americalatina(ASI) Una delle aree del mondo più complesse e di più sofferta identificazione è certamente l'America Latina (Meso e Sud America).
Vediamo perché.

 

Il punto debole e nevralgico della storia di questo continente è il "prima", cioè tutto il lunghissimo periodo che precedette la conquista spagnola e l'evangelizzazione. Di tale periodo noi conosciamo solo la parte terminale, gli otto secoli prima dell'arrivo degli spagnoli e, per il Brasile, dei portoghesi.
Sappiamo ben poco, a dire il meno, dell'origine e delle fasi arcaiche delle civilta' precolombiane che hanno interessato soprattutto il Centro e il Sud America.
Generalmente si ritiene che il popolamento dei continenti americani si sia originato attraverso lo stretto di Bering e con popolazioni mongolidi provenienti dall'Asia ma non mancano opinioni diverse che vedono un popolamento dalla Polinesia e, addirittura, dai Sumeri.
Dal punto di vista etnico, appare evidentissima l'origine "mongolide" ed asiatica dei nativi di tutte le Americhe.
È difficile, per ora, andare oltre.

Le culture "precolombiane"

Mentre i nativi nordamericani, con la sola eccezione della cultura degli Anasazi o Popoli Ancestrali, costruttori di templi e diffusi nell'odierno sud ovest degli Stati Uniti, erano popoli nomadi che non raggiunsero un apprezzabile livello di civilta', il Centro America e la parte andina del Sud America produssero grandiose civilta', non prive peraltro di aspetti inquietanti, come i sacrifici umani, diffusissimi tra i Toltechi, gli Aztechi, i Maya e gli Inca e le altre cultute precolombiane, oltre all"uso della droga.
Oscillazioni anche notevoli esistono nella datazione della nascita delle prime civilta' .Una delle più remote e misteriose fu la civilta' di Tiahuanaco, nelle Ande e un'altra fu quella degli Olmechi, nell'odierno Messico di cui ci rimangono, tra l'altro, monumenti caratterizzati da teste umane che ritraggono soggetti con profili facciali "negroidi" che sembrano indicare un'area di irradiazione africana. È un caso unico in tutte le Americhe.
A queste seguirono le più famose civilta' dei Toltechi e degli Aztechi nell'odierno Messico, quella dei Maya più a sud e quella degli Inca, nell'area andina con irradiazione anche in Amazzonia.
Gli Aztechi parlavano la lingua nauhatl di tipo agglutinante cioè con il tema della parola che rimane inalterato dai suffissi che si giustappongono al tema, come se la parola fosse fatta "a pezzi". Esempi di lingue agglutinanti sono l'etrusco, il basco, l'ungherese e il turco che infatti non sono lingue indoeuropee dove non vi sono lingue agglutinanti ma flessive. Gli Inca parlavano il quechua, anch'essa agglutinante mentre i Maya parlavano la lingua maya.
Si trattava di culture di tipo sciamanico, favorito dall'uso di droghe. La coca era familiare tra gli Inca, mentre gli Aztechi e i Maya usavano il peyotl e altre piante e funghi allucinogeni.
Nel film "Apocalipto" di Mel Gibson, nel momento in cui gli indigeni che sono stati rapiti dai Maya vengono terribilmente sacrificati, si nota accanto al sacerdote carnefice e al sovrano, una specie di sciamano visibilmente in preda ad allucinogeni.
Non è questa la sede per un esame approfondito delle culture religiose delle maggiori civilta' precolombiane.
In genere, tutte queste religioni sono un mix di politeismo, sciamanesimo e animismo che si ispirano all'astrologia e al calendario rituale e che contemplano un largo uso di sacrifici umani e di sostanze "psicoattive" per ottenere stadi di coscienza non razionali, funzionali alla pratica sciamanica. Nella religione Maya e in quella Inca a queste caratteristiche si aggiunse la dualita' fondamentale "maschio femmina" che si esprime nel noto mito di Pachamama, la Madre terra, sposa e vedova di Pachamac. Il culto di questa "dea" si è diffuso in tutto il Sudamerica.

L'inculturazione.

Il cristianesimo è una religione rivelata che stabilisce un legame più o meno fecondo con le religioni e le culture che la precedettero. Questo legame deve esistere ma, come al solito, bisogna evitare gli errori contrapposti, tenendo presente che qui la materia è delicatissima.
In che consiste l'errore per difetto dell'inculturazione male intesa ? Consiste nell'accentuare il ruolo dell'inculturato, di chi riceve l'annuncio della Buona Novella e nel parificarlo a quello dell'inculturante.
In questo modo, questa, cioè la Buona Novella, viene adattata alla cultura e alla religione precristiana dell'inculturato a costo di snaturare l'inculturazione e di relativizzarla.
Si tratta dell'errore naturalistico in cui alla natura, cioè alla visione precristiana di quel determinato popolo viene sacrificata pressoche'  completamente la fede. 
L'errore per eccesso è svalutare la natura a vantaggio della fede.
Esistono entrambi i rischi ma oggi il Cristianesimo e l'Occidente sono afflitti dalla più terribile forma di persecuzione che si possa immaginare, vale a dire l'autopersecuzione.
Oggi l'errore di moda è quello per difetto.
E allora bisogna chiedersi : sono tutte eguali le culture, si perdoni il bisticcio, "inculturate" o ve ne sono alcune più in sintonia con l'annuncio evangelico e altre il cui rapporto con questo è più difficile e tormentato ?
Qui si tocca un nervo scoperto del "politicamente (o religiosamente) corretto" che, facendo leva sull'opposizione ad ogni forma di distinzione, considerata di per sé discriminatoria, assume una concezione astratta di inculturato nel processo di inculturazione. Quindi, in linea di principio del "politicamente corretto", tutte le culture "inculturate" sono uguali.
Non è cosi', ovviamente. Il cristianesimo è nato e si è affermato in un fecondo connubio con il diritto romano, la filosofia greca e lo spirito eroico dei giovani popoli germanici. Proviamo a immaginare come sarebbe il Deposito della Fede se essa fosse rimasta un fatto esclusivamente ebraico. Avremmo avuto l'immortalita' dell'anima ? Avremmo avuto la Trinita' e il concetto di Persona ? O i concetti di Paradiso, Purgatorio e Inferno, ben distinti l'uno dall'altro ?
Ma il "politicamente corretto" si accompagna anche ad una inquietante colpevolizzazione del Cristianesimo e dello stesso Occidente.
Oggi si commettono errori e contraddizioni oltre ogni limite. Uno di questi errori è confondere la persona con la malattia che, da un certo punto della sua vita, la affligge. E così si confonde l'Occidente con il male che oggi lo affligge e che è il terminale di un processo di perversione iniziato, grosso modo, con la Riforma protestante.

Cosa è accaduto dopo l'incontro dei conquistadores spagnoli con le culture precolombiane della Mesoametica e dell'America del sud ?
Quello che è certo è che gli spagnoli furono inorriditi dallo spettacolo dei sacrifici umani che erano sì diffusi in tutto il mondo ma che avevano la loro terra d'elezione in quella che si chiamò America Latina e in particolare tra gli Aztechi del Messico con il loro contorno di squartamenti, prelievi del cuore e decapitazione da parte dei sacerdoti drogati fino all'inverosimile e al getto dei cadaveri e delle rispettive teste dai gradoni dei templi, mentre una folla di adepti assisteva, non si sa se più o meno in trance dei sacerdoti sciamani, a questo "spettacolo".
C'è stata un'opera di rimozione psicologica di questi orrori con la distrazione sociologica e rivoluzionaria del mondo precolombiano e l'America del centro e del sud è diventata la terra di Pancho Villa, di Che Guevara, della teologia della Liberazione. Una gigantesca operazione manipolatrice ha addirittura poi completato l'opera, invocando la "leggenda nera" anticattolica dei feroci conquistadores che hanno fatto cessare con la forza delle armi questa vergogna che non ha scusanti e che addirittura hanno tutelato e protetto gli indios come ha fatto, tra gli altri, il domenicano Bartolome' de las Casas.
Quel passato orrendo andava non eliminato ma nascosto attraverso una "narrativa" che ha avuto successo.
E la narrativa era ed è questa: descrivere un cattolicesimo latino americano, non un retaggio latino americano perché il passato andava occultato e "riscritto". E allora ecco la favola dei buoni indios che incarnano un cattolicesimo "alternativo" a quello spagnolo, "di periferia", che col tempo si potesse sostituire a quello occidentale. Per farlo bisognava far dimenticare i sacrifici umani e i funghi allucinogeni.
Ci fu un rivoluzionario, gesuita, Juan Santos Atahualpa, che cercò invece di legare la rivoluzione con il passato Inca e sogno' di far rivivere un regno Inca in chiave rivoluzionaria. Si credeva la reincarnazione dell'imperatore Inca Atahualpa, l'ultimo prima della conquista spagnola.
Questa variante era forse quella che rispondeva di più alle profonde aspirazioni di una parte della popolazione india ma si rischiava di legittimare le civilta' precolombiane con il loro corredo impresentabile di massacri "rituali" e allora i rivoluzionari latinoamericani scelsero la strada di un "cattolicesimo" tutto terreno e "sociale" che combattesse comunque l'Occidente nelle sue due "incarnazioni', quella tradizionale, della Spagna e quella, contrapposta,  dei Padri pellegrini che avevano generato gli Stati Uniti.
Da questo terreno comunque antioccidentale si è sviluppata la mutazione genetica del cattolicesimo che ha dato vita alla "teologia della liberazione" e anche a quella "del popolo"   che, onestamente, non ne rappresenta una chiara alternativa. Qui il profilo sara' più sociologico che politico ma i parametri non cambiano molto. L'accento è posto anche qui sui "poveri" o, in modo più sfumato, sugli "esclusi".

È come se i "latinoamericani", non potendo rivendicare apertamente la propria identita' precolombiana, se non per aspetti marginali, anche se significativi, come la Pachamama, avessero affermato una versione polemica e antioccidentale del cristianesimo, fondata sul "popolo" , sul collettivismo, sulla visione terrena di una "liberazione" esclusivamente politica, per via rivoluzionaria, sulla negazione della ragione e sull'esaltazione di una carita' senza razionalita'. È come se questa fosse la "vendetta" dell'eredita' precolombiana sull'evangelizzazione spagnola. Il tutto col risultato di nauseare sempre di più tanti cattolici e portarli, sbagliando clamorosamente reazione, alla deriva "evangelical born again", cioè a quella sorta di sincretismo
tra correnti metodiste, pentecostali e pietistiche sorto nel Regno Unito e nella New England nella prima meta' del '700, accompagnato dalla focalizzazione della fede sullo Spirito Santo e dalla progressiva emarginazione del Verbo, cioè di Cristo e dal carattere "estatico" della liturgia.
A causa degli eccessi della teologia della liberazione e annessi e connessi e della nausea di tanti cattolici verso la visione unicamente terrena della fede, il bisogno di spiritualita' di tanti cattolici viene captato da queste correnti sincretistiche e revivalistiche del protestantesimo che si stanno, purtroppo, affermando nel mondo latino americano.
Questo pone un problema urgente e indifferibile: cosa fare per arrestare questo fenomeno che ha gia' prodotto la svolta brasiliana di Jair Bolsonaro ?
La "teologia della liberazione" è fallita e anzi ha prodotto l'invasione degli "evangelicals" nell'America latina.
Può la "teologia del popolo" porre riparo a questi inconvenienti ? Qui si gioca il Pontificato di Jorge Mario Bergoglio.
Il teologo argentino Juan Carlos Scannone, uno dei punti di riferimento di Papa Bergoglio, nell'articolo su https://formiche.net/2020/12/francesco-scannone-civilta-cattolica-teologia/0, afferma che i"poveri" hanno oggettivamente l'inclinazione ad appartenere al popolo più di chi professa la cultura liberale e individualista.
In fondo, non c'è molta differenza dall'"opzione preferenziale per i poveri" della teologia della liberazione.
Senza voler approfondire il discorso su questo argomento, c'è una censura verso tutto ciò che non è "azione politica rivoluzionaria" e dalla contrapposta, ma pur sempre "legittimata" ideologia liberale e liberista. Per l'"ecclesialmente corretto" non deve esistere altro.che il "pauperismo rivoluzionario" "cattolico" e il liberismo. Ma i "poveri" vanno sollevati dall'indigenza e cessare di essere poveri o devono rimanere poveri perche' così sarebbero incorrotti ? E siamo tutti certi che i poveri siano tutti distaccati dalle ricchezze e solo i ricchi ne siano tutti schiavi ? E comunque c'è tutto un orientamento economico fondato su un'economia mista e sulla collaborazione tra capitale e lavoro che animo' ad esempio il miracolo economico italiano degli anni '50 che optava per una via intetmedia. A questo modello si ispirava e si ispira la dottrina sociale della Chiesa.
Ma oggi si grida al "populismo" e al "corporativismo" e bastano queste parole a bloccare qualunque riflessione.
E quindi, grazie a queste parole "talismaniche", o pauperismo rivoluzionario o li berismo.
È come se l'unica alternativa ammissibile, quella liberista con ie conseguenti implicazioni "libertine" in morale, potesse contribuire a "nobilitare" e a legittimare ulteriormente la polarita' rivoluzionario pauperistica.
Queste posizioni sembrano "moderne" e all'avanguardia : l'idea di una religione tutta terrestre, di un "paradiso" immanente e di un messianesimo rivoluzionario soprattutto antiromano, in un contesto che accentua fino all'inverosimile il popolo a discapito della persona. E invece è contro questo messaggio che Gesù, di fronte al prefetto Pilato, pronunciò la frase "il mio Regno non è di questo mondo" (Giov., 18, 36), inasprendo l'odio dei sadducei, materialisti, dei farisei, progressisti e attaccati alla lettera della Legge e dei fanatici Zeloti, i terroristi e rivoluzionari dell'epoca. La storia si ripete e quello che sembra nuovo è ritorno al passato.
Questa sembra la risposta di un certo mondo latino americano all'evangelizzazione che ha dato vita però anche e soprattutto a Santa Rosa da Lima nel cui nome va rigenerato il cattolicesimo latino americano

Giuliano Mignini per Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

 

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