(ASI) Jérez – Sprint del "Diluvio universale". Proprio così perché c’è un momento, nello sport, in cui la realtà smette di essere cronaca e diventa immagine. La undici giri di Jérez, flagellata dalla pioggia, è stata esattamente questo: un affresco vivente, degno del pennello di Michelangelo Buonarroti. Come nella volta della Cappella Sistina, il cielo oggi non protegge, giudica.
L’acqua inizia a cadere fitta sul circuito spagnolo, trasformando l’asfalto in un campo di sopravvivenza. I piloti non corrono, resistono, scivolano, alcuni si rialzano, mentre altri capitolano. È un lazzaretto moderno, dove ogni traiettoria può essere l’ultima.
Prima che il cielo si spezzasse, però, la gara aveva già raccontato un’altra storia. Álex Márquez si era preso la scena con autorità: con il sorpasso sul fratello Marc Márquez si mette in testa. Per diversi passaggi è stato lui il riferimento, poi il diluvio ha cambiato tutto, cancellando gerarchie e certezze: la sua gara si è complicata fino a costringerlo ad abbandonare il sogno di vittoria.
Acqua da tutte le parti anche in casa Aprilia dove Marco Bezzecchi, scattato dalla quarta casella in griglia, non è riuscito a partire al meglio: un tear-off perso da Álex Márquez è rimasto incastrato sotto la gomma posteriore, compromettendo l’intera gara. A tre giri dalla conclusione, con l’arrivo di una pioggia intensa, il pilota italiano ha deciso di rientrare ai box per montare la moto in configurazione da bagnato, ma è poi scivolato poche curve dopo il rientro in pista.
Gara sfortunata anche per Jorge Martín: partito bene dalla settima posizione, mentre si trovava in quarta piazza quando, nel corso del secondo giro, è stato costretto al ritiro a causa di un problema tecnico. E non è andata meglio a Lorenzo Savadori, in pista come wild card, coinvolto in una caduta provocata da Toprak Razgatlıoğlu, che lo ha costretto ad abbandonare la gara. Un long lap penalty per il turco che dovrà scontarlo nella lunga di domani.
In questo caos emerge una figura sola, quasi predestinata: Marc Márquez. Cade, sì, e anche per primo, ma la sua non è una resa: è un passaggio. Si rialza con la prontezza e l’istinto puro dei veri campioni; rientra ai box e comprende ciò che gli altri intuiscono troppo tardi. Cambiare moto non è una scelta: è un atto di fede. La seconda Ducati diventa la sua arca. E da lì, Márquez non si limita a salvarsi, domina. Primo posto per lui.
Dietro al moderno Noè, tra i pochi superstiti, ci sono Francesco Bagnaia e Franco Morbidelli .
Il 63, secondo sul podio, ha affermato: “Sono partito male, non avevo grip e stavo faticando molto, ma sapevamo che sarebbe stato difficile perché ieri abbiamo fatto una modifica importante che non siamo riusciti a provare e ci siamo presi il rischio, ma voglio lavorare per adattarla bene perché penso possa funzionare. Appena ho visto che ha iniziato a piovere ho sperato aumentasse per poter cambiare moto e cercare di anticipare di un giro la mossa degli altri. Forse avrei dovuto farlo ancora un giro prima, ma posso ritenermi soddisfatto, è stata una strategia che ha pagato. É stata una Sprint importante perché in entrambe le situazioni ho avuto modo di capire meglio dei punti importanti sul quale lavorare con il mio team stasera”.
Il terzo posto è di Morbidelli, il quale porta con sé qualcosa di diverso: uno sguardo che va oltre la pista.
A fine gara, le sue parole non celebrano il podio, ma chi lotta lontano dai riflettori. Così ha parlato ai microfoni di Sky: "Voglio dedicare questa rimonta a tutti quelli che soffrono, a tutti quelli che si sentono in difetto e in svantaggio o in difficoltà. Vorrei dire loro che non è vero che bisogna sempre continuare a spingere e a sperare, che la chance arriva e le possibilità ci sono per tutti. In questo momento di difficoltà e con questo risultato venuto dal nulla, il mio pensiero va a loro".
Nelle sue parole la competizione si scioglie e lascia spazio all’umanità. É nelle sue parole che il racconto sportivo di oggi incontra la letteratura, sembrando evocare “La solitudine dei numeri primi” dove esistenze scorrono vicine, parallele, senza mai toccarsi davvero. Perché in fondo, anche sotto lo stesso diluvio, ognuno corre la propria gara. E forse è proprio questo il punto: siamo tutti numeri primi. Vicini, osservabili, a volte persino allineati. Ma irrimediabilmente soli nel momento in cui conta davvero restare in piedi.
I RISULTATI DELLA SPRINT
Finisce così la gara: quarto posto per Brad Binder (Red Bull KTM Factory Racing KTM), quinto Fabio Di Giannantonio (Pertamina Enduro VR46 Racing Team), sesto Raúl Fernández (Trackhouse MotoGP Team), settimo Fabio Quartararo (Monster Energy Yamaha MotoGP Team), ottavo Johann Zarco (Castrol Honda), nono Luca Marini (Honda HRC Castrol). Chiude i primi dieci Alex Rins (Monster Energy Yamaha MotoGP Team). A seguire Enea Bastianini (Red Bull KTM Tech3), Pedro Acosta (Red Bull KTM Factory Racing), Augusto Fernández (Yamaha Factory Racing) e Diogo Moreira (Pro Honda LCR). Quindicesima piazza per Ai Ogura (Trackhouse MotoGP Team Aprilia). Dietro di lui Jack Miller (Prima Pramac Yamaha) e Fermín Aldeguer (Grecini Racing).
Non classificati Joan Mir (Honda HRC Castrol), Marco Bezzecchi (Aprilia Racing), Alex Márquez (Gresini Racing), Lorenzo Savadori (Aprilia Racing), Toprak Razgatlioglu (Prima Pramac Yamaha) e Joge Martín (aprila Racing).
Benedetta Orsini Federici - Agenzia Stampa Italia
*Foto MotoGP Press


