(ASI) Il termine Resortwear definisce una categoria di abbigliamento di lusso pensata per i viaggi, le vacanze e il tempo libero in località calde o di villeggiatura.
E’ nato negli anni ’20 negli Stati Uniti ed indicava originariamente le collezioni intermedie che le maison di moda pensavano per i clienti facoltosi che in inverno viaggiavano verso mete calde.
Pensare alla vacanza e alle spiagge fa venire in mente abbigliamento fresco, semplice e pratico. Invece no, non c’e’ solo questo, basta guardare foto dei profili di instagram che ci rendiamo conto che l’ abbigliamento delle vacanze estive e’ cambiato.
Sociologicamente, il Resortwear rappresenta la fluidificazione dei confini tra pubblico e privato, tra informale ed elegante tale da trasformarlo in un fenomeno culturale e di mercato da miliardi di dollari.
Mi spiego meglio, l’estate e le vacanze oltre a rappresentare il relax e lo staccare la spina possono essere dichiarazioni di status sociale ed economico.
In un'epoca in cui la nostra vita è costantemente documentata dagli smartphone, anche il tempo libero richiede la sua divisa ufficiale. L'abito da vacanza è diventato così il manifesto di una società che valuta l'individuo non solo per come produce durante l'anno, ma per come riesce a mostrare nel relax. E quindi si vedono in spiaggia caftani in seta dipinti a mano, borse in paglia intrecciata dai prezzi vertiginosi e ciabattine griffate.
Quindi anche l’ ombrellone ha perso la sua innocenza: vestirsi per il mare è diventato un palco della nostra identità.
Se anche l’ abbigliamento del relax è apparire ci possiamo tranquillamente domandare dove andremo a finire, forse la vera moda del futuro non sarà più comprarsi l'ultimo caftano firmato, ma avere il coraggio di andare al bar della spiaggia con le infradito spaiate, i capelli spettinati e nessuna storia da pubblicare.
Francesca Castellani - Agenzia Stampa Italia
*Jmmagiine creata con intelligenza artificiale Gemini di Google.


