(ASI) Donald Trump è stato recentemente candidato al Premio Nobel per la pace 2021 per il suo ruolo nell’accordo fra Israele ed Emirati Arabi Uniti, che verrà firmato domani alla Casa Bianca.

 

La candidatura è stata proposta dal parlamentare norvegese Christian Tybring-Gjedde, il quale ha apprezzato l’impegno del presidente americano nel risolvere i conflitti globali, come quello fra India e Pakistan o quello fra le due Coree.

La notizia, che ha lasciato sconvolte molte persone a causa dell’indecifrabile personalità del presidente, non dovrebbe invece sorprendere più di tanto a causa di due semplici motivi: la politica di Trump non incentrata sulla guerra e la candidatura in passato di presidenti ben peggiori di lui.

A sostegno di ciò, il parlamentare Norvegese ha dichiarato che “Il comitato dovrebbe guardare ai fatti e giudicarlo su quelli, non sui suoi comportamenti. Ci sono persone che hanno ricevuto il Premio Nobel per la pace negli ultimi anni che hanno fatto molto meno di Donald Trump: ad esempio Obama non ha fatto nulla”.

Barack Obama fu l’ultimo presidente a vincere il Premio Nobel per la pace nel 2009. Gli fu assegnato “per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli”, grazie ai suoi appelli per la riduzione degli arsenali nucleari.

Tanto fumo e niente arrosto poiché gli appelli che aveva promesso all’inizio della sua carriera non furono mai rispettati.

26.172 sono le bombe che il presidente Obama lanciò nel 2016 in sette paesi diversi: Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Somalia e Pakistan: ovviamente in questo conteggio comunicato dal “Council on Foreign Relations” non sono calcolate le operazioni segrete che Obama ha dispensato per il mondo. Oltre ad essersi aggiudicato il titolo di “Presidente con più bombe sganciate”, dobbiamo aggiungere che Obama è stato il Presidente Usa che ha autorizzato il maggior numero di vendite d’armi in Medio Oriente nella storia americana.

Oggi, la politica americana di Trump, si fonda più sugli scambi commerciali che in azioni militari all’estero.

Il bilancio dei primi tre anni di presidenza Trump è il ritratto di un’amministrazione che ha rispettato gli impegni per i quali era stata eletta, riassumibili nello slogan “America First”.

Dall’inizio della presidenza infatti, i tre indici del principale mercato azionario mondiale (S&P 500, Down Jones e Nasdaq) sono migliorati in media di oltre 50%, più del doppio di quanto registrato dai presidenti americani dal 1928.

Anche la politica dei dazi, criticata fortemente dal mercato cinese, ha indubbiamente consolidato l’economia americana.

La decisione di non fare guerra ha confermato il legame fra Trump e il settore industriale americano, penalizzando però i rapporti fra le banche e le industrie belliche, da sempre propensi ad incentivare i conflitti esteri per accrescere i propri profitti.

Prima di lui solo Kennedy aveva incentrato la sua politica sul progresso commerciale piuttosto che sui conflitti in medio oriente e proprio per questo venne ucciso.  

In vista dei risultati, ad alcuni potrebbe comunque spiazzare vedere Trump ricevere il Nobel per la pace, ma sapere che il Premio è stato precedentemente consegnato ad Obama, elimina lo stupore.

 

Tommaso Maiorca - Agenzia Stampa Italia