135282252 14607077568111n(ASI) Nella giornata odierna, il Dipartimento Nazionale di Statistica della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un rapporto suddiviso in 12 paragrafi, focalizzato sui principali indicatori economici e sociali, che fotografa in modo preliminare la situazione del Paese nel 2017, tenendo in considerazione il quadro generale della Cina continentale, ovvero l'intero territorio nazionale ad esclusione delle regioni amministrative speciali di Hong Kong, Macao e Taiwan.  Il documento spazia dalla situazione macroeconomica al commercio estero, dagli investimenti al welfare, dalla sanità all'ambiente, fornendo una sintesi piuttosto esauriente delle dinamiche di cambiamento che il Paese asiatico sta vivendo.
Il PIL, pari ad oltre 13.000 miliardi di dollari, viene confermato in crescita del 6,9% rispetto all'anno precedente, così come si ripropone in forte ascesa il settore dei servizi, che incide sul totale per il 51,6% contro il 7,9% del primario ed il 40,5% del secondario. I consumi contribuiscono al PIL per il 58,8% contro il 32,1% degli investimenti lordi ed il 9,1% delle esportazioni nette di beni e servizi. Il quadro macroeconomico ribadisce, così, tendenze ed orientamenti consolidatisi nel corso degli ultimi cinque anni, a partire dal peso assunto dal terziario che, dopo aver varcato nel 2015 la soglia del 50% in termini di valore aggiunto rispetto al PIL, si attesta sugli stessi ritmi di crescita del 2016.
L'industria, dopo una significativa flessione quadriennale, è tornata ad incidere proprio lo scorso anno, confermando le intenzioni del governo di rinnovare e riorientare le attività produttive, trasformando le filiere o sostenendole nell'avanzamento lungo le catene globali del valore. Continua invece la contrazione delle attività incluse nel primario, dove il solo compartimento del grano ha registrato un calo di 0,81 milioni di ettari di terreno coltivato: un dato che potrebbe essere legato sia all'aumento (+1,7%) dei migranti interni per motivi di lavoro [che comunque tiene conto soltanto di coloro che lavorano nel settore agricolo per non più di sei mesi all'anno, nda] sia all'aumento della popolazione urbana (+1,17%), ormai pari a 813,47 milioni di abitanti, ovvero il 58,52% della popolazione della Cina continentale, che conta complessivamente 1,39 miliardi di abitanti, in aumento di 7,37 milioni rispetto al dato di fine 2016. La disoccupazione è scesa ulteriormente, toccando quota 3,9% nelle aree urbane alla fine del 2017, per un calo pari allo 0,12% sul dato registrato alla fine dello scorso anno.
Il rapporto si concentra poi nel dettaglio sui risultati fin qui raggiunti dopo l'adozione della riforma strutturale dell'offerta, un insieme di importanti provvedimenti finalizzati alla semplificazione e alla detassazione per privati ed imprese, messi in campo principalmente per colmare il divario tra la qualità manifatturiera e le nuove esigenze dei consumatori. Il primo dato che balza all'occhio è il tasso di utilizzo della capacità produttiva, che nel 2017 ha toccato quota 77%, in aumento del 3,7% rispetto all'anno precedente, con picchi di crescita significativi nei settori estrattivi, dove l'efficienza e la sostenibilità degli impianti sono ormai diventati criteri fondamentali nel virtuoso percorso green intrapreso dalla Cina.
Sono così le nuove forze motrici della crescita economica a prendere il sopravvento. Crescono dell'11% rispetto al 2016 le industrie emergenti, ovvero i settori del risparmio energetico e della conservazione ambientale, delle nuove tecnologie dell'informazione, delle biotecnologie, dei beni di lusso, delle nuove energie, dei nuovi materiali e delle auto elettriche. Lo scorso anno, in Cina sono stati prodotti 130.000 robot industriali (+81% rispetto al 2016), 690.000 nuove auto elettriche (+51,2%) e 2,9 milioni di droni ad uso civile (+67%). Con la pesante riduzione fiscale degli ultimi anni a vantaggio delle imprese, inoltre, nel 2017 il gettito fiscale è aumentato del 10,7% mentre i profitti industriali sono cresciuti del 21% rispetto all'anno precedente. In particolare, i profitti delle imprese private sono aumentati dell'11,7%. Tra gli investimenti a capitale fisso, scendono rispetto al 2016 quelli nelle costruzioni (-19%), nel settore estrattivo (-10%) e nell'intermediazione finanziaria (-13,3%). Salgono invece vertiginosamente gli investimenti a capitale fisso nei trasporti e logistica (+14,8%), nella formazione (+20,2%), nella sanità e nei servizi sociali (+18,1%), nella conservazione idrica, ambiente e gestione impianti (+21,2%), nel leasing e servizi alle imprese +14,4%) e nella trasmissione informatica e tecnologia informatica e software (+12,8).
Per quel che riguarda la posizione sull'estero della Cina, il valore totale dell'import-export di beni è cresciuto del 14,2%. Nel dettaglio, i beni esportati sono aumentati del 10,8% mentre quelli importati del 18,7%, a conferma della costante emancipazione dell'economia cinese dal vecchio modello incentrato sull'alta intensità di manodopera finalizzata all'export di prodotti a medio-basso contenuto tecnologico. Il commercio estero cinese si estende un po' in tutto il mondo, ma risente di un benefico nuovo vento positivo nei Paesi coinvolti dall'iniziativa Belt and Road, dove cresce del 17,8% rispetto al 2016. Anche in questo caso, il valore totale delle esportazioni, sebbene superiore in termini numerici (4.304,5 contro 3.070 miliardi di yuan), cresce a ritmi inferiori (+12,1%) in confronto alle importazioni (+26,8%). Tra le destinazioni dell'export cinese, crescono soprattutto i partner del gruppo BRICS - col Brasile in testa (+35,2%) - e solo in misura minore Unione Europea (+12,6%), Stati Uniti (+14,5) ed ASEAN (+11,9), ma questi ultimi tre restano comunque i mercati più importanti in proporzione sul totale. Quadro quasi analogo tra le fonti dell'import cinese: crescono significativamente India, in primis, Brasile, Russia e Sudafrica, ma giocano un ruolo crescente Giappone (+16,3%) ed ASEAN (+22,8%).
A proposito dei servizi, invece, il valore totale del commercio estero cinese è in crescita del 6,8% rispetto al 2016. Nel dettaglio, malgrado il valore dell'import superi ancora quello dell'export, le esportazioni di servizi sono in aumento del 10,6% mentre le importazioni del 5,1%, evidenziando il crescente peso acquisito dal settore in Cina.
 
 
Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia