(ASI) In Umbria si può assaggiare un antichissimo pane non lievitato ,fatto semplicemente di farina, acqua, sale e un pizzico di bicarbonato che non è una piadina ed è conosciuto con il nome di torta al testo. Si può ben dire che sia il protagonista delle tavole domenicali umbre ed anche dello street food.
Dai testi di storia ssi apprende che la torta al testo affonda le radici nel passato profondo,circa 2300 anni fa. Il nome principale deriva dal testum, il disco di terracotta o pietra refrattaria che gli antichi romani scaldavano sulle braci per cuocere le focacce. Molti storici della gastronomia vedono in questa ricetta un legame stretto anche con la pita bizantina, diffusa nel territorio durante il periodo del corridoio bizantino che collegava Ravenna a Roma.
Nata come "pane povero" alternativo a quello lievitato, veniva preparata nelle case dei contadini per sfamare rapidamente e con sostanza i lavoratori durante le grandi fatiche collettive, come la mietitura o la vendemmia.
Eppure, se attraversiamo questa regione, ci accorgeremo presto che basta fare pochi chilometri per sentirlo chiamare in modi completamente diversi.
Infatti nella città di Perugia e nella zona Lago Trasimeno viene chiamatoTorta al Testo, ma a Gubbio, Gualdo Tadino e Foligno Crescia , termine che richiama l’ atto del “crescere” sul fuoco. Invece spostandosi verso il confine toscano, come a Città di Castello il nome si addolcisce e si chiama Ciaccia e spesso prevede l’ aggiunta dell’ uovo. A Terni, Spoleto e Valnerina si mangia la Pizza sotto lu focu , nome evocativo dove impasto viene coperto dalla cenere calda. Rimanendo verso il territorio ternano, ad Orvieto e Todi si chiama Torta sul panaro cioè la torta su una lastra circolare utilizzato per la cottura.
Quindi stessi ingredienti, stesso cibo, tanti nomi.
Questo sta a dimostrare che l’ Umbria è una regione con tante micro-realtà e micro-identità.
La torta al testo va mangiata rigorosamente caldissima, tagliata a spicchi e aperta a metà, farcita da salumi, formaggi e verdure.
In vista dell’ arrivo della stagione calda avremo modo di assaggiare questa prelibatezza, all’ aperto dopo una passeggiata o in un pic nic o una gita in moto ed indipendentemente da dove la si mangi, e da come si chiama una cosa certa: è una delizia che rappresenta il gusto più autentico dell’ Umbria.
Francesca Castellani - Agenzia Stampa Italia
*Immagina generata con intelligenza artificiale Gemini di Google.


