Ranucci: Ruotolo (Pd), quadro inquietante, è attacco alla democrazia, ora arrivare fino ai mandanti 

(ASI) "C'è un giudice a Berlino. Ed è una buona notizia. Le indagini sull'attentato a Sigfrido Ranucci fanno emergere un quadro inquietante e riportano alla mente una storia che in Campania conosciamo fin troppo bene.

L'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma, affidata ai carabinieri dei Nuclei investigativi di Roma e Frascati, ha già portato all'esecuzione di quattro misure cautelari e alla ricostruzione delle modalità dell'attentato. I rilievi tecnici hanno accertato che per colpire il giornalista di Report è stata utilizzata gelatina da cava, un esplosivo dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo dell'esistenza di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente. Se sarà confermato il coinvolgimento di esponenti legati al clan dei Casalesi, saremmo di fronte all'ennesima dimostrazione della pericolosità di un'organizzazione criminale che, più di ogni altra, ha scelto negli anni di colpire e intimidire i giornalisti. Gli inquirenti sono convinti che il commando abbia agito su commissione, su mandato di terze persone ancora non identificate, dietro compenso economico. Secondo l'ipotesi investigativa, ai presunti esecutori sarebbero stati garantiti fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e persino la pianificazione di una possibile fuga all'estero. Il clan dei Casalesi ha sempre considerato il giornalismo d'inchiesta un nemico da abbattere, perché raccontare la verità significa spezzare il muro dell'omertà e mettere in discussione il potere mafioso. Basta ricordare le minacce e le condanne pronunciate contro Roberto Saviano, le intimidazioni subite da Rosaria Capacchione, Sandro Ruotolo e Marilena Natale: giornalisti costretti da anni a vivere sotto scorta per aver semplicemente svolto il proprio lavoro, quello di informare i cittadini. L'attentato a Sigfrido Ranucci non è soltanto un attacco a un giornalista o alla trasmissione Report. È un attacco alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a conoscere fatti, nomi e responsabilità. Per questo è fondamentale che si arrivi fino ai mandanti. Perché colpire un giornalista con il tritolo significa tentare di intimidire l'intera democrazia. E una democrazia degna di questo nome non può arretrare di un millimetro di fronte alle mafie".  Così in una nota Sandro Ruotolo, responsabile Informazione, Cultura, Culture e memoria nella segreteria nazionale del Pd.

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