Trump gioca a pallini con l'Italia ...

(ASI) Riceviamo e ,Pubblichiamo -  "Che gli americani non se ne andranno dall'Italia, ahimè, neppure con le cannonate, è chiaro a tutti. E io l'ho già scritto in più di un'occasione. D'altronde, vi sembra intenzionato a lasciare al proprio destino lo Stivale un Paese che mantiene in Italia un ambasciatore dotato di uno yacht extralusso da quasi 500 milioni di dollari, lungo 117 metri e largo 30, con a bordo una quarantina di marinai e che, quando non si trova a Villa Taverna, se ne va in giro per i porti italiani a fare pubbliche relazioni, tanto sul piano politico quanto su quello economico?

Credo proprio di no.

E allora perché, al ricevimento per il 250º anniversario dell'indipendenza americana, svoltosi ieri sera tra il palco e il barbecue allestiti nel parco dell'Ambasciata degli Stati Uniti, c'erano tutti, ma proprio tutti, i politici che contano all'interno della maggioranza, ad eccezione di Giorgia Meloni?

Forse temevano che i rapporti tra Washington e Roma fossero in crisi?

Di certo no. E allora?

Semplice: con la loro presenza volevano garantirsi un posto nel futuro esecutivo del 2027. Perché i giochi, per chi non l'avesse ancora capito, sono già stati fatti.

E a Giorgia tutto si può dire fuorché che sia scema. E lei lo sa che con il tycoon è definitivamente finita: Trump non vuole alleati, ma fedeli, come egli stesso ha descritto in chiave negativa la Meloni.

Chi delude Trump non trova più grazia ai suoi occhi. È sempre stato così. E se qualcuno volesse citarmi il caso di Elon Musk, dovrebbe prima ricordare che il patron di Tesla e SpaceX non è un comune mortale, ma un plurimiliardario che ha tra le proprie mani una parte della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Dunque Trump fa sempre buon viso a cattivo gioco, ma soltanto quando ha di fronte dei fuoriclasse, non uomini e donne comuni.

Per lui il percepito conta più della verità. E quel ditino della Meloni, alzato innocentemente secondo la più tipica gestualità italiana, ma raccontato da parte della stampa quasi fosse una filippica rivolta al presidente americano, deve aver irritato non poco la Casa Bianca. Così Trump ha iniziato a giocare, sull'aiuto o meno dell'Italia nella guerra contro l'Iran, come un prestigiatore che fa sparire e ricomparire palline davanti agli occhi dei bambini, alimentando il caos mediatico al quale stiamo assistendo e che ha spinto gran parte della nostra classe politica, imprenditoriale e dirigente ad accorrere a Villa Taverna.

Non è un caso, dunque, che la Meloni, proprio in questi giorni, abbia lanciato una sorta di OPA sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica, quasi a candidare sé stessa a diventare la prima donna al Quirinale nella storia della Repubblica italiana. Non comprende, però, che questo ruolo potrebbe non spettarle, proprio per come sta tirando il vento e per come soffiano su di esso quelli che, a suo dire, restano i veri padroni dell'Italia: gli Stati Uniti. Questi ultimi potrebbero infatti vedere di buon occhio, sul Colle più alto, un Lorenzo Fontana, se si volesse privilegiare una scelta più politica, salvando anche la faccia alla Lega con il suo primo Presidente della Repubblica, oppure un Gianfranco Paglia, se si preferisse una narrazione più coerente con l'universo politico vannacciano.

Anche l'opposizione lo sa.

Ecco perché l'unico esponente presente tra le sue fila era Matteo Renzi, mentre Giuseppe Conte, che pure durante il primo mandato di Donald Trump aveva instaurato un rapporto personale con il presidente americano — basti ricordare il celebre appellativo «Giuseppi» —, pur richiamato da Paolo Zampolli per la propria assenza, ha preferito disertare il ricevimento, probabilmente per accreditarsi come alternativa nel quadro politico successivo al 2027, giacché il centrosinistra, proprio grazie a Vannacci, non dovrebbe toccare palla.

Infatti non credo che il Generale correrà da solo. Al di là delle ben note muine di Forza Italia e, in parte, della Lega e di Fratelli d'Italia, a mio parere anche in questa tornata elettorale il centrodestra correrà unito, con l'intesa che la poltrona di presidente del Consiglio spetterà a chi, all'interno della coalizione, otterrà anche un solo voto in più degli altri; dunque a Roberto Vannacci che, se oggi viene accreditato tra il 7 e il 10%, con molta probabilità, entro maggio 2027 potrebbe perfino superare il record del Movimento 5 Stelle, che nel 2018 raggiunse il 32%. E ciò non tanto perché andrà a travasare i bacini elettorali della Lega e di Fratelli d'Italia, quanto perché, secondo i trend, dovrebbe riportare alle urne buona parte di quegli elettori che finora hanno disertato il voto.

D'altronde, per chi non lo ricordasse, uno degli slogan di Beppe Grillo che mobilitò le folle fu la promessa di sottoporre a referendum l'uscita dell'Italia dall'euro, proposta per la quale, evidentemente, buona parte dell'elettorato riteneva credibile il comico genovese, salvo poi rimangiarsi tutto. Così come il «Prima gli italiani» di Matteo Salvini valse alla Lega, nel 2019, il 34% alle elezioni europee; così come il radicale «Cambiamo l'Italia per cambiare l'Europa» consentì al Partito Democratico di Matteo Renzi di raggiungere il 40% alle elezioni europee del 2014; e, sempre alle europee, questa volta però nel 2024, lo slogan «Io sono Giorgia!», cioè la donna vera del popolo, o «Con Giorgia l'Italia cambia l'Europa», permise a Fratelli d'Italia di conseguire il proprio record storico con il 28% dei consensi. Salvo poi che tutti costoro deludessero il proprio elettorato, pagandone inevitabilmente il prezzo.

Il popolo, dunque, ha bisogno di messaggi semplici, tranchant e radicali per affrontare questioni ormai divenute ataviche, sulle quali ha votato partiti e maggioranze che, una volta al governo, hanno sistematicamente fatto il contrario di quanto promesso. È per questo che oggi ci si attende da Vannacci un intervento deciso sul tema dell'immigrazione, non perché lo dica o lo faccia Trump negli Stati Uniti, ma perché milioni di italiani sono ormai stanchi di una classe politica che si è dimostrata incapace di governare non solo i flussi migratori, ma anche l'accoglienza, le ricadute sull'ordine pubblico e quella guerra tra poveri che inevitabilmente incide sui salari, sulla disponibilità di alloggi, sui servizi e, più in generale, sul welfare.

E tale problematica, essendo ormai di carattere epocale, non rappresenta una priorità soltanto italiana, ma mondiale. Ecco spiegato perché le destre avanzano praticamente ovunque. Altro che influenze russe o americane: il popolo è semplicemente stufo ed è disposto a credere a chiunque sembri affrontare questi temi con serietà e, soprattutto, con la volontà di giungere finalmente a una soluzione definitiva."

Lorenzo Valloreja

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