziani del Primo Ospedale Affiliato dell'Università Medica di Harbin, nella provincia nord-orientale dell'Heilongjiang, e di altri istituti e case di cura sparsi nel Paese, in vista dell'imminente Capodanno cinese, in programma il 22 gennaio prossimo.

Mentre la popolazione si prepara a festeggiare l'ingresso nell'Anno del Coniglio, già da dieci giorni la malattia da Covid-19 è stata infatti ufficialmente declassata da infezione di Classe-A ad infezione di Classe-B, aprendo una nuova fase nel trattamento dell'emergenza con l'obiettivo di rilanciare l'economia dopo un anno tutt'altro che facile.

Malgrado le polemiche e i pareri controversi nel mondo, Xi ha ribadito l'adeguatezza delle misure più stringenti adottate nel corso degli ultimi tre anni, definite nei termini di una «scelta giusta» per affrontare il contagio nelle fasi più acute e pericolose dal punto di vista sanitario, permettendo alla Cina di resistere alle successive ondate epidemiche, caratterizzate dalla proliferazione delle varianti del SARS-CoV-2.

I numeri sembrano dargli ragione: dopo il primo massiccio focolaio di Wuhan nell'inverno 2020, i casi gravi e i decessi sono stati effettivamente ridotti al minimo in tutto il Paese. Tutto ciò - ha proseguito Xi - ha protetto la vita e la salute delle persone, consentendo di guadagnare tempo prezioso per preparare le mosse successive mirate ad ottimizzare la risposta e a ridimensionare la gestione del Covid. Ora, l'attenzione del governo si è spostata principalmente sui reparti per gli anziani e sulle case di riposo, dove il livello di guardia sarà ancora mantenuto piuttosto alto per evitare l'insorgere di focolai.

I festeggiamenti previsti tra il 21 e il 29 gennaio prossimi [gli ultimi due giorni coincidono con il fine settimana] saranno dunque un banco di prova importante per il gigante asiatico, pronto a tornare ad una prima, vera normalità dopo tre anni di pandemia. Collegato, qualche ora più tardi, in video con la piattaforma della stazione di Zhengzhou Est, nella provincia di Henan, Xi ha espresso i suoi personali auguri anche ai passeggeri presenti, ricordando loro, e di conseguenza a tutti i cinesi, di mantenere un consapevole livello di sicurezza durante i loro viaggi. Il presidente ha esortato le autorità locali a mantenere alta l'attenzione, non solo in tema Covid ma anche per quanto riguarda possibili eventi atmosferici estremi in alcune aree del Paese.

Gli spostamenti che avvengono - per turismo o semplicemente per tornare dalla propria famiglia - durante l'intera settimana festiva successiva al Capodanno rappresentano non soltanto un'occasione di riposo, svago e divertimento ma anche un importantissimo traino per il settore dei servizi: dai trasporti agli alberghi, dalla ristorazione all'intrattenimento. Proprio l'economia, particolarmente colpita nel 2022 dalle conseguenze della guerra in Ucraina, dalle recrudescenze pandemiche interne e da alcune pesanti calamità naturali, dovrà riprendere la sua marcia.

Con un tasso di crescita del PIL presumibilmente intorno al 3,2%, nettamente al di sotto dell'obiettivo indicato dal governo esattamente dodici mesi fa (+5,5%), l'anno appena conclusosi ha visto rallentare di parecchio il Dragone, che nel 2021 aveva messo a segno un lusinghiero +8,1%. Con la fine della politica zero-Covid, tuttavia, distretti industriali, porti ed interporti potranno tornare a lavorare a pieno regime, senza incorrere nel rischio di nuove chiusure. Senza più possibilità di lockdown locali, anche titolari e dipendenti di attività commerciali, e di servizi in genere, potranno sicuramente dormire sonni più tranquilli.

Nel 2023 Pechino è chiamata a: sveltire il processo di riforma in atto su vari fronti (giustizia, investimenti, aree-pilota di libero scambio ecc. ...); rilanciare il commercio estero e soprattutto i consumi interni, ormai da diversi anni traino della crescita del Paese; riprendere in mano tutti quei progetti, non solo infrastrutturali, previsti dall'iniziativa Belt and Road (BRI) che sono stati sospesi, del tutto o in parte, durante la pandemia.

I dati diffusi oggi dal Ministero del Commercio mostrano un quadro abbastanza confortante per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri (IDE). Nel 2022, infatti, i flussi di IDE stranieri verso la Cina continentale sono aumentati del 6,3% rispetto all'anno precedente, per un totale di 1.230 miliardi di yuan. Tradotto in dollari: incremento pari all'8% e totale di 189,13 miliardi. Tra i settori più dinamici in questo senso spiccano il manifatturiero (+46,1%) e l'hi-tech (+28,3%), mentre i più "attivi" Paesi d'origine degli investimenti nel 2022 sono stati Corea del Sud (+64,2%), Germania (+52,9%) e Regno Unito (+40,7%), con l'intera UE in crescita addirittura del 92,2%.

Garantire, anche attraverso l'importazione dall'estero (circolo esterno), la circolazione di prodotti e servizi di alta fascia ed attrarre investimenti stranieri in settori ritenuti fondamentali restano così gli obiettivi principali di un Paese che nei prossimi anni punterà moltissimo sul rafforzamento e sul miglioramento del proprio mercato dei consumi (circolo interno), già in forte ascesa grazie ad una classe media in continua crescita ma ancora distante dai livelli e dagli standard di spesa delle economie più avanzate.

Come emerge dal report Four Decades of Poverty Reduction in China. Drivers, Insights, for the World, and the Way Ahead, pubblicato congiuntamente dalla Banca Mondiale e dal Centro di Ricerca sullo Sviluppo (DRC) del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare lo scorso aprile, nei Paesi di antica industrializzazione alcuni particolari servizi (intrattenimento, trasporti e comunicazioni, immobiliare ed altri) assorbono mediamente il 70-80% dei consumi delle famiglie, mentre in Cina soltanto il 40-50%. Questo divario, fisiologico per un'economia di nuova industrializzazione come il gigante asiatico, dovrà essere colmato nella fase di transizione - attualmente in corso - verso un modello di sviluppo di alta qualità, traguardo indicato come prioritario da Xi Jinping per completare la «modernizzazione socialista» entro il 2035.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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